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Da una ricerca del Censis per Assindatcolf emerge la difficoltà di un buon numero di famiglie nel sostenere nel lungo periodo una spesa legata a bisogni di non autosufficienza

Il ricorso a una badante che si occupi di un congiunto non autosufficiente è spesso una scelta obbligata per le famiglie italiane. Ma se il ricorso a questo genere di aiuto è necessario, la sostenibilità della spesa per lo stipendio della badante sul lungo periodo non è sempre garantita, andando ad incidere in maniera significativa sul bilancio familiare.

E’ questa una delle evidenze emerse dai risultati della ricerca Colf, badanti e baby sitter: una spesa irrinunciabile, ma quanto sostenibile? realizzata dal Censis per Assindatcolf, che è stata presentata nelle scorse settimane da Andrea Toma, responsabile dell'area Economia, Lavoro e Territorio del Censis, e discussa da Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, Teresa Benvenuto, Segretario nazionale di Assindatcolf, e Luisa Gardella, Consigliere di Assindatcolf.

Il campione
Il Censis ha analizzato un campione composto da famiglie datrici di lavoro associate a Assindatcolf: di questo campione, il 20% è formato da famiglie che hanno assunto un lavoratore con mansioni di badante. Andando ad analizzare questi dati, emergono alcuni numeri interessanti per farsi un’idea del fenomeno.

Chi sono i/le badanti
Innanzitutto, nell'84,9% dei casi il o la badante è una persona di origine straniera. Nel 67,1% dei contratti è prevista la convivenza con il datore di lavoro.

La necessità per un familiare
Il datore di lavoro della badante è in genere chi ha familiare non convivente da assistere, ma è impossibilitato a farlo in prima persona (38,2%). Una urgenza vissuta soprattutto dalle famiglie composte da persone di 51-60 anni: in questo caso la percentuale sale al 67,8%.
Una quota rilevante di persone con età compresa fra i 61 e i 75 anni, pari al 24,2%, indica la propria inadeguatezza, anche non lavorando, nel sostenere e assistere la persona con cui vive e che necessità di cure.

La necessità per se stessi
Nel 30,1% casi, il datore di lavoro di una badante vive da solo
e ha bisogno di una figura in grado di pensare sia alla casa che alla cura della persona. Si tratta di una condizione comune al 74,3% degli over 75 presenti nel campione.

La spesa media mensile per la badante
La ricerca ha rilevato che mensilmente le famiglie spendono per il/la badante intorno ai 1.200 euro.
Questa cifra viene ritenuta sostenibile solo dal 31,4% delle famiglie del campione. Un terzo dei nuclei familiari che trovano il costo eccessivo per le loro tasche si dice consapevole del fatto che in futuro i loro bisogni di assistenza tenderanno ad aumentare.

Sosostenibilità della spesa
Il 23,1% giudica insufficienti le entrate
previste e tali da permettere di mantenere il livello attuale di supporto da parte di una badante e il 5,1% spera invece nella temporaneità della condizione di bisogno e nella possibilità quindi di veder cessare l’urgenza.

Considerazioni
Dai risultati di questa ricerca possiamo trarre le conclusioni che le famiglie italiane sembrano del tutto consapevoli del fatto che la spesa per l’assistenza di un familiare non sia una voce “opzionale” o derogabile, essendo legata agli aspetti della non autosufficienza o all’età (quest’ultima, peraltro inesorabilmente in progressione). Questa necessità avanza però di pari passo alla costante difficoltà dei nuclei a sostenere una spesa che richiede risorse importanti, sulle quali non tutti possono contare.  

Sulla sostenibilità di questa spesa, commenta Andrea Zini, presidente di Assindatcolf: «Quando è la famiglia a modulare la richiesta di assistenza in base alla propria capacità economica, il costo risulta per la maggior parte sostenibile. Al contrario, quando si deve far fronte a una condizione di non autosufficienza, soprattutto quando questa si manifesta improvvisamente, viene meno la possibilità di organizzare il servizio in base alle disponibilità economiche, poiché la domanda di assistenza diventa direttamente proporzionale alle necessità. È a questo punto che le famiglie entrano in affanno economicamente e il costo diventa insostenibile. Considerato che il lavoro domestico è diventato a tutti gli effetti un vero e proprio pilastro del welfare di questo Paese, riteniamo necessario e urgente un intervento da parte dello Stato affinché siano previste agevolazioni alla regolare assunzione che permettano alle famiglie di risparmiare sui costi. Allo stesso tempo è importante che i bisogni di assistenza domestica entrino a pieno titolo nelle valutazioni per la formulazione dei progetti di assistenza individuale integrati (Pai)», ha concluso Zini.

Per approfondire:

Il report completo

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Redazione

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