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Un articolo di Repubblica ha messo in luce come alcuni licei italiani vantino, come elementi attrattivi per nuove iscrizioni, anche l’assenza nei loro istituti di disabili, stranieri, nomadi, tra i loro studenti

Da sempre siamo convinti che pochi spazi come la scuola rappresentino il luogo nel quale i cittadini di domani possano costruire proficuamente una idea di se stessi e degli altri nella quale la diversità sia un valore, un elemento che arricchisce e che fa parte di ciò che ci circonda. Confrontarsi con la diversità significa crescere, significa arricchirsi, significa, in definitiva, imparare: e qui si raggiunge il vero compito della scuola.

Stupisce, quindi – o meglio, indigna – quanto è emerso da una inchiesta di Repubblica, rispetto alla auto presentazione di alcune scuole superiori italiane, nelle quali emergono degli atteggiamenti discriminatori. L’autore dell’articolo ha effettuato una verifica su documenti pubblici e presenti nel portale istituzionale “Scuola in chiaro” del Ministero dell’Istruzione, analizzando  il Rapporto di autovalutazione di alcuni licei, ovvero un documento redatto dalla singola scuola con lo scopo di farsi conoscere ed orientare ragazzi e famiglie nella scelta dell’istituto.
Orbene, sono emersi alcuni casi di licei che hanno indicato tra gli elementi distintivi della propria offerta – il fatto di non ospitare ragazzi di origine straniera, poveri e disabili, indicandoli come elementi che favorirebbero “la coesione” e “l’apprendimento".
 
Tantissime sono state le reazioni critiche; il Ministro Fedeli è intervenuta con forza sull’accaduto, dichiarando  che Le scuole che, per attrarre studenti, "descrivono come un vantaggio l'assenza di stranieri o di studenti provenienti da zone svantaggiate o di condizione socio-economica e culturale non elevata" violano i principi della Costituzione e travisano completamente il ruolo della scuola, annunciando la richiesta di un monitoraggio dei RAV da parte dell’INVALSI e annunciando provvedimenti.

Sulla questione Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap dichiara: “Riteniamo gravissimo che proprio quei luoghi che dovrebbero rappresentare il luogo primario di promozione dell’inclusione e di rigetto della discriminazione siano invece i veicoli del pregiudizio e dello stigma.  Sono episodi che riportano indietro le lancette di decenni, che provocano repulsione non solo per l’ignoranza che non dovrebbe albergare nella scuola, ma anche l’insulto a milioni di persone con disabilità e loro familiari. Sì, molta strada è stata percorsa, ma di fronte a questi rigurgiti discriminatori comprendiamo che ce n’è ancora molta davanti a noi.”
Prosegue Falabella: “Il retropensiero, subdolo e strisciante, che i bambini con disabilità siano un ostacolo è emerso in modo esplicito. E questo è gravissimo. Bene ha fatto il Ministro Fedeli –a replicare immediatamente con una propria dichiarazione ufficiale di condanna e ad attivare un attento monitoraggio dei Rav in riferimento a questo tipo di episodi.”

 Redazione