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Nelle scuole è prevista la figura dell’assistente materiale e dell’assistente ad personam. E’ molto difficile, però, avere assistenza specialistica, soprattutto di tipo infermieristico

Quando si parla delle figure di assistenza nelle scuole, si fa riferimento a professionalità e ruoli anche molto eterogenei e non di rado vige molta confusione.

Sono generalmente previste due figure di assistenza: l’assistente di base igienico personale, che fornisce assistenza di tipo materiale e l’assistente all’autonomia e comunicazione, chiamato anche ad personam. Il primo compito rientra nelle funzioni del collaboratore scolastico, il secondo, espressamente previsto dalla L. 104/92, è ricoperto da professionalità anche molto diverse, sia perché individuati in relazione alle specifiche difficoltà degli alunni, sia perché in possesso di titoli formativi non univoci. Ciò è reso ancora più intricato dal fatto che i criteri di reclutamento e formazione del personale sono delegati agli Enti Locali e, quindi, possono essere anche piuttosto eterogenei.

La questione diventa ancora più complicata nelle situazioni in cui si richiedono interventi di assistenza di tipo specialistico. La nota del MIUR n. 3390/01  sottolinea che è compito dell’ente locale fornire assistenza specialistica, come secondo segmento della più articolata assistenza all'autonomia e alla comunicazione: si tratta di figure quali ad esempio l'educatore professionale, l'assistente educativo, il traduttore del linguaggio dei segni o il personale paramedico e psico-sociale (proveniente dalle ASL), che svolgono assistenza specialistica nei casi di particolari deficit.

E se vi è necessità di assistenza di tipo infermieristico? La L. 104 fa esplicito riferimento alle situazioni in cui si richiedano interventi assistenziali di tipo permanente,  continuativo  e globale  e sottolinea la necessità di una programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio-assistenziali ecc. Tuttavia, se le altre figure di assistenza sono spesso presenti, riuscire invece ad avere la presenza di un infermiere a scuola è davvero difficile.

Esistono deficit e patologie molto gravi, vi sono procedure, ausili, interventi, che richiedono specifica formazione. Troppo spesso leggiamo di docenti o assistenti non formati a cui viene chiesto di svolgere compiti per i quali non hanno competenze e che non rientrano nei loro ruoli e ciò comporta rischi molto significativi.

Vi sono disfagie molto severe, bambini con tracheotomie o che vengono alimentati con sondini. A chi compete la presa in carico rispetto alle loro difficoltà? Non sempre e non tutto può essere affidato ad un operatore socio-sanitario o assistenziale. Vi sono poi alunni con patologie molto severe, con epilessia, con difetti del tubo neurale che provocano problematiche gravi, eterogenee e ad insorgenza improvvisa. Questi ultimi hanno bisogno di un infermiere. Eppure, nelle scuole italiane la loro presenza è molto rara, e, anche in questo caso, troppo spesso, le famiglie devono rivolgersi ai tribunali per vedere riconosciuto il diritto alla partecipazione e alla salute dei loro figli.

APPROFONDIMENTI

L’infermiere scolastico: a quando in Italia?

In disabili.com

Infermiere a scuola

Tina Naccarato

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