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Il team di ingegneri e progettisti di Isinnova, guidati dallo startupper Cristian Fracassi, ha realizzato un modello di protesi low-cost da donare ai civili ucraini amputati, che hanno perso gli arti inferiori a causa della guerra

Ha un nome benaugurante e dai più significati – Letizia – quello scelto da Cristian Fracassi e il suo centro di ricerche Isinnova, per la protesi di gamba economicamente accessibile, e adattabile a qualsiasi tipo di amputazione, che il team di ingegneri ha realizzato per rispondere a un appello che arriva dall’Ucraina, dove i civili che hanno perso le gambe a causa della guerra sono oltre 3.000, tra adulti e bambini.

Il progetto di questa protesi nasce dopo che Fracassi, lo startupper che durante l’emergenza Covid convertì delle maschere da snorkeling in maschere d’ossigeno per le terapie intensive, viene contattato da una Onlus Ucraina che chiede aiuto: la guerra lascia una scia di morti e anche tanti feriti, molti dei quali agli arti inferiori. C’è bisogno di gambe, ma le protesi costano tanto: dai 5.000 euro in su.

A partire da questo appello Cristian e il suo team a Isinnova, che si trova nel bresciano, si mettono al lavoro. Prima contattano dei medici ortopedici che spiegano e illustrano come deve funzionare la protesi, a cosa serve, come va costruita. Poi lo studio si concentra sulla progettazione e sui materiali, dei quali si cerca di abbattere i costi.

Si arriva a un prototipo che combina la stampa 3d, che viene utilizzata per la componente estetica, ai tubolari di alluminio per la parte rigida. Per il piede si utilizza il poliuretano. I costi si abbattono anche utilizzando altri materiali già presenti sul mercato, acquistabili a prezzi accessibili.

Dal prototipo si passa alle prove, ed è qui che troviamo la prima Letizia: è una ragazza di Brescia, amputata, che prova il campione e dà dei consigli per i miglioramenti, che porteranno poi al modello disponibile oggi: una protesi modulabile, in grado di rispondere diverse tipologie di amputazione - da quella del piede a quella trans-femorale, alla Trans-tibiale, alla Disarticolazione del ginocchio.

Tramite stampa 3D è possibile personalizzarne il design; la struttura potrà essere rivestita con una particolare cover che permette da un lato di migliorare l’aspetto estetico e di garantire la pulizia e la protezione dei componenti e dall’altro di aumentare il comfort di utilizzo per il paziente rendendo più facile la sua accettazione.

Il team è stato in grado di creare una protesi che costa solo 500 euro. 500 euro per uno strumento che può ridare la possibilità di muoversi a persone che stanno vivendo l’orrore della guerra anche sul proprio corpo. Ora serve chi li supporti. Chi creda in questa iniziativa, che non ha scopo di lucro, e che consenta di produrre arti da spedire in Ucraina. Ad oggi, sono state donate 77 gambe a persone che le hanno perse a causa della guerra. Si cercano partner che vogliano far parte di questa storia, sponsor che credano in questo progetto, che vogliano riempire di significato questa Letizia. Letizia, che è anche il nome della mamma di Fracassi, colei che mi ha insegnato a camminare, spiega in un’intervista.

L’augurio che facciamo e ci facciamo è che sempre più persone credano in progetti come questo, in grado di far correre la solidarietà letteralmente con gambe nuove.

Per info e per supportare il Progetto Letizia:

https://isinnova.it/letizia/

Copyright Immagini: https://isinnova.it/letizia/

Redazione

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