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Un arto programmabile a pc consente a Michele di richiamare una serie di prese che gli permettono di muoversi con scioltezza alla consolle

Scratchare alla consolle con dita robotiche è un’immagine che ci fa pensare ad un film di fantascienza o ad un futuro ipertecnologico. In realtà è una delle tante foto che si può trovare caricata sul profilo Facebook di Michele Specchiale, 41 anni, il “deejay con una mano sola”.

Michele Specchiale dj con la mano bionica
Michele Specchiale ha 41 anni, ha una moglie e due figlie, e un braccio “bionico” col quale ha recuperato le funzionalità perse dopo un incidente col trattore che gli ha strappato l’arto sinistro più di 20 anni fa. Oggi vive in provincia di Catania, dove lavora come ragioniere perito aziendale, disegnatore meccanico e programmatore di macchine a controllo numerico, oltre a suonare, naturalmente. Ma come si sta alla consolle con una mano sola? Come funziona questo arto bionico? Me lo sono fatto spiegare direttamente da lui…

Perdonami Michele, ma ero convinta che servisse una grande sensibilità  ai polpastrelli per poter toccare e accarezzare i dischi, invece scopro che tu, con la tua mano meccanica, ci riesci benissimo. Come fai?
Ancora non riesco benissimo  ad accarezzare i dischi in mano perche ci vuole grande esercitazione per poter comandare questa mano…ma presto imparerò ad usarla bene!

La tua è una vera e propria mano bionica. Che particolarità ha? Cosa riesci a fare con questo arto ipertecnologico? Come l’hanno costruita?
In pratica, questa mano riesce a svolgere parecchie prese che vengono precedentemente impostate: prima infatti programmo la mano da un pc ed imposto quali prese mi servono. Poi la comunicazione avviene tramite bluetooth. Le prese che programmo per operare alla consolle possono essere, ad esempio: mano aperta, oppure comando pollice-indice per poter afferrare bottoni ecc . Ne posso impostare fino a otto, e poi nella fase di utilizzo le “richiamo” tramite impulsi e passo dall’una all’altra a seconda di quella che mi serve.

Tu ne parli con grande semplicità, ma mi sembra una strumentazione complessa…E’ stato difficile imparare a gestirla, a comandarla?
In realtà non è stato facile! La maggiore difficoltà deriva dal fatto che la mia mano dispone di una tecnologia proporzionale,  ovvero può essere comandata con un movimento apertura e chiusura con diverse forza, velocità e presa . La difficoltà quindi sta nel dosare queste forza, velocità e presa nei comandi di apri e chiudi. Sto ancora perfezionando le mie capacità su questo fronte!

Nella vita di tutti i giorni usi questa o una protesi diversa?
Ho un’altra protesi “da bagno”, che però non si muove e non ha nessuna delle funzioni di questa,  che uso semplicemente perché mi permette di entrare in acqua e nuotare al mare.  
Sul mio arto bionico posso  invece staccare la mano bebionic e utilizzare una pinza che si chiama manipolatore,  molto potente nella presa (può davvero far male!),  e  che serve per afferrare ferro, cioè materiale da officina.

Intorno alla tua esperienza di riabilitazione, che hai svolto al centro protesi di Budrio, è nata anche una storia d’amore: me la racconti?
Sì, al centro protesi  è nata una bellissima storia con una ragazza che oggi è mia moglie. Come dico sempre, se non avessi avuto questo incidente, non sarei mani andato al centro protesi, e non avrei mai incontrato la donna che amo, mia moglie. Tutto ebbe inizio il giorno in cui la vidi in corridoio: mi colpì la sua bellezza, e dissi “sarà mia”. I giorni successivi di degenza li passammo sempre insieme:  quando lei andava nel suo reparto dedicato alle gambe io la seguivo e le facevo compagnia, e viceversa . Quando non era possibile stare insieme, ci cercavamo.  Ci furono passeggiate al parco e parole dolci, ma il patto era che tutto sarebbe finito una volta usciti dal centro. Tornati a casa, però, ci mancava l’aria. Seguirono telefonate telefonate per accorciare la distanza che ci separava,  finche un giorno dissi “basta ora ci fidanziamo” . Poi il fidanzamento, l’anello, la casa, il matrimonio e le bambine.

Tua moglie è amputata a entrambe le gambe, sulle quali indossa protesi. Posso chiedervi come è stata l’esperienza della gravidanza e ora della maternità da parte sua ma anche da parte tua, considerando le vostre rispettive disabilità?
A questa domanda rispondo insieme a mia moglie…Molti pensano  che portare a termine una gravidanza in quella situazione non sia facile, invece è stata una gravidanza normale . Certo, un po’ l’aumento di peso, soprattutto verso la fine, la portava a stancarsi, ma è stata tutto sommato una gravidanza vissuta in maniera assolutamente normale. Considera che ha partorito addirittura con  le protesi addosso! Lei  è stata grandiosa ed io l’ho seguita in tutte le visite, oltre ad aver assistito al parto con lei. Posso dire che i nostri handicap non ci hanno reso la vita difficile nel periodo della gravidanza, in alcun modo .
E oggi non ha nessun problema nello svolgere da sola tutti i compiti da mamma casalinga: lava,s tira, cucina, fa la mamma a tempo pieno da sola senza nessun aiuto da parte di nessuno.

Grazie di questa chiacchierata. A questo punto, per chi volesse seguirti, è possibile ascoltarti da qualche parte? Quali sono i tuoi progetti presenti e futuri in ambito musicale?
Potete seguirmi sul mio canale youtube che trovate facilmente col mio nome: Michele Specchiale. Quanto ai progetti futuri, voglio continuare con la musica come producer house edm. Inoltre coltivo un piccolo sogno con mia moglie:  conoscere si persona il dj e produttore  Gabry Ponte, di cui siamo grandi fan.

Qui sotto, un video di Michele all’opera alla consolle
 

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Francesca Martin