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Le nanotecnologie avanzano.
Detta così sembra una minaccia, e invece è una risorsa.
Con tempi molto meno lunghi anche rispetto alle realizzazioni di biotecnologie.
Dalla creazione di una superficie in grado di respingere e abbattere l'inquinamento ambientale a quella di tessuti antibatterici, fino alla possibilità di bloccare un tumore senza intervenire chirurgicamente.

Non ci proviamo neppure a dirvi con precisione di che cosa si tratta: lo facciamo fare direttamente agli esperti. "La definizione di nanotecnologie è ancora piuttosto vaga e sfumata", spiega Alberto Cigada, direttore del dipartimento di chimica dei materiali del Politecnico di Milano. "E' un settore interdisciplinare, in cui entrano in campo ingegneri, chimici, fisici, ma anche biologi e medici".
Interviene anche Carlo Bottani, direttore del dipartimento di ingegneria nucleare dello stesso Politecnico, che studia da tempo le applicazioni pratiche delle nanotecnologie. "Si tratta della possibilità di manipolare singoli atomi o singole molecole o gruppi di atomi o molecole a livello nanometrico per ottenere risultati tecnologici che abbiano una valenza applicativa".
Un nanometro è pari ad un milionesimo di millimetro.
"Le nanotecnologie sono argomento di studio da vent'anni", spiega Bottani. "Sono stati fatti progressi enormi che hanno portato ad una serie di applicazioni straordinarie".

Tra i risultati che ci interessano di più ci sono sicuramente i grandi passi fatti in campo medico. "Tutte le tecniche antitumorali utilizzate in questo momento colpiscono anche le cellule sane. Grazie alle nanobiotecnologie entro un anno al massimo si potranno introdurre nel corpo umano nanomolecole con azione antiblastica in modo mirato in grado di bersagliare soltanto le cellule malate". Si potrà così evitare di intervenire chirurgicamente per trattamento di tumore al seno o simili.

La nanotecnologia potrebbe rivelarsi poi preziosa anche nel settore delle protesi artificiali.
Ricercatori dell'Univeristà Purdue dello Stato dell'Indiana, dell'Università di Alberta e dell'Istituto nazionale canadese per le biotecnologie, hanno infatti dimostrato come le cellule delle ossa attecchiscano meglio sui nanotubi di titanio rispetto alle ordinarie protesi realizzate col medesimo titanio.
I ricercatori hanno realizzato una struttura che, mimando la chimica del Dna, crea delle molecole di nanotubi che si assemblano spontaneamente in anelli. Le dimensioni di queste strutture, estremamente piccole, riescono ad aumentare di una terzo il numero di cellule che aderiscono naturalmente al reticolato artificiale, diminuendo così le probabilità di rigetto.


INFO:

Per chi volesse documentarsi su questa nuova frontiera della tecnologia si consiglia questo indirizzo dedicato, oppure quest'altro sito.

Vedi anche questo articolo comparso su Disabili.com

[Alberto Friso]