Menu

Tipografia

Pronti per un'altra domenica di calcio. Ma non possiamo dimenticare quello che stiamo vivendo dopo Catania.
Davvero, non capisco come si possa parlare di diritti negati, per gli abbonati prima e per gli sportivi poi, per la chiusura degli stadi non aggiornati con le dovute misure di sicurezza.
I diritti negati sono ben altra cosa, e i lettori di questa testata lo sanno bene!

Come si può dire che "si tratta di una morte che fa parte del sistema", e che "il calcio non si può fermare..."?
 
Io  credo che la morte non possa mai far parte del sistema. E che si possa e si debba, se necessario, vivere senza calcio. Tanto più se si parla di chiusura per alcune domeniche…
Dopo l'infame uccisione dell'ispettore di polizia Filippo Raciti barbaramente ammazzato da parte di alcuni deficienti chiamati  tifosi (per la mia generazione i  tifosi erano davvero altra cosa). Mi aspettavo davvero un mea culpa da parte di tutti. Un alto là, un riconoscere che si è toccato il fondo. Ma così non è stato a quanto pare…

Che il calcio non fosse una grande cosa lo si sapeva. Che in nome di questa "religione" fosse stata fatta ogni nefandezza, dal falso in bilancio, alla falsificazione dei permessi di soggiorno, alle intimidazioni nei confronti degli arbitri (vedi caso Moggi), i cori razzisti…  Ma si sa, al popolo italiano togliete tutto ma non il calcio. E quindi avanti come se niente fosse, o quasi.

Ora però davanti alla morte di un servitore dello Stato, alla infinità dignità di chi è stato così duramente colpito, come la moglie e la figlia dell'ispettore, bisogna fermare tutto, cercando di capire come davvero si può estirpare l'infinito male che producono questi teppisti da strapazzo.
 
E' evidente che la soluzione non è facile purtroppo, ma sono fortemente convinto che si possa e si debba tornare a considerare il calcio per quel che è, cioè 22 uomini in calzoncini corti che calciano una palla su un prato. Ci sta la passione per la propria squadra, il momentaneo dispiacere in caso di perdita della partita. Ma quello che si vede all'interno e intorno agli stadi da troppo tempo oramai è ben altra cosa.
Sono convinto che ne usciremo solo ed esclusivamente se sapremo consegnare questo mondo ad uomini come Luca Pancalli, Commissario Straordinario della FIGC, che guarda caso conosce molto bene il mondo della disabilità, che già sta facendo molto ma che moltissimo ancora potrà fare.

[Valter Nicoletti]