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Un'équipe italiana che, tra i suoi membri, conta giovani promesse della ricerca scientifica.
Menti che, guidate da una figura di riferimento nello studio delle cellule staminali, hanno realizzato una scoperta in grado di dare nuove speranze ad altri giovani.
A trarre beneficio dallo studio, infatti, potrebbero essere le persone affette da Distrofia Muscolare di Duchenne; una malattia genetica, ancora senza cura, che colpisce in giovane età e, purtroppo, mostra nella maggior parte dei casi un'aspettativa di vita non superiore ai 25-30 anni.
L'ancora di salvezza ha un nome in codice: "PIGF-MMP9"; si tratta dei due fattori che, veicolati da apposite cellule, prospettano una terapia capace di agire anche sul muscolo distrofico "vecchio".
Lo studio, realizzato principalmente nei laboratori del Parco Scientifico San Raffaele di Roma e finanziato da diversi soggetti, tra cui Parent Project Onlus, Ministero della Salute, e Comunità Europea, si fonda sull'applicazione pratica di una scoperta effettuata nel 2002 dallo stesso capo del gruppo di ricerca, il professore Giulio Cossu.
Docente di Istologia all'Università di Milano, nel 2002 ha identificato i mesoangioblasti, cellule staminali associate ai vasi sanguigni, capaci di rigenerare il tessuto muscolare danneggiato, ristabilendone le funzioni.
La particolarità di queste cellule è che, se introdotte nel sistema circolatorio, sono in grado di fuoriuscire dai vasi sanguigni, colonizzando i tessuti circostanti.
Una funzione che si rivela dunque importante nel contrasto alla Duchenne. La malattia, infatti, si accompagna ad un'infiammazione, seguita da un tipo di cicatrizzazione che limita l'apporto di sangue e di ossigeno ai muscoli, compromettendoli ulteriormente. Il risultato: le fibre muscolari si riducono drasticamente, la loro irrorazione sanguigna è quasi nulla, tutto intorno si forma tessuto connettivo, e diminuiscono le possibilità di intervenire con una terapia cellulare.
La scoperta italiana mostra invece che i mesoangioblasti trapiantati per via sistemica, ovvero attraverso iniezione nella circolazione sanguigna, riescono a migrare nel tessuto muscolare danneggiato, apportando una diminuzione delle fibre in degenerazione e un aumento di quelle in ricostituzione.
Capace di agire anche quando il muscolo è gravemente danneggiato, la terapia può tendere così una mano in particolare ai ragazzi più grandi.
Per averne una conferma, bisogna però attendere: gli studi italiani, infatti, sono stati finora condotti su topi. Ora dunque, come precisato dal Professor Cossu, si procederà con il perfezionamento delle scoperte; una "prova del nove" per dimostrarne l'efficacia anche sugli uomini.
Le prospettive lasciano ben sperare: d'altronde, la ricerca sulla rivascolarizzazione e sul rimodellamento del tessuto muscolare ha fatto guadagnare all'équipe nazionale la pubblicazione dei risultati sull'importante rivista americana "Nature Medicine" .

Link:

Parent Project Onlus

Parco Scientifico San Raffaele - Roma

Ministero della Salute

Comunità Europea

Università di Milano

Nature Medicine


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[Roberto Bonaldi]

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