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L’intervento, durato quasi undici ore, è stato eseguito da una equipe della Unità di Oculistica dell’ospedale San Raffaele di Milano

Per la prima volta in Italia è stato effettuato un intervento di impianto di retina artificiale in una donna non vedente, colpita da retinite pigmentosa, con risultati che fanno ben sperare anche per il futuro. Il microchip impiantato dovrebbe stimolare gradualmente la retina della paziente, già dimessa dall’ospedale, che potrà re-impararare a percepire luce e sagome.  

Il delicato intervento – della durata di quasi undici ore -  è stato condotto da un’équipe di specialisti in chirurgia vitreoretinica e oftalmoplastica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele afferenti all’unità di Unità di Oculistica, diretta dal professor Francesco Maria Bandello, ed è stato possibile grazie al sostegno di Banca Mediolanum, che ha interamente finanziato l’intervento.
Il microchip impiantato sulla prima paziente italiana sottoposta  a questo genere di intervento è stato creato da una azienda tedesca, ed è destinato a persone che abbiano perso la vista in età adulta, a seguito di malattie genetiche ereditarie della retina, come la retinite pigmentosa appunto. L’intervento si basa sull’impianto di una retina artificiale o, per meglio dire, di un microchip realizzato in Germania e denominato Alpha AMS.

IL MICROCHIP CHE SI SOSTITUISCE ALLE CELLULE - Questa protesi sottoretinica sarà in grado di ripristinare nella donna la percezione della luce e delle sagome di alcuni oggetti vicino a lei, ed è al momento il sistema di visione artificiale più evoluto al mondo fra quelli che consentono una visione senza ricorrere a supporti esterni come telecamere o occhiali. Alla base di questo intervento, la sostituzione dei fotorecettori della retina (le cellule specializzate che traducono la luce in segnali per il cervello) non più funzionanti con un microscopico apparato elettronico in grado di svolgere quella funzione di trasformazione della luce in stimolo elettrico. Il microchip, che contiene 1600 sensori, viene installato sotto la retina, ed è grande solo 3 millimetri: tanto basta per stimolare il circuito nervoso. Il circuito di collegamento che unisce il microchip all’amplificatore del segnale elettrico è stato posizionato sotto la pelle, dietro all’orecchio della donna.

LA PRIMA PAZIENTE ITALIANA – Questo modello di protesi retinica, di altissima avanguardia, è stato finora impiantato in pochissime persone, e solo in due centri europei. L’intervento italiano è stato eseguito per la prima volta il 20 gennaio 32018 al San Raffaele da un’équipe diretta dal dottor Marco Codenotti – responsabile del servizio di Chirurgia vitreoretinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele – coadiuvato, per la parte extraoculare, dal dottor Antonio Giordano Resti, responsabile del servizio di Chirurgia oftalmoplastica dello stesso ospedale.
La paziente italiana è una donna di 50 anni totalmente cieca a causa di una retinite pigmentosa che la colpì negli anni dell’adolescenza, fino a farle gradualmente perdere completamente la vista.
“A seguito dell’intervento ci aspettiamo una stimolazione retinica che gradualmente potrà portare la paziente a reimparare a vedere afferma il dottor Marco Codenotti, che aggiunge: “L’intervento è stato il più complicato che abbia mai eseguito. Ogni passo è fondamentale e delicato e la riuscita dell’intervento può essere compromessa da un momento all’altro. L’aver visto il microchip posizionato correttamente è stato per me una grandissima emozione, un sogno realizzato”.


Redazione


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