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In Italia ogni anno si verificano 2.500 lesioni al midollo spinale. Studi hanno dimostrato che l’osteopatia, associata al trattamento farmacologico, può contribuire a ridurre il dolore nelle persone colpite da paraplegia e tetraplegia

Ogni anno in Italia diventano para o tetraplegiche circa 2.500 persone, soprattutto a causa di incidenti stradali, sul lavoro e sportivi; l’80% di queste persone ha un’età compresa tra i 10 e i 40 anni. Sono circa 75.000 gli italiani con esiti di lesione al midollo spinale, e lo ricordiamo in particolare oggi, 4 aprile, Giornata nazionale delle Persone con Lesione al Midollo spinale.

In questa occasione, il ROI – Registro degli Osteopati d’Italia ricorda come l’osteopatia possa contribuire a gestire il dolore nelle persone con lesione al midollo spinale.  Il ROI si riferisce ad uno studio condotto da ricercatori italiani e pubblicato da Spinal Cord Journal che ha dimostrato la validità delle terapie che associano il trattamento osteopatico e quello farmacologico, contribuendo sensibilmente alla gestione della percezione dolorosa, aumentando la mobilità e migliorando la qualità della vita.

Uno altro studio sperimentale condotto in Italia nel 2010 su 47 pazienti dell’Unità Spinale Unipolare dell’Ospedale Niguarda Cà Granda di Milano, ha rivela come il trattamento osteopatico aiuti a ridurre sia il dolore nocicettivo, determinato dall'attivazione dei recettori del dolore, sia neuropatico, che insorge come diretta conseguenza di un danno o di una malattia che colpisce il sistema nervoso. I pazienti oggetto dello studio sono stati suddivisi in tre gruppi: uno in cui i soggetti sono stati trattati con terapia farmacologica, uno che prevedeva solo il trattamento osteopatico e uno che associava i due approcci dopo aver raggiunto una fase stabile di miglioramento grazie all’impiego di farmaci. I risultati dello studio, rilevati mediante la scala di valutazione del dolore (VNS), hanno evidenziato una progressiva riduzione della percezione del dolore in tutti e tre i gruppi, con il raggiungimento di esiti omogenei al termine della dodicesima settimana. I soggetti sottoposti al trattamento osteopatico combinato ai farmaci hanno però ottenuto un significativo miglioramento nelle dodici settimane successive, contrariamente ai pazienti degli altri due gruppi che non hanno mostrato progressi rilevanti. Dallo studio emerge che il trattamento osteopatico costituisce un approccio funzionale complementare alla terapia farmacologica.


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Redazione