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Abbassato in media del 19% il contributo erogato attraverso buoni a carico del Sistema Sanitario Nazionale

E’ stato stato pubblicato martedì scorso in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero della Salute che ha aggiornato le cifre con i limiti massimi di spesa mensili per l’erogazione gratuita degli alimenti senza glutine cui hanno diritto i celiaci attraverso i buoni erogati dal SSN. Il decreto 10 agosto 2018 ha in media portato un taglio ai tetti di spesa del 19%, e prevede inoltre la revisione del Registro Nazionale degli alimenti senza glutine erogabili.

CHI NE HA DIRITTO – Alle persone con celiachia, compresa la variante della dermatite erpetiforme, è riconosciuto il diritto all’erogazione gratuita degli alimenti con dicitura «senza glutine, specificatamente formulati per celiaci» o «senza glutine, specificatamente formulati per persone intolleranti al glutine», ai sensi dell’art. 1 del decreto ministeriale 17 maggio 2016.

Nel decreto 10 agosto 2018 (che abroga il decreto ministeriale 4 maggio 2006) si specifica che il celiaco deve seguire una dieta varia ed equilibrata con un apporto energetico giornaliero da carboidrati stimabile in almeno il 55%, che deve derivare anche da alimenti naturalmente privi di glutine provenienti da riso, mais, patate e legumi come fonte di carboidrati complessi, per cui la quota da soddisfare con alimenti senza glutine di base (pane, pasta e farina) è stimabile nel 35% dell’apporto energetico totale.

QUALI ALIMENTI – Il Ministero della salute pubblica sul proprio sito web aggiornamenti periodici del Registro Nazionale  degli alimenti coperti dal contributo. Si tratta, in generale, di alimenti senza glutine specificamente formulati per celiaci, che rientrano nelle categorie:
a) pane e affini, prodotti da forno salati;
b) pasta e affini; pizza e affini; piatti pronti a base di pasta;
c) preparati e basi pronte per dolci, pane, pasta, pizza e affini;
d) prodotti da forno e altri prodotti dolciari;
e) cereali per la prima colazione.
L’aggiornamento viene fatto periodicamente, anche al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale e di contenere i costi per il Servizio sanitario nazionale.
Entro sei mesi dalla data di pubblicazione del decreto, verrà pubblicato il registro nazionale aggiornato, con gli alimenti senza glutine ammessi; le regioni avranno poi tre mesi di tempo per adeguare le modalità di erogazione degli alimenti senza glutine.

I LIMITI DI SPESA - I limiti massimi di spesa sono distinti per sesso e per fasce di età secondo i fabbisogni energetici totali. Per calcolarli si fa riferimento ai LARN, i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana, stabiliti dalla Società Italiana di Nutrizione Umana e aggiornati nel 2014, identificati  per definire il fabbisogno energetico della popolazione tenendo conto dei più diffusi stili di vita, dell’età, del sesso.
Col decreto a firma Grillo i tetti di spesa per l’acquisto dei prodotti senza glutine attraverso i buoni erogati dal Servizio Sanitario Nazionale sono stati in generale abbassati per la fascia adulti e soprattutto per quella degli over 60, mentre si sono alzati per i minori.
L’aggiornamento dei limiti va anche di pari passo con il calo dal 2006 a oggi dei prezzi dei prodotti senza glutine del 7% nelle farmacie e fino al 33% nei supermercati (dati AIC), poiché in Europa non sono più considerati “dietetici” ma di uso corrente.

Questi i limiti massimi di spesa per alimenti senza glutine per celiaci:

6 mesi – 5 anni
femmine: 56 euro/mese
maschi: 56 euro/mese

6 - 9 anni
femmine: 70 euro/mese
maschi: 70 euro/mese

10-13 anni
femmine: 90 euro/mese
maschi: 100 euro/mese

14-17 anni
femmine: 99 euro/mese
maschi: 124 euro/mese

18-59 anni
femmine: 90 euro/mese
maschi: 110 euro/mese

Da 60 anni in su
femmine: 75 euro/mese
maschi: 89 euro/mese


Per approfondire:

Il testo del Decreto 10 agosto 2018

Redazione