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“Anche nella pandemia la continuità assistenziale e la cura ottimale dei malati con artrite reumatoide deve essere garantita, mentre invece si sta assistendo oggi, in alcune realtà, ad una chiusura o ad una limitazione delle attività degli ambulatori e delle strutture specialistiche a danno dei pazienti”

La pandemia da Covid 19 nel nostro Paese ha messo in luce e aggravato le falle di un sistema sanitario che negli anni è stato continuamente depauperato e depotenziato. Molti sono i nervi scoperti e i punti deboli, e ciò che emerge con grande evidenza è la fragilità dei modelli attuali della cronicità. Da qui la necessità di analizzare quello che sta succedendo, capire quali sono i punti deboli del sistema, e mettere a fuoco ciò che va cambiato, potenziato, messo in rete.
Un recente webinar organizzato da Motore Sanità ha fatto il punto sulla situazione di cura delle persone con artrite reumatoide (patologia reumatologica cronica) nell’”epoca covid”, nella quale gli sforzi sanitari sono in larga parte concentrati sulla cura dei malati e sulla prevenzione del contagio da Coronavirus.

L’ARTRITE REUMATOIDE
L’artrite reumatoide è una patologia reumatica cronica che può avere un decorso invalidante; insorge generalmente tra i 30 e i 50 anni di età, e in Italia colpisce circa 400mila persone. Di queste, solo il 40% segue in modo corretto le terapie, mentre la continuità valutativa e l’aderenza alle terapie sono fondamentali per prevenire una deriva che possa portare a disabilità.

CONTINUITA’ ASSISTENZIALE A RISCHIO
Nell’era COVID-19 i pazienti affetti da artrite reumatoide sono andati incontro a molteplici difficoltà - ha spiegato Annamaria Iagnocco, Professoressa Ordinaria di Reumatologia Università di Torino e Presidente Eletto EULAR. “Anche nella pandemia la continuità assistenziale e la cura ottimale dei malati con artrite reumatoide deve essere garantita, mentre invece si sta assistendo oggi, in alcune realtà, ad una chiusura o ad una limitazione delle attività degli ambulatori e delle strutture specialistiche a danno dei pazienti”. Secondo la professoressa Iagnocco “Abbiamo oggi a disposizione farmaci che sono in grado di limitare la progressione della malattia e gli specialisti conoscono le strategie terapeutiche ottimali per la gestione del paziente affetto da tale patologia, quindi è fondamentale assicurare ai pazienti la continuità delle terapie".

SOLUZIONI E STRATEGIE NECESSARIE
Maurizio Rossini, Professore Ordinario di Reumatologia e Direttore Scuola Specializzazione di Reumatologia all’Università di Verona, traccia un’immagine complessiva del sistema sanitario attuale in relazione all’artrite reumatoide, fortemente sollecitato anche dal punto di vista sociale. Traccia quindi anche delle ipotesi di cambiamento dell’organizzazione ospedale/territorio affinchè il sistema sia in grado di gestire le enormi sollecitazioni in atto nel nuovo contesto Covid, senza che la cosa vada a discapito dei pazienti con artrite reumatoide. Tra i punti chiave troviamo:

-       Rete Reumatologica: Secondo il Professore quando è necessaria una presa in carico territoriale efficiente e capillare, l’organizzazione di una Rete Reumatologica può fornire risposte efficienti, soprattutto in era Covid-19

-       Diagnosi Precoce: Anche nel campo dell’AR è essenziale la diagnosi precoce, inoltre il ritardo diagnostico è la prima causa di complicanze e disabilità

-       Telemedicina: Secondo il Prof. Rossini le visite in telemedicina sono un’opportunità ma non potranno sostituire le visite ambulatoriali se non per alcune attività di controllo e monitoraggio.

-       PDTA dedicato: “Si dovrà lavorare ad un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) dedicato per l’AR che preveda la creazione di corsie preferenziali per i pazienti urgenti o con red flags di esordio o riattivazione di malattia”, auspica il Prof. Rossini.

-       Collaborazione e semplificazione: La rete di specialisti dovrà operare in connessione con la medicina territoriale anche mediante il Teleconsulto. Fondamentale da questo punto di vista la formazione ed il coinvolgimento dei MMG, anche per la gestione delle frequenti comorbilità, e la semplificazione, gestione online e “sburocratizzazione” dei piani terapeutici

-       Posti letto garantiti: Posti letto dedicati per pazienti con patologie reumatologiche complesse e gravi dovrebbero essere garantiti (cosa purtroppo non sempre accaduta durante la precedente ondata)

-       Riduzione liste d’attesa: Fondamentale anche l’interazione fra centri Hub, Spoke e Specialisti territoriali per ridurre le liste d’attesa.

"Sarebbe anche auspicabile una più equa e rapida accessibilità sul territorio ai farmaci, specie per quelli più pratici, evitando così lo spostamento ed il disagio dei pazienti. Bene il risparmio attraverso le terapie Biosimilari, ma con le garanzie per i Pazienti di poter accedere alle migliori cure, anche innovative, se necessario. I decisori politici dovranno mantenere il dialogo con tutti gli interlocutori (prima fra tutte le Associazioni di Malati reumatici) perché la realizzazione di una Rete Reumatologica efficiente possa migliorare l’offerta sanitaria e l’appropriatezza dei servizi offerti dal SSN”, secondo il Professore.

Redazione

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