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risonanza magnetica nucleareGià pubblicati su Nature i primi risultati della ricerca

La risonanza magnetica nucleare (RMN) potrebbe essere la soluzione a patologie gravi e disabilitanti quali Alzheimer e tumori. Secondo uno studio americano pubblicato su Nature, e riportato su Quotidiano Sanità ,questa raffinata tecnica diagnostica potrebbe aiutare medici e ricercatori a spiegare il funzionamento elettrico del corpo umano.

In particolare questo tipo di risonanza potrebbe essere utile per studiare i canali del sodio, particolari proteine indispensabili al nostro organismo che, quando funzionano male, comportano innumerevoli problemi.

Pare infatti che queste proteine siano legate all'insorgenza di malatti neurodegenerative quali  Parkinson e Alzheimer, di cui ancora non si conosce l'esatta patogenesi.
I ricercatori che hanno condotto lo studio sono però convinti che la risonanza magnetica di ultima generazione fornisca immagini talmente completete delle strutture cellulari da rendere più semplice la comprensione delle strutture stesse. I ricercatori hanno infatti descritto, grazie a questo tipo di risonanza, l'inositolo trifosfato e il recettore della rinaodiana, due canali proteici simili tra loro.

Le nuove attrezzature per la risonanza magnetica nucleare forniranno dunque informazioni sulla struttura delle molecole nelle membrane cellulari e su come gli atomi si muovono all'interno di esse. Dopo di che i ricercatori potrebbero essere in grado di elaborare dei nuovi trattamenti terapeutici per le malattie neurodegenerative, spesso causate da malfunzionamenti nel flusso di ioni di calcio nella membrana cellulare.

 

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Ilaria Vacca

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