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E' come una ricetta, preparata in una cucina che in realtà è un laboratorio.
Si prendono tre tipi di cellule staminali, le si immergono in un acido, si attende un mese e alla fine si ottiene il risultato.
Un paragone, quello con l'immagine culinaria, che non vuole essere riduttivo della realtà, ma spiegarla più semplicemente. Anche perché il prodotto ottenuto in laboratorio avrà un notevole impatto sul panorama della ricerca scientifica.
Si è ottenuta infatti pelle artificiale, per la prima volta al mondo completa di strato superficiale e profondo.
Il merito di questo traguardo è tutto italiano, e si deve al gruppo di ricerca guidato dal Professor Nicolò Scuderi, direttore della cattedra di chirurgia plastica all'Università La Sapienza di Roma.

Il risultato è stato presentato dal Professore nell'ambito del Primo Congresso nazionale Co.rt.e. (Conferenza italiana per lo studio e la ricerca sulle ulcere, piaghe, ferite e la riparazione tessutale), in programma a Roma.
La ricerca è iniziata due anni fa e ha visto coinvolti 13 pazienti, di cui 6 bambini tra i 4 e i 15 anni. Ad accomunare tutti i soggetti, la presenza sul loro corpo di gravi lesioni, causate in generale da serie patologie dermatologiche e, in un caso, da tumore ai vasi sanguigni.
La sperimentazione si è svolta così. Ai pazienti sono stati prelevati tre tipi di cellule staminali: fibroplastiche, ratinocidi e melanocidi. Le cellule, unite poi su un supporto di acido ialuronico, hanno dato origine ad un vero e proprio organo pelle, costituito di derma ed epidermide. Qualcosa di più, dunque, rispetto alla produzione del solo strato superficiale, che è un procedimento a cui si ricorre già da tempo.
La pelle ottenuta è stata poi reimpiantata sugli stessi pazienti, coprendo le parti lese della loro cute.

E la ricerca ora prosegue, verso obiettivi ancora più ambiziosi. Ad incoraggiarli contribuisce il fondo di 20 milioni di euro stanziato di recente dal ministero della Salute per la ricerca sulle staminali.
Per quanto riguarda la pelle, il prossimo passo è quello di completare definitivamente la produzione dell'organo attraverso la sua vascolarizzazione e l'aggiunta di "bulbi piliferi".
E poi c'è il cuore: la ricerca, infatti, sta pensando alla coltivazione di cellule cardiache per creare in laboratorio il muscolo.
Un ulteriore risultato arriverà dal trattamento delle cellule grasse: si pensa, infatti, al loro uso per la ricostruzione della mammella.
Gli orizzonti della ricerca si prospettano dunque ricchi di sorprese e successi. Basta avere pazienza.

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[Roberto Bonaldi]

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