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Il tribunale di Cosenza riconosce a una bambina con disturbo dello spettro autistico il rimborso delle spese sostenute per trattamenti con metodo ABA pagate dalla famiglia, e il diritto a trattamenti a carico della ASP


Ancora una volta una sentenza ricorda come il diritto alla salute, costituzionalmente sancito nel nostro Paese, non possa essere messo in secondo piano rispetto a esigenze di bilancio o necessità.

La vicenda stavolta arriva da Cosenza, dove il Tribunale ha riconosciuto il diritto di una bambina con autismo di ricevere la somministrazione, anche in via indiretta, del trattamento con metodologia ABA (Applied Behavioral Analysis) a carico dell’ASP. Inoltre l’Azienda Sanitaria Provinciale è stata condannata anche al pagamento delle spese sostenute fino a quel momento dalla famiglia della piccola.

La vicenda inizia quando la bambina, all’epoca di 4 anni e mezzo, riceve dalla ASP una diagnosi di disturbo dello spettro dell’autismo. La stessa ASP prescrive come intervento riabilitativo, un percorso specifico di trattamento secondo modelli comportamentali evolutivi o basati sull’insegnamento strutturato (ABA), come indicata dalle linee guida per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti. Si trattava di un servizio non erogato dall’ASP, e quindi  a carico della famiglia, che ha visto  nella piccola i primi significativi miglioramenti, con conseguente consiglio da parte dei sanitari di proseguire con il trattamento.

Di fronte al rifiuto della ASP a pagare le terapie, ne è seguita una serie di richieste bonarie da parte dei legali della famiglia della piccola, mai accolte dalla ASP che non ha mai provveduto ad erogare (sia direttamente che indirettamente) le prestazione. In seguito è stato presentato un ricorso per provvedimento d’urgenza presso il tribunale di Cosenza che è stato parzialmente accolto, con condanna dell’ASP al rimborso di quanto fino a quel momento sostenuto dai familiari, in quanto la legge impone a carico delle Aziende Ospedaliere l’erogazione delle prestazioni sanitarie a favore delle persone con disturbi dello spettro autistico.
Infine, anche il ricorso al giudice di merito ha visto una sentenza a favore della famiglia della piccola, riconoscendo il diritto della bambina di ricevere le cure necessarie oppure il pagamento delle spese sostenute dalla famiglia per il trattamento con metodo ABA.

Al centro della difesa dell’Ente che si rifiutava di pagare, la possibilità o meno di dimostrare l’appropriatezza e l’efficacia della terapia. Ma ancora una volta, le motivazioni della sentenza si ritrovano in primis nelle fonti Costituzionali che vedono lo Stato come garante della salute dei cittadini e quindi erogatore di cure gratuite agli indigenti. Allo scopo di rendere esigibile questo diritto fondamentale, la legge prevede che a tutta la popolazione siano garantiti livelli essenziali di assistenza. Inoltre sono da includere nell’assistenza sanitaria a carico dello Stato prestazioni sanitarie volte al recupero funzionale e sociale dei soggetti affetti da minorazioni fisiche, psichiche  funzionali. Nello specifico per quanto riguarda l’autismo, la Legge 134/2015 inserisce lo Spettro dell’Autismo nei LEA (livelli essenziali di assistenza), ed in particolare sancisce che gli enti preposti si dovranno far carico delle prestazioni relative alla diagnosi precoce, alla cura e al trattamento individualizzato, impiegando metodologie e strumenti basati sulle più avanzate evidenze scientifiche.
Per una lettura approfondita della sentenza, vi rimandiamo a questo articolo.

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Photo by Pixabay

Redazione

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