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sagoma persona su carrozzina Oltre a rappresentare una piaga sociale, la non occupazione delle persone con disabilità costa ai paesi tra l'1 e il 7% del Pil

Sono tante le segnalazioni che ci arrivano da lettori disabili, che ci chiedono consigli per trovare lavoro. Le storie sono molte, e ne avremmo da raccontarne. La morale, comunque, è sempre la stessa: mando tanti curriculum, da sempre, ma di lavoro dicono che non ce n'è. E alla fine il disabile resta senza lavoro.

LE CIFRE - Non ci hanno dunque stupito, purtroppo, gli ultimi dati sulla disoccupazione delle persone con disabilità che, nero su bianco, l'ufficio per i diritti dei portatori di handicap delle Nazioni Unite (Scrpd) attesta con una percentuale tra il 50 e il 70%. E stiamo parlando i paesi industrializzati. L'Italia fa ancora peggio: si può ragionevolmente affermare che nel nostro Paese, ad essere disoccupato, sia più di un disabile su due, con una cifra di 750 mila persone iscritte alle liste di collocamento obbligatorie, secondo i dati di Cigl.

GLI OBBLIGHI PER LE AZIENDE - Ma non sono tutelati, i disabili, nell'accesso al lavoro, da una legge dedicata? Certo, la legge c'è, ed è la 68/99, che stabilisce soglie di assunzione obbligatoria di lavoratori disabili da parte delle aziende, a seconda delle dimensioni delle aziende stesse. Ma non basta. Senza tener conto che talvolta le aziende preferiscono pagare le sanzioni, piuttosto che adempiere all'obbligo di assunzione di lavoratori disabili, a metterci lo zampino c'è anche la crisi. Crisi che agisce su due fronti: un'azienda costretta a licenziare, vedrà una diminuzione della sua forza lavoro, di conseguenza, al diminuire delle sue dimensioni, diminuirà anche l'obbligo, per la stessa, di assumere la quota riservata di personale disabile. Allo stesso tempo, una azienda che si trovi in crisi accertata, può chiedere la sospensione dall'obbligo di assunzione riservata. Si tratta quindi di condizioni che in entrambi i casi vanno ad incidere pesantemente sulla fascia più deboli di lavoratori.

COSTI PER LA SOCIETA'- A quanto pare, dunque, l'ingresso nel lavoro per un disabile è un percorso ad ostacoli: fisici, burocratici, legali ma anche e soprattutto mentali. E' innegabile, in moltissimi casi, la resistenza all'assunzione di una persona con disabilità , percepita ancora troppo spesso come una persona con scarse capacità , o comunque con bisogni che la possono rendere un "peso maggiore" rispetto ad altri lavoratori.  Ma, come si legge nel rapporto dell'Organizzazione internazionale del lavoro, "Il potenziale di moltissime donne e uomini disabili rimane non sfruttato e non riconosciuto lasciando la maggior parte di loro a vivere nella povertà , nella dipendenza e nell'esclusione sociale", costando peraltro tra l'1 e il 7% del Pil.

LA RIFORMA FORNERO - Se da un lato, dunque, emerge l'inefficacia di strumenti messi fin'ora in campo per garantire un accesso alla carriera da parte delle persone disabili - un dato per tutti: l'80% che dichiara di cercare lavoro  on trovarlo, secondo l'Istat - qualcosa forse sul fronte legislativo si sta muovendo. Come avevamo già avuto modo di illustrarvi (vedi qui )- la Riforma Fornero aiuterà in qualche modo ad allargare il bacino degli aventi diritto alle quote riservate. Infatti, tutti i lavoratori assunti con vincolo di subordinazione (ad eccezione di alcune categorie) entreranno nei conteggi utili  a definire se e quanti disabili un'azienda sia obbligata ad assumere. Allo stesso tempo, il Governo si è impegnato ad agire in direzione di una diminuzione - quando non eliminazione - degli esoneri dall'obbligo di assunzione di disabili, che interessano alcuni settori produttivi.

Intanto, però, le cifre sulla disoccupazione fanno rabbrividire.


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Redazione



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