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lavoro disabili logoAncora insufficienti le iniziative per garantire accessibilità , sicurezza e ingresso nel mondo del lavoro per le donne disabili

A un mese dalla celebrazione che ogni anno, tra polemiche e dietrologie, festeggia la cosiddetta altra metà del cielo, parliamo oggi di lavoro, donne e disabilità , e lo facciamo grazie alla fotografia che ci rende il 2° Rapporto ANMIL, presentato in occasione proprio della festa della donna 2012. L’immagine che ci presenta il rapporto, non è delle più rassicuranti. Partendo dal quadro statistico che fotografa l'occupazione femminile, gli infortuni e le patologie che al lavoro sono correlate, si arriva poi alle difficoltà riscontrate dalle persone disabili ad accedere al  lavoro e alle problematiche connesse alla conciliazione vita-lavoro, soprattutto se donne.

In particolare, emerge dal documento come nel nostro Paese, nonostante si possano rinvenire leggi all'avanguardia in materia di salute e sicurezza sul lavoro, non viene dato il giusto riconoscimento al binomio accessibilità ‑¬â€˜ sicurezza. La cosa assume contorni ancor più negativi, se si considera il duplice ruolo del lavoro per le persone disabili, per i quali l’attività lavorativa riveste un ruolo fondamentale sia per l’inserimento sociale, sia per il raggiungimento di una propria autonomia individuale.

Pessimi sono infatti i dati che riguardano l’inserimento lavorativo dei disabili, in particolare se donne. I numeri ci dicono infatti che, se gli uomini disabili occupati si attestano su un 29%, per le donne la quota non supera l’11%.

Sul fronte della sicurezza, i dati ci dicono che negli ultimi dieci anni, a fronte di una costante crescita di donne occupate, si registra una sostanziale stabilità degli infortuni sul lavoro (circa 245.000 nel 2010), ma una netta diminuzione delle morti sullo stesso (meno 38%, con 78 casi del 201°0, contro i 127 del 2001). La ricerca ci dà anche informazioni sulla modalità degli incidenti: tra gli infortuni in occasione di lavoro, quelli femminili rappresentano appena il 29,2% del totale, mentre sono la maggioranza per quelli avvenuti "in itinere", vale a dire nel percorso casa-lavoro e viceversa: sui circa 89.000 infortuni in itinere del 2010, 45.000 riguardano le donne e 44.000 gli uomini.

Tradotto: per le donne è in particolare il percorso casa-lavoro a rappresentare causa di infortunio, e la cosa, considerando le sempre molte difficoltà di conciliazione tempo di lavoro-cura famigliare, non stupisce. Insomma, le donne, che devono correre per portare i figli a scuola, recarsi al lavoro, svolgere le commissioni, rischiano di incappare in incidenti a causa dell’oberazione di incombenze di cui si fa carico.

Leggiamo quindi sulla pagina dell’ANMIL che a fronte di questi dati si conferma la necessità di una proposta di legge che favorisca l'inserimento delle donne nel mondo del lavoro e annulli gli svantaggi come quello legato alla doppia discriminazione rispetto all'inserimento lavorativo (donna-disabile). I punti di forza della proposta di legge, che l'ANMIL ha sollecitato, in materia di tutela delle donne lavoratrici e con disabilità , contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di iniziativa della Sen. Silvana Amati e della Sen. Ombretta Colli, sono rappresentati principalmente: dal diritto a prestazioni di assistenza psicologica adeguate; dal favorire la conciliazione tra il doppio ruolo donna e lavoratrice in casa e fuori casa, al fine di evitare lo stress che è causa di infortuni in itinere e domestici; dalla previsione di risarcimenti più adeguati. Infatti, essendo legata la rendita INAIL al parametro retributivo (che l'ISTAT rileva essere inferiore rispetto agli uomini del 20% a parità di ruolo) la disabilità delle donne è economicamente penalizzata.


Per approfondire

Il rapporto Donne, lavoro e disabilità : tra sicurezza e qualità della vita
 

Per info:
www.anmil.it

 

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Redazione

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