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uomo di spalle scrive alla lavagna Dallo studio alla comunicazione, passando per la cura e l’assistenza. Alla scoperta delle realtà che progettano prodotti e servizi di rilevanza sociale

C'è chi, sulla base di esperienze vissute personalmente, dà vita a un'idea innovativa, riscontrando che può essere utile anche agli altri. E chi, invece, si lancia in una nuova avventura imprenditoriale dopo aver ascoltato storie, appreso bisogni, raccolto esigenze tra la gente. Diversi modi di intendere l'avvio di una startup. Realtà di questo genere sono spesso associate all'immagine di uffici open space nella Silicon Valley statunitense, eppure sono ben diffuse anche nel nostro Paese. Stando alle rilevazioni del Registro Imprese aggiornate a febbraio 2015, in Italia sono più di 3.300 le società iscritte alla sezione delle startup innovative. Tra queste non mancano nuove aziende impegnate nell'ambito della disabilità: il settore, tra l'altro, offre occasioni di sviluppo, come raccontato in un altro articolo. Vi riportiamo alcuni esempi di queste startup, tra prodotti e servizi già disponibili e altri sul trampolino di lancio.

 

Pedius  è una app che permette ai sordi di telefonare attraverso lo smartphone, ma anche con il tablet. Si digita un testo o si pronuncia un messaggio, e la app lo trasmette all'interlocutore, traducendo in forma scritta le sue risposte grazie alla sintesi e al riconoscimento vocale. Tutto questo senza bisogno di intermediari, come succede invece nel classico Servizio Ponte per le chiamate di utenti sordi. L'idea è di Lorenzo Di Ciaccio, napoletano: la sviluppa dopo aver appreso in tv la storia di un giovane sordo coinvolto in un tamponamento, lasciato solo dal responsabile dell'incidente, e senza la possibilità di chiamare i soccorsi. La startup alla base della app si rivolge anche alle aziende: l'intento è creare un ampio elenco di realtà accessibili, che l'utente può contattare in maniera ancora più immediata.

Aiutare il proprio figlio dislessico è la base da cui prende le mosse il progetto EdiTouch, ovvero un tablet pensato per dare una mano agli studenti con disturbi specifici dell'apprendimento. L'ideatore è Marco Iannacone, milanese, fondatore della startup Digitally Different. Il progetto coinvolge anche informatici, logopedisti e ricercatori universitari. Destinato inizialmente agli studenti delle elementari, il dispositivo ora si presenta in diversi modelli, rivolgendosi anche a chi frequenta le scuole medie e superiori. L'interfaccia del tablet, semplice e accattivante, offre una serie di funzionalità, che il genitore o l'insegnante può rendere disponibili o meno allo studente, agendo così sulla sua capacità di concentrarsi su specifiche attività. Ci sono strumenti quali un ebook reader, una calcolatrice vocale, un dizionario in italiano e inglese, e un programma per disegnare mappe concettuali. Gli studi finora condotti rilevano risultati positivi anche tra gli studenti non dislessici, che possono così contare su un sistema integrativo per l'apprendimento.

Arriva dal distretto del biomedicale di Mirandola, in provincia di Modena, l'idea di un collare refrigerante che previene i danni al cervello dovuti a traumi, ictus e arresti cardiaci. È la proposta di Neuron Guard, startup che vanta già diversi riconoscimenti, in Italia e all'estero. Tra questi ultimi, la vittoria nella categoria "Hardware" all'Intel Global Challenge del 2014 in California. Fondatore è Enrico Giuliani, medico specializzato in Anestesia, con un'esperienza sulle ambulanze della Croce Rossa. A Mary Franzese la gestione del marketing, dopo aver lavorato per due anni in una realtà attiva nell'ambito dell'healthcare. Facile da usare e trasportare, il dispositivo si integra con i protocolli internazionali per la prevenzione delle lesioni cerebrali. Si contribuisce così anche a ridurre la spesa sanitaria dovuta a questo tipo di danni, che a livello globale si aggira intorno ai 330 miliardi di dollari. Il collare è in attesa di vedere accolta la richiesta di brevetto internazionale.

Procedono i lavori per testare e poi mettere in commercio Koala Care sistema accessibile via Web e app che mira a dare una mano a chi quotidianamente presta assistenza ai malati di Alzheimer. Un aiuto, dunque, in particolare alle tante persone che stanno accanto a un loro familiare malato. Il sistema permetterà di creare una sequenza quotidiana di eventi, essenziali al paziente per orientarsi nelle attività di tutti i giorni. Si potranno anche tenere monitorati aspetti come la terapia farmacologica, i parametri clinici del malato, la dieta e le attività di riabilitazione. Nata a Pavia, nel Polo Tecnologico locale, con il supporto dell'Istituto neurologico Mondino, l'idea è frutto dell'incontro di Andrea Lauria e Alessandro Aiello. Ora stanno portando avanti il progetto nell'incubatore cloud Social4Social, realizzato dall'imprenditore Bruno Conte. Il progetto non intende sostituirsi ai caregiver "in carne e ossa" e ai medici, al contrario cerca di coinvolgere sempre più tutti gli attori, rafforzando la rete di aiuto attorno al paziente.

E ora si è in attesa delle prossime idee Made in Italy, da far conoscere nel nostro Paese, ma anche oltre confine.


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Roberto Bonaldi