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"Quello che stiamo cercando di costruire attorno alle persone con disabilità è vario e complesso, perchè bisogna pensare ai loro bisogni, ma anche a quelli dell'ambiente attorno a loro. Il lavoro è stato una scusa, un "cavallo di Troia", per aiutare i disabili nel loro inserimento", così Matilde Leonardi, del DIN - Disability Italian Network - descrive il senso e la filosofia del progetto sperimentale ICF, partito in 25 province italiane due anni fa, quando la formazione appariva un ostacolo insormontabile.
E i risultati ottenuti parlano chiaro: è possibile giungere alla condivisione di un linguaggio e di una metodologia comune per ampliare le opportunità di accesso al mondo del lavoro da parte delle persone con disabilità.
Le cifre lo dimostrano: 21 corsi di formazione, 4 sperimentazioni sul campo con 140 operatori del collocamento mirato, 4 seminari informativi, 17 regioni e 78 province coinvolte. E ancora, 11 partner istituzionali fanno parte del Gruppo di Coordinamento presso il Ministro e 3 seminari interregionali di informazione sono stati organizzati coinvolgendo 300 partecipanti.
"Non si è trattato di una sperimentazione in laboratorio della definizione della disabilità introdotta dall'OMS - afferma Mario Conclave, responsabile del progetto ICF - ma si è realizzato sul terreno concreto dell'inserimento lavorativo e con le persone interessate".
Chi sono gli interessati? Non solo i 1500 operatori del collocamento mirato (del mondo della sanità, della cooperazione sociale, degli organismi provinciali previsti dalla legge 68/99), ma anche 175 persone con disabilità, rappresentative di tutte le tipologie di disabilità previste dalla legge, e che hanno volontariamente accettato di sottoporsi alla sperimentazione.

Il collocamento mirato
Secondo i dati Isfol, i servizi dedicati al collocamento mirato sono presenti in 8 Centri per l'Impiego su 10.
Il 45% di questi offre servizi base, di informazione. Solo il 33% è rappresentato da servizi di eccellenza: sono offerti a circa 480mila persone iscritte alle "liste uniche provinciali", che però troppe poche volte vanno ad assorbire le "scoperture" delle aziende. I posti disponibili sono ancora circa 112mila, per lo più in imprese con oltre 50 dipendenti.
Inoltre è emerso che oltre il 66% dei potenziali beneficiari del collocamento mirato vive al Sud. Infine, un dato che fa ben sperare per il futuro: sono state 24mila le persone inserite al lavoro attraverso il collocamento mirato nel 2003.

Le prospettive
Per il futuro c'è una proposta in cinque punti. "Innanzitutto - spiega Agostino Petrangeli, coordinatore del progetto - un ulteriore sviluppo del sistema operativo, con la creazione di nuovi strumenti da applicare adeguandoli a ciascun territorio".
Poi, prosegue, "la formazione, mirata alla creazione di specifiche figure di riferimento all'interno, specialmente delle istituzioni specializzate nella gestione del modello ICF".
Terzo, testare a livello regionale ICF, misurarne la possibile integrazione con le normative regionali sul collocamento mirato, verificare se se questo aumenta la sua efficienza con ICF e se aumentano effettivamente le opportunità per le persone disabili.
Quarto, non creare una modalità di trasferimento unica, ma un 'modello di trasferimento' a livello territoriale della classificazione, da adeguare di volta in volta.
E, infine, rafforzare e promuovere la comunità professionale nata da questa prima sperimentazione.

Link al sito del DIN - Disability Italian Network

Link al sito dell'OMS

Per saperne di più sul collocamente mirato, leggi il nostro speciale

CONTINUA IL PROGETTO 'ICF' PER FACILITARE L'INSERIMENTO LAVORATIVO

CLASSIFICAZIONE ICF: UN NUOVO STRUMENTO, UNA NUOVA OPPORTUNITA'

[Francesca Lorandi]

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