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Lo sfogo di un ragazzo disabile: “La gente ancora mi guarda come un luogo comune, il ragazzo che sta in carrozzina, un poverello bisognoso di aiuto che non riesce ad autogestirsi e del quale ci si può approfittare”

Ci chiediamo spesso quanto e come la realtà che ci sta intorno contribuisca a farci sentire cittadini, e non cittadini di serie b. E’, questo, un circolo vizioso che crea frustrazione nutrendosi di frustrazione, e dare voce a questo sentire riteniamo possa essere una sveglia utile a quanti non conoscono la realtà di chi tutti i giorni ha su di sé sguardi che mortificano. A questo proposito, ci ha colpito  quello che un utente ha scritto sulla nostra pagina di Facebook, e che ci ha consentito di pubblicare qui il suo sfogo di cittadino con disabilità.

Sono ormai 10 anni che convivo con la mia sedia a rotelle dopo un incidente che mi ha spaccato in due il midollo spinale; sono solo senza il supporto della famiglia poiché mio fratello ha preferito voltarmi le spalle ed i miei genitori ormai anziani e pieni di acciacchi non hanno la forza per aiutarmi nella mia vita quotidiana, ma nonostante ciò sono riuscito alla grande ad inserirmi di nuovo nella società, tra l’ignoranza ed i pregiudizi che una situazione come la mia comporta.

Non sono ricchissimo, poiché non ho la possibilità di lavorare, ed il mio unico reddito è la pensione sociale, che con l’accompagno mi dà la possibilità di pagarmi il mutuo della casa dove vivo. Da tempo ormai ho imparato a cucinare utilizzando solo generi di prima necessità , in modo da contenere di molto la spesa settimanale. Con molta tenacia, ogni giorno, cerco di espletare le pratiche di routine, ma ogni giorno che passa mi rendo conto che diventa sempre più difficile, per un disabile come me, rapportarsi con le istituzioni e le persone. Anche volendo, non riesco a togliere quella barriera che mi divide dalle persone che se ne vanno in giro con le proprie gambe e, non conoscendomi, mi guardano come un luogo comune, il ragazzo che sta in carrozzina, un poverello bisognoso di aiuto che non riesce ad autogestirsi e del quale ci si può approfittare in qualsiasi modo.

La comunità e le istituzioni fanno tanto per eguagliarci alle persone che utilizzano le gambe e la braccia: effettivamente ci chiamano diversamente abili, cioè, abili in egual modo ma diversamente.  
Io ogni giorno mi scervello per trovare soluzioni che mi possano aiutare nella mia vita quotidiana e giuro che ci metto tutto l'impegno: vado in giro e mi metto in fila come tutti, mi si rompe l’auto e chiamo il carro attrezzi come tutti, insomma,mi rimbocco le maniche e da buon Italiano cerco di sbarcare il lunario finchè...vado al caf per la dichiarazione, munito di scontrini e mi dicono che la pensione sociale non fa reddito, quindi non raggiungo i parametri per la detraibilità; torno a casa e trovo che l'inquilino del piano di sopra continua imperterrito a graffiarmi l'auto; vado in giro come un normale essere umano su sedia a rotelle e tutti mi guardano come un demente bisognoso d'aiuto…

Allora dico Stop! Sono un paraplegico attivo ed intelligente…ma chi glielo dice a questi? L'ignoranza sociale sulla quale mi imbatto mi costringe ad essere tale, e allora mi chiudo dentro casa, spontaneamente arrestato nel mio domicilio, colpevole di essere differentemente intelligente e abile per poter andare in giro tranquillo come una persona normale. Non sono io ma la società mi porta a dire chi me lo fa fare? Voglio diventare un carico pesante per la società perchè essa mi permette di farlo. Questo è il mio sfogo: lo Stato Italiano dovrebbe prendersi maggiormente carico delle problematiche che hanno le persone in carrozzina nella vita di tutti i giorni nello scontrarsi con una società che non ci considera per quello che valiamo, e dovrebbe permettermi e permetterci di essere d’aiuto a questa stessa società, senza farci sentire un onere. Siamo una popolazione in declino poiché non si fa fronte all’inserimento socio-economico della classe DEBOLE come si dovrebbe.  Eppure basterebbe un po’ meno ipocrisia nel guardare la realtà ed affrontarla nel più utile dei modi.

Redazione

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