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Cosa significa essere disabile e omosessuale in Italia? Quali problematiche e barriere – soprattutto culturali insistono ancora nella nostra società?

Sessualità e disabilità è un binomio che soffre ancora di grande tabù, lo diciamo spesso. Il fatto che la persona disabile abbia bisogni, impulsi, desideri che riguardano la sfera sessuale sembra non interessare (forse addirittura infastidire?) chi disabile non è. Lo si vede ad esempio nello stupore, nelle domande sciocche a volte, rivolte a coppie dove ci sia una persona (o entrambe) con disabilità.
E se la dimensione sentimentale e sessuale della persona disabile è qualcosa da cui l’opinione pubblica si tiene ben lontana, ancor più lo è quella dell’omosessualità nella disabilità. Minoranza nella minoranza, si potrebbe dire, è argomento ancor meno frequentato, meno investigato, meno considerato.

Ma cosa significa essere disabili ed omosessuali? Lancia un sasso nello stagno dell’indifferenza il video promosso dal Gruppo Jump LGBT - Oltre tutte le barriere di Bologna regista e autore Daniele Gattano che con ironia contribuisce a smuovere acque ancora troppo bigotte.


Abbiamo quindi deciso di fare due chiacchiere con Pierluigi Lenzi, referente del gruppo Jump, che riunisce disabili LGBT nel capoluogo emiliano.

Nel video siete riusciti a trattare un tema così delicato con l’arma dell’ironia. Credi che sia una strada percorribile, questa, per iniziare a squarciare questo velo di indifferenza, paura e cos’altro?
Credo che l'ironia, in qualsiasi contesto venga applicata, abbia il vantaggio di veicolare meglio il messaggio che si vuol far passare. Credo che il velo di cui parli sia intessuto di indifferenza, paura ed ignoranza. Il disabile è spesso considerato come un essere innocente e senza pulsioni e relegarlo in questa categoria dona sicurezza alle persone. Ma cosa succede quando invece è il disabile stesso a dire che no, le cose non stanno proprio così, e che lui le pulsioni ce le ha? Si crea una gran confusione; qualcuno si avvolge ancor di più in quel velo metaforico. Ma forse qualcun altro se ne libererà...

Secondo quella che è la tua esperienza, la persona omosessuale e disabile vive una doppia discriminazione? Deve lavorare per una doppia accettazione? O è un’idea errata?
Comincio dalla seconda domanda che poni. Vedi, io non sono nato disabile. Lo sono diventato a sedici anni, a causa di una malattia neurologica progressiva chiamata atassia. Però sono nato omosessuale e, sebbene il rendermi conto di essere attratto dai bimbi fin dai tempi dell'asilo  mi ha provocato dei grandi conflitti interiori, non è stato nulla rispetto a quello che ho provato quando è comparsa la malattia. Che non accetterò mai. Perchè è quella ad essere contronatura. Detto ciò, è ovvio che se appartieni a due minoranze devi faticare il doppio...

E dal punto di vista interno, ovvero del mondo disabile, l’omosessualità è vista con una maggiore apertura di quanto non lo sia nella società in generale oppure non vedi differenze?
Nel mondo disabile la sessualità in genere è un argomento tabù. Tutto nasce dalla famiglia, che tende a ignorare la carne del figlio  e si illude che il suo bambino sia puro spirito. Sto volutamente esagerano, ma quello che voglio far capire è che spesso i disabili non parlano di sesso e non riescono a svincolarsi dall'immagine che la famiglia vorrebbe da loro. A meno che uno non abbia un certo carattere - come me - e genitori meravigliosi - come me .

A tuo avviso cosa sconta ancora l’Italia, in termini di poca cultura della disabilità e dell’omosessualità? È diversa la situazione all’estero?
Rispetto all'estero non so. Quello che posso affermare con certezza è che qui in Italia la disabilità è affrontata con un certo qualunquismo superficiale che spesso mi spaventa. Capita infatti che le richieste di noi disabili vengano accolte come se si trattasse di bisogni accessori che possono essere rimandati. Spesso si pensa che una carenza strutturale possa essere compensata dalla buona volontà di qualcuno che ti aiuta ad esempio a fare quella rampa troppo ripida che non si è ancora fatta perché mancano i soldi. Dimenticando che quando si parla di diritti fondamentali i soldi devono essere trovati. Per quanto riguarda l'omosessualità, c'è stato negli ultimi anni un miglioramento nell'atteggiamento delle persone. Tuttavia questo progresso viene spesso fatto pesare: penso alle tante discussioni fatte in merito alle unioni civili, quando molti si chiedevano perché mai i gay pretendessero anche questo diritto, adesso che se ne erano già visti riconosciuti così tanti.

Nel nostro Paese si torna a discutere di assistenza sessuale alle persone con disabilità. Qual è la tua opinione in merito?
Esistono tanti tipi di disabilità e alcune sono così severe da impedire alla persona di scegliere autonomamente il modo in cui gestire il proprio corpo. Pensiamo a chi è allettato e non può fisicamente muoversi, persone per le quali è impossibile uscire e andare in un locale per conoscere qualcuno. Io per fortuna ho una certa autonomia e non sento la necessità di un assistente. Ma questa mia condizione non mi autorizza a sottovalutare le altre. Pertanto, se un disabile di un certo tipo che sente la naturale esigenza di esprimere i propri istinti, si rivolgesse ad un assistente professionista non ci vedrei nulla di male.

Perché è nato il gruppo JUMP LGBT? Ci sono altre realtà simili nel resto d’Italia? Quali sono le vostre attività?
Anni fa a Roma c'era un gruppo di disabili gay, ma da tempo non esiste più. Jump è nato nel 2014 per volontà di alcuni ragazzi disabili e omosessuali, tra cui il sottoscritto, costretti a vivere una condizione difficile, doppiamente difficile, e spesso taciuta. Per offrire insomma la possibilità di un aiuto tra pari. Tu fai bene a sottolineare che Jump si rivolge al mondo LGBT; ma non solo a questo. Jump è oltre tutte le barriere, oltre tutte le categorie ed è pronto ad accogliere chiunque.
Ci ritroviamo una volta a settimana e durante gli incontri parliamo dei progetti che abbiamo in cantiere alternando a queste occasioni di programmazione interna momenti di formazione durante i quali ciascuno di noi a turno porta nel gruppo un tema per poi discuterne assieme.
 
Per quanti fossero interessati alle attività del Gruppo JUMP LGBT - Oltre tutte le barriere:

Pierluigi Lenzi 3496941664
Pagina Fb: JUMPOLTRE 
Mail: JUMP@CASSERO.IT


Francesca Martin