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d2f0df84-bb93-4c05-8692-f204a4f891a1 mediumHai mai pensato di prendere il posto di una persona con disabilità per capire come vive, quali sguardi sente su di sé e quali possono essere le sue difficoltà?


Tante volte di fronte alla mancanza di civilità di persone che usufruiscono, senza averne diritto, di agevolazioni riservate a chi ne ha davvero bisogno, capita di pensare “Vuoi il mio posto?..perchè, se vuoi i miei diritti, forse vuoi anche prenderti  i miei problemi!”.
E’ proprio questa espressione, peraltro, ad essere stata usata qualche anno fa per realizzare dei cartelli stradali applicati su quelli dei parcheggi riservati ai disabili, dove si leggeva “Vuoi il mio posto? Prendi il mio handicap!”: un modo per sottolineare che i “vantaggi”, le “facilitazioni” previste non sono regali elargiti dall’alto senza merito o significato, ma atti dovuti per rendere meno pesante, difficoltose e gravose alcune attività o stati a persone che sono in difficoltà.


Ma al di là delle provocazioni, quanto davvero potrebbe cambiare la nostra società, se ciascuno di noi si mettesse nei panni di chi ha Foto Hproblemi, di chi ha una disabilità? Quante barriere mentali su riuscirebbero a scardinare, quante porte di integrazione aprire, mostrando la realtà dell’altro! Lo dimostrano ottimamente, sul fronte disabilità, iniziative come la Skarrozzata, che invitano comuni cittadini a girare per le città su una sedia a rotelle, per raccogliere e far proprio per un pomeriggio il punto di vista di chi su quelle sedie si muove quotidianamente, scontrandosi con barriere, fisiche e non.

Punta proprio a questo “scambio di prospettive”  la fase due di una campagna promossa dalla FISH, che dopo aver invitato le persone con disabilità a raccontare qual è la loro realtà quotidiana, chiamano ora all’azione le persone non disabili, con la provocazione #inMyPlace.
Il messaggio, ricorda la FISH, è evidente: “Hai mai pensato di prendere il posto di una persona con disabilità? Potrebbe essere un’esperienza illuminante e sorprendente. Scoprire che esistono barriere fisiche ma ancora prima atteggiamenti di paura e pregiudizio che ti escludono, ti marchiano. Ne usciresti con un punto di vista, qualunque esso sia, molto cambiato.”

E se non è possibile calarsi realmente e materialmente nella vita degli altri, si può però informarsi, mostrare vicinanza, essere consapevoli delle difficoltà delle persone che ci stanno introno. Per farlo, la campagna #inmyplace invita quindi ad “adottare” una o più di queste storie (raccolte nel sito www.inmyplace.it), condividendola sul proprio profilo Facebook o Twitter e prendendo così idealmente  il posto del suo protagonista. Si può scegliere di essere Gloria, 25 anni, non udente, che dice: “Porto le protesi acustiche da 10 anni. La sordità, apparentemente invisibile, è una situazione infida. Lo sguardo della gente, quando non capisci, ti uccide più di qualsiasi altra reazione. Vorrei le pari opportunità e interagire con gli altri normalmente. Sono e rimango una persona come gli altri”. O Costanza, che le barriere le ha incontrate “in famiglia”: “Io ho sempre pensato che comunque mi sarei sposata. Ma quando lo dicevo tutti mi guardavano come se fossi una povera illusa. E invece è successo. Ma non è stato facile farsi accettare dai miei suoceri che per il loro bel figlio sano non avrebbero mai voluto una donna in carrozzina”.

Il 3 dicembre, ricorda la FISH,  si celebra la Giornata internazionale per la Disabilità, e ci si augura di poter arrivare a quella data con innumerevoli scambi di posto, per poter abbattere l’ostacolo più grande, quello della paura, dove, superatala, c’è un posto per tutti.

 

Per info:
www.inmyplace.it

FishOnlus - la tua storia

www.fishonlus.it

In disabili.com:  

Perche' devono scegliere gli altri quello che un disabile puo' o non puo' fare?

La mia storia di disabile solare, perche' io non sono la mia disabilita'

Redazione


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