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"Fabo è morto alle 11.40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo". E' questo l'annuncio di Marco Cappato, dell'associazione Luca Coscioni, che aveva accompagnato ieri in Svizzera Fabiano Antoniani, in arte dj Fabo, il ragazzo che, divenuto cieco e  tetraplegico in seguito ad un incidente d'auto nel 2014, ha contribuito  a riaccendere il dibattito sulla libertà di scegliere la morte per una vita che è non vita, appellandosi direttamente al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Solo ieri l'annuncio del trasferimento in una clinica Oltralpe dove Fabo si stava sottoponendo alle visite mediche previste dai protocolli.
Nei suoi appelli, pubblicati in video con la voce della sua compagna poiché lui non riusciva quasi a parlare, Fabo spiegava di non essere depresso e di mantenere il senso dell'ironia, ma di sentirsi umiliato dalle proprie condizioni: immobile e al buio, considerava la propria condizione insopportabile, consapevole che potrebbe durare per decenni. Così in una parte del suo video:“In questi anni ho provato a curarmi, anche sperimentando nuove terapie, purtroppo senza risultati. Da allora mi sento in gabbia. Non sono depresso, ma non vedo più e non mi muovo più. Da più di due anni sono bloccato a letto immerso in una notte senza fine. Vorrei poter scegliere di morire, senza soffrire”.