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La donna ha diritto al parto in totale anonimato e sicurezza in ospedale, dove può non riconoscere il neonato, che verrà curato e potrà essere preso in adozione. Compie 10 anni il progetto Ninna Ho

La donna che decide di non tenere il bambino che ha appena partorito o sta per partorire può essere mossa dai più diversi motivi: spesso è sola, in difficoltà psicologica, economica, sociale. Si tratta di una scelta dolorosissima che va ascoltata e non giudicata, accompagnata contemporaneamente da tutti quelli che sono gli strumenti per la tutela del neonato e della salute della stessa donna.  


I NUMERI - I numeri dell’Osservatorio Nazionale SIN rilevano che in Italia circa 1 bambino su 1.000 non viene riconosciuto. Il 37,5% delle donne che non riconoscono al parto il loro bambino sono italiane, e nel 48,2% dei casi hanno un’età compresa tra i 18 e i 30 anni.

IL DIRITTO AL PARTO IN ANONIMATO
- La legge italiana vigente (il DPR 396/2000) consente alle future mamme (sia italiane che straniere) di partorire in anonimato e sicurezza (sia per lei che per il nascituro), presso tutte le strutture ospedaliere pubbliche.
La legge consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato (DPR 396/2000, art. 30, comma 2) affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. Il nome della madre rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”. A quel punto viene subito segnalato alla Procura della Repubblica, presso il Tribunale per i minorenni, la presenza di un neonato non riconosciuto, così da poter aprire un procedimento di adottabilità per procedere alla individuazione di una coppia idonea all’adozione del piccolo, in tempi rapidi.

LE CULLE NINNA HO - Inoltre, per contrastare il fenomeno dell’abbandono, oltre all’anonimato per le donne che lo chiedessero, in alcune città d’Italia sono state posizionate delle culle termiche ad apertura elettrica nelle quali la madre può lasciare il bambino. Le culle sono dotate di sensori e video sorvegliate h 24 per consentire l’immediato intervento del personale medico per la verifica delle condizioni di salute del piccolo. Si tratta delle culle termiche del progetto Ninna Ho, il primo progetto nazionale contro l’abbandono neonatale, nato da un’idea della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus e del Network KPMG in Italia, che ha compiuto 10 anni.

IL PROGETTO NINNA HO – Il progetto Ninna Ho, che ha  ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute, della Società Italiana di Neonatologia (SIN) e della Società Italiana di Pediatria (SIP), ha contribuito negli anni alla diffusione della conoscenza della legge italiana che tutela e protegge l’anonimato delle donne che partoriscono, ed ha inoltre donato alcune di queste culle termiche posizionate in un luogo facilmente raggiungibile e defilato di alcuni ospedali italiani, allo scopo di offrire un’alternativa alle madri che, per gravi motivi, arrivano alla dolorosa decisione di separarsi dal proprio bambino. In tal senso le culle rappresentano un aiuto e una speranza per scongiurare gesti disperati, come l’abbandono per strada o nei cassonetti.

DOVE SI TROVANO LE CULLE TERMICHE - In 10 anni sono stati 6 i bambini affidati alle culle termiche Ninna Ho (quindi salvati), su un totale di 26 casi di abbandoni neonatali saliti alla cronaca.

Le culle ninna ho sono state donate ai seguenti ospedali:
-  Policlinico Federico II di Napoli,
- Ospedale del Ponte di Varese,
- Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma
- Azienda Ospedaliera di Padova
- Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze.

La Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e il Policlinico Casilino di Roma aderiscono al Network degli ospedali Ninna Ho per Campagna Informativa, in quanto già dotati della propria culla termica.

Redazione