Menu

Tipografia
omini di carta si tengono per manoIn un libro teorie, proposte ed esperienze per l'aggiornamento degli operatori

Un appuntamento all'Auditorium Parco della Musica a Roma. In programma, un repertorio di brani classici. A eseguirli, musicisti dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ragazzi di un istituto scolastico romano, e loro: gli ospiti di un centro diurno della Capitale. Tutti insieme sul palco, in un'esperienza ripetutasi negli anni, premiata con un successo di pubblico. È un esempio di come si dovrebbe progettare un'attività in un centro diurno, ovvero con l'impegno concreto ad aprirsi "verso l'esterno", incontrando la cittadinanza. Un concetto, questo, che ricorre nel libro Non tanto diversi Attività nei centri diurni per persone adulte con disabilità . Teoria e buone prassi.

copertina libro non tanto diversiPubblicato dalla casa editrice Franco Angeli, il saggio è il frutto del lavoro a quattro mani di due professioniste, con anni di esperienza maturata in diverse realtà romane: Laura Piccinino, educatrice coordinatrice, e Carla Santa Maria, psicologa e psicoterapeuta. Il libro raccoglie oltre dieci anni di note e riflessioni sulle attività svolte, e offre così agli operatori una serie di spunti per aggiornarsi sulla loro professione. Si colmano così le lacune che la letteratura specifica ha mostrato finora. Il volume è diviso in due parti. Nella prima, le autrici raccolgono i costrutti teorici, e presentano la loro idea su come dovrebbe essere organizzato un centro diurno, parlano di sentimenti emozioni e qualità della vita. Nella seconda parte si descrivono alcune esperienze, attraverso il racconto e le testimonianze di operatori e tecnici esterni che vi hanno partecipato.

Suggerimenti non da ripetere, ma per abituarsi a riflettere con l'obiettivo di aprirsi alla realtà che ci circonda, fatta da esperienze comuni a tutti. Il contesto nazionale, ricordano le autrici, è assai variegato, e si muove tra due versanti. "Da una parte - commenta Laura Piccinino - si pensa ad attività solo in chiave ludica, che si ripetono negli anni nello spazio chiuso del centro. Dall'altra parte si segue un orientamento di carattere riabilitativo, terapeutico, e questo può essere rischioso, perché così si tende a vedere il centro diurno come un luogo di cura in cui si svolgono attività   a carattere prevalentemente sanitario anziché per il piacere di praticarle". Le attività devono essere significative per la persona, attente alla disabilità , in genere grave, finalizzate per quanto possibile all'inclusione sociale. "Parliamo di attività come ad esempio il minibar, il giornalaio, il servizio informazioni - descrive Carla Santa Maria - Si tratta di occupazioni con un carattere di utilità , seppur non concepite come un vero e proprio lavoro".

Le autrici citano in particolare le esperienze vissute direttamente, nelle quali gli ospiti non sono presenti nei centri tutti i giorni della settimana, ma solo quando sono previste le attività ritenute più adatte a loro. A seconda del progetto individuale, i gruppi sono formati da alcuni ospiti, così ad esempio uno di questi, coinvolto in varie attività , si trova a confrontarsi con più persone di volta in volta. Nel caso invece di chi ha disabilità lievi, si possono proporre apposite attività di socializzazione: ad esempio, una persona che al mattino segue un tirocinio lavorativo, al pomeriggio può iscriversi a un gruppo di cineforum, frequentare un club di amici, un corso di canto.

Gli operatori possono trovare una fonte di stimoli dai cittadini e dai professionisti esterni coinvolti nelle attività . "Si genera entusiasmo, voglia di fare, di mettersi in gioco", sottolinea Laura Piccinino. Una carica propositiva che si unisce alle "sempreverdi" competenze richieste agli operatori, ovvero la capacità di "creare una buona relazione con le persone con disabilità , soprattutto con chi mostra comportamenti problematici - commenta Carla Santa Maria - Bisogna saper cogliere i segnali, di chi ha difficoltà di comunicazione". Importante, dunque, il confronto, il lavoro in équipe, la condivisione con le famiglie e l'aggiornamento sul fronte "emozioni-relazioni-interazioni".

Quanto ai segnali da cogliere in generale, all'educatore è richiesta sempre più una dote: la curiosità , rivolta a tutto ciò che succede e interessa nella città in cui si trova il centro diurno. "Come un manager che deve trovare risorse per rilanciare l'azienda, così l'operatore deve armarsi sempre più di fantasia, immaginazione - precisa Laura Piccinino -. Bisogna lavorare in rete, cercare proposte che, a partire dagli interessi delle persone, diventano un progetto. Attività che diano soddisfazione sia agli operatori che alle persone disabili. Se così non fosse, non è il caso di portarle avanti".

Le autrici citano ancora la loro esperienza. Guardandosi attorno hanno osservato che, ad esempio sono ben poche le persone adulte che si dedicano alla pittura, mentre è molto più gradita l'uscita a mostre ed esposizioni. Questo vale anche per gli ospiti di un centro diurno. Con la stessa ottica, quella di realizzare attività per adulti, sono nati gruppi di trekking, di cucina, scuola di calcio, cortometraggio, piscina, uscite dal parrucchiere di zona, per ricordare che "è bello farsi belli".

Certo, in momenti di difficoltà economiche come ora, trovare contributi per mettere in pratica le varie proposte non è semplice. Prendendo però spunto da un concetto del libro, l'importante è "non farsi limitare dai limiti". La sfida è dunque accordare idee e risorse. Trovare insomma un'armonia, come quella protagonista all'Auditorium di Roma.


IN DISABILI.COM:

OPERATORI CEOD, 'QUELLO CHE CONTA E' LA MOTIVAZIONE'


Roberto Bonaldi