Menu

Tipografia

badante e anzianaLa “badante media” ha tra i 45 e i 64 anni, viene dall’Est-Europa e lavora più del massimo previsto per legge

Nove ore al giorno, in alcuni casi per 7 giorni su 7, per soli 4 euro l’ora. È quanto guadagna una badante in Italia per un lavoro di cura che sta diventando sempre più gravoso per le lavoratrici. A rilevarlo l’indagine “Viaggio nel lavoro di cura” promossa da ACLI Colf e realizzata da IREF-Istituto di Ricerche Educative e Formative.

L’indagine è stata svolta per comprendere le trasformazioni del lavoro domestico in Italia negli anni della crisi economica e ha previsto due moduli: il primo preparatorio, realizzato attraverso focus group con le lavoratrici e il secondo, realizzato attraverso un’indagine con questionario strutturato.

I NUMERI DEL FENOMENO - Secondo lo studio, condotto su oltre 800 lavoratrici residenti in 177 comuni italiani, l'assistente familiare in Italia è per lo più donna (94%), ha un'età compresa tra i 45 e 64 anni, proviene soprattutto dall'Est-Europa (64,8%, di cui 25% dalla Romania, 25% dall’Ucraina e 7,4% dalla Moldavia), ha un titolo di studio mediamente alto e abita nella casa della persona che assiste. Il 51,3% delle intervistate fa la badante da più di 5 anni e nel 60 per cento dei casi la lavoratrice coabita con la persona che assiste. Il 64,6% del campione fa un numero di ore superiore al massimo previsto dal contratto nazionale di lavoro (54 ore settimanali per una lavoratrice assunta full time): in pratica, due lavoratrici su tre lavorano più del massimo previsto dalla legge. Nel 76,5% dei casi il rapporto di lavoro è regolato da un contratto scritto, ma il 51,1% delle intervistate dichiara un qualche livello di irregolarità contributiva, con il 15% che afferma di non aver ricevuto nessun versamento contributivo. Orari di lavoro lunghi, difficoltà a contrattualizzare il rapporto, mancata contribuzione previdenziale sono le spie di una condizione lavorativa che, nei casi più estremi, può arrivare a connotarsi in termini di sfruttamento.


STUDI E FORMAZIONE - Secondo lo studio, inoltre, una badante su tre è andata all'università e una su cinque ha conseguito la laurea. Oltre la metà delle intervistate, però, ha studiato almeno nove anni, terminando in pratica quella che corrisponde alla scuola secondaria superiore. Un 22,4% di badanti, indipendentemente dagli studi, ha avuto un'esperienza formativa in campo medico-infermieristico e una su tre ha fatto un corso di formazione specifico in Italia.

I COMPITI - Quasi la metà  delle lavoratrici afferma di occuparsi completamente da sola dell’assistenza di persone non autosufficienti, senza il supporto di altre figure assistenziali come assistenti domiciliari, infermieri e assistenti sociali. La badante è una sorta di factotum alla quale si chiede di espletare compiti eterogenei e non necessariamente connessi con l’assistenza alla persona – spiega lo studio -. Basti pensare che il 43,2% delle intervistate afferma di svolgere anche lavori per la famiglia di appartenenza della persona che assiste e, in un caso su quattro, senza che per questi compiti aggiuntivi venga corrisposta alcuna integrazione economica.

RETRIBUZIONE MEDIA - Sul fronte delle retribuzioni, la stima ottenuta tramite la combinazione del calendario lavorativo (una serie di domande sull’orario lavorativo nei sette giorni della settimana) e l’ammontare complessivo dello stipendio mensile, evidenzia che in media le badanti guadagnano 800 euro al mese, risultato di una retribuzione oraria di 4 euro (valore mediano). Le badanti coresidenti guadagnano in media 3,75 euro l’ora, le non coresidenti 4,32 euro. È evidente che il lavoro in coabitazione implichi un impegno orario nettamente superiore, per cui chi coabita guadagna un poco di più, lavorando molto di più.

DIFFERENZA NORD_SUD - A livello territoriale, ci sono altre differenze significative: se nel Centro-Nord la retribuzione media è di 4,20 euro, nel Meridione si scende a 2,70. Proiettando su un orario di 54 ore settimanali i due dati citati, si ottiene un gap salariale fortissimo: poco più di 900 euro per le lavoratrici del Centro-Nord, 540 euro per le meridionali. Scendendo lo stivale in pratica si perde circa il 40% del salario.

A influire in negativo, sulla retribuzione oraria sono anche altre variabili, come la dimensione della città e, ovviamente, lavorare o meno in co-residenza. Il combinato di questi due elementi da come risultato che una badante coresidente occupata in un comune non capoluogo di provincia guadagna 3,86 euro all’ora. Al contrario una lavoratrice non coresidente che vive in una città metropolitana riesce a portare a casa 5 euro l’ora.

Considerando, invece, solo la ripartizione geografica si ha che in un piccolo comune del Sud Italia il guadagno orario è di 2,69 euro, mentre in una grande città del Nord 4,50, con una differenza di 1,80 euro. I dati dunque evidenziano divari territoriali sia tra Nord e Sud, sia tra città e paese, con la co-abitazione che rafforza, in entrambi i casi, gli scalini retributivi.

Sintetizzando al massimo le indicazioni ottenute dalle interviste, va rilevato che le retribuzioni orarie appaiono fortemente schiacciate sui minimi retributivi previsti dal CCNL e, in alcuni casi, sono anche significativamente inferiori.


PER INFORMAZIONI:

Il blog delle Acli Colf

PER APPROFONDIRE:

Sintesi Ricerca “Viaggio lavoro di cura”

IN DISABILI.COM:

ASSISTENTI FAMILIARI: AUMENTA LA RICHIESTA MA SI RIDUCE LA SPECIALIZZAZIONE

NON AUTOSUFFICIENZA IN VENETO: SULLE SPALLE DELLE FAMIGLIE IL 45% DELLA SPESA


Alessandra Babetto