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25 donne con disabilità ricoverate nel reparto di psichiatria di una struttura nel foggiano erano vittime di vessazioni, maltrattamenti, violenze anche sessuali. 30 le misure cautelari a OSS e infermieri. ANFFAS auspica, oltre alle necessarie misure di controllo, "il pieno e totale superamento di questo tipo di strutture, attraverso una progressiva transizione verso soluzioni per l'abitare inclusive ed atte a scongiurare il ripetersi di queste odiose situazioni"  

Ieri la cronaca ci ha riportato dei fatti agghiaccianti che sarebbero avvenuti ai danni di donne con disabilità ricoverate nel reparto di psichiatria della struttura Don Uva di Foggia: donne picchiate, maltrattate, vessate da operatori sanitari, infermieri e ausiliari. Trenta persone in tutto tra arrestati e raggiunti da misure cautelari, ovvero con obbligo di dimora e divieto di avvicinamento alle vittime. Le accuse sono terribili, aggravate anche da fatto che queste violenze sono state perpetrate ai danni di persone gravemente disabili, oltre all'aver agito con crudeltà e approfittando dello stato di minorata difesa delle vittime.

LE VIOLENZE INAUDITE
Si parla di maltrattamenti aggravati, sequestro di persona, violenza sessuale, favoreggiamento personale nei confronti di almeno 25 pazienti ricoverate: tutte donne tra i 40 e i 60 anni in condizioni di incapacità e o di inferiorità fisica o psichica ricoverate nel reparto femminile di psichiatria di lunga degenza della struttura.
Le giornate di queste donne erano fatte di violenze inaudite: le pazienti venivano colpite con schiaffi e pugni al volto, trascinate per corridoi, afferrate per i capelli. Si parla anche di abusi sessuali che sarebbero stati compiuti da un operatore su una paziente e l’accusa ad un Oss che avrebbe indotto un paziente a violentare una donna.

VERIFICHE ALL’APPROPRIATEZZA DEL RICOVERO
Agghiacciante, definisce l’episodio Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas, a cui si aggiunge la voce di Angelo Riccardi, Presidente di Anffas Puglia e Basilicata, commentando la notizia ed esprimendo piena solidarietà e vicinanza alle persone oggetto di tanta violenza e nella speranza di vedere severamente puniti gli autori, ringraziando le forze dell'ordine e la magistratura per il pregevole lavoro svolto, ma chiedendo anche verifiche ed interventi.
Di fronte a questi fatti inauditi, ANFFAS chiede alle autorità competenti di procedere ad una verifica anche rispetto all'adeguatezza della struttura in questione al progetto di vita delle persone interessate e da chi sia stato ritenuto appropriato un ricovero in tale struttura psichiatrica, specie se in presenza di Persone con disabilità Intellettive e del Neuro sviluppo, nonché se i tutori, curatori o amministratori di sostegno, di tali persone, si siano curate di ciò.

DEUMANIZZAZIONE DEI SERVIZI PER PERSONE DISABILI
Quello di Foggia è un altro caso, drammatico ed inaccettabile. Un altro, appunto, purtroppo non l’unico.
ANFFAS torna quindi a ribadire che tutto ciò accade anche a causa delle gravi carenze che riguardano questo particolare ambito. Infatti sempre più spesso assistiamo all'affermarsi di modelli tendenti a deumanizzare i servizi per le persone con disabilità, perseguendo il massimo risparmio o il massimo ricavo, piuttosto che avere quale prioritario obiettivo quello di garantire, alle stesse, la migliore qualità di vita possibile, rispettando i loro diritti e la loro dignità.

VERIFICHE ALLA IDONEITÀ DEL PERSONALE
Tra le criticità segnalate da ANFFAS, la mancanza di idonei sistemi volti a rilevare e verificare che gli operatori siano in condizioni di equilibrio psico-fisico idonee, anche in relazione alla particolare condizione delle persone di cui si devono prendere cura e carico.

MASSIMA TRASPARENZA CON FAMILIARI E TUTORI
Allo stesso scopo ANFFAS ritiene necessario rimuovere ogni impedimento volto a limitare la possibilità, da parte di familiari, amministratori di sostegno o tutori di accedere a questo tipo di strutture, che devono diventare autentiche "case di vetro", ed avere così una maggiore possibilità di poter verificare che le persone non siano oggetto di trattamenti segreganti o degradanti o sottoposti a violenze, abusi, torture, maltrattamento o molestie di varia natura.

INSTALLAZIONE DI SISTEMI DI VIDEOSORVEGLIANZA
Infine, allo stesso scopo, ANNFAS lancia la richiesta che vengano rimossi tutti gli impedimenti, anche normativi, relativamente alla possibilità di installazione di sistemi di videosorveglianza, attiva 24h, per consentire un controllo, anche da remoto, in tutti gli spazi delle strutture, in ogni momento della giornata.

Ma, al di là di questi interventi, atti a ridurre, scoraggiare, olte che eliminare casi come quello di Foggia, la vera priorità - sottolinea ANFFAS - e non ci stancheremo mai di ripeterlo, è il pieno e totale superamento di questo tipo di strutture, attraverso una progressiva transizione verso soluzioni per l'abitare inclusive ed atte a scongiurare il ripetersi di queste odiose situazioni che vedano il pieno ed attivo coinvolgimento delle famiglie delle loro associazioni maggiormente rappresentative e degli Enti di Terzo Settore".

Redazione

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