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Sì, questa volta parliamo di sofferenza.
Lo devo a tutti quelli che stanno entrando in questo nuovo mondo che è la disabilità magari in seguito a un incidente stradale, ma anche a coloro che ci sono dentro da molto, per i quali quindi l'argomento non è una novità.

C'è chi ha subìto un incidente (non sempre un sinistro: basta un tuffo in mare perché la vita prenda un'altra strada…), che lo condizionerà per tutta la vita; ma anche chi si ritrova disabile per una bastarda malattia; e altre mille cause, che alla fine ci avvicinano tutti. La disabilità è la cosa più democratica che ci sia: ci avevate mai pensato?

Quando il dolore fisico è così lacerante che non si sa se è più forte lui o la disperazione per ciò che si sta vivendo, quando vi dicono che la vostra volontà è determinante, sappiate che sono tutte BALLE. Lo stato d'animo aiuta molto, ma i miracoli sono un'altra cosa, è bene saperlo.

Ebbene lo ammetto, fino ad oggi ho preferito glissare. Parlare di tutto ciò che ancora si può fare, che è davvero molto: qualsiasi sia la condizione di handicap, io ho sempre cercato di spronare, di far vedere l'altra faccia della medaglia. Quella che nello sconforto è offuscata, avvolta dalla nebbia molto più intensa di quella vera che spesso provoca catastrofi stradali. Ho sempre cercato di far capire che si può convivere "facilmente" anche con una disabilità, che si possono avere soddisfazioni professionali. Ho insistito nel sostenere che si può avere una vita amorosa bellissima, dare il proprio importante contributo alla società,  e via dicendo. E badate bene ne sono ancora più che convinto: ne sono certo.

Ma ho rimosso, oscurato, quasi non esistesse il momento della sofferenza, che invece indubbiamente per un tratto più o meno lungo ci avvolge, e che volenti o nolenti dobbiamo attraversare.

E' arrivato il momento di chiedere venia a tutti quelli che erano in piena sofferenza, e che ho voluto appositamente non vedere, far finta che non esistessero. A fin di bene sia chiaro! Ma comunque privati di voce... E' per loro che sto scrivendo questo articolo, ma anche per me stesso: io sono oggi il frutto anche di quell'enorme sofferenza e disperazione che però, grazie a Dio, non mi ha portato verso il fondo come fa una grossa pietra a collo in mare… Ma mi ha dato quella sensibilità che oggi molti mi riconoscono, di molto sopra la media, e che mi permette di vedere e sentire cose che altri nemmeno immaginano.

Come far finta di non saper cosa voglia dire mesi e mesi stesi su un letto a veder soffitti: riconoscerli tutti, quelli delle stanze come quelli degli interminabili corridoi attraversati per fare lastre, esami, prelievi, quasi sempre a dir poco molto dolorosi… Carne da macello perché vi assicuro questo ci si sente...

Il tempo si dilata, cambia, scandito come è da colazione pranzo cena. E poi sveglia, (chissà per quale motivo sempre all'alba in ospedale), pianti, urla di dolore, disperazione di padri, mogli, fratelli, amici… Credetemi un vero viaggio nell'inferno dell'umanità. Provate a varcare le porte di un ospedale, con occhi e orecchie attente. Vedrete non potrete non darmi ragione…. 

Temere anche quei piccoli attimi tra un antidolorifico e un altro in cui sembri non aver dolori, perché sai che poi torneranno più forti di prima senza sapere se sarai in grado di sopportarli ancora…

E' difficile da credere, mentre si vivono quei momenti  (io lo so), ma se la morte non ci porta via con lei, finiranno i tormenti, finiranno i dolori, si tornerà a vivere magari un modo diverso ma senza quella tremenda sofferenza. Almeno per la gran parte delle persone...

La vita non sempre riserva ciò che uno si aspetta; forse non mi userò più violenza e non parlerò ancora di sofferenza, ma spero vivamente che questo articolo serva anche ad un solo lettore a ritrovare la forza per tornare a credere in una vita dignitosa…

Anche questo fa parte della nostra vita, e io non potevo tacerlo.

Altri interventi in cui abbiamo parlato anche della sofferenza:

LA NASCITA DI UN FIGLIO DISABILE

'CRUDELE DOLCISSIMO AMORE', IL CORAGGIO DI VIVERE

UNA VOCE DAL BUIO 


[Valter Nicoletti]