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Una cosa è certa: chi ha sentito anche solo per un giorno l’emarginazione e la solitudine sulla propria pelle, capisce quanto è importante combattere quest’ingiustizia. Ingiustizia che i più sfortunati del mondo sentono addosso tutti i giorni, ingiustizia che in Cambogia è riservata ai disabili e ai bambini di strada. Ed è così che un disabile si è messo al servizio dei bambini di strada di Sihanoukville, cittadina sulla costa sud occidentale della Cambogia. Eve Sao Sarin, direttore di M’Lop Tapang, centro di accoglienza per bambini di strada, non resta chiuso tra le mura del Centro, ma ogni giorno va incontro ai bambini, sulla strada, per tentare di strapparli a un futuro troppo ingiusto.

Ma come ci è arrivato un povero pescatore che lavorava su una barca thailandese a dirigere un centro con 40 operatori e 500 bambini?
La vita di Sarin è stata segnata da avvenimenti tragici, che all’apparenza lo hanno distrutto, ma che in seguito si sono rivelati segni del destino, lo stesso destino che lo ha portato ad occuparsi dei bambini bisognosi, lo stesso destino che accomuna chi ha messo la propria vita a disposizione degli altri.

Sarin nasce 27 anni fa in un villaggio a 30 km da Sihanoukville e cresce in una famiglia molto povera, ma con genitori onesti e integri, in una Cambogia corrotta e materialista. A 18 anni, non avendo i soldi per pagare il diploma, – sì, in Cambogia il diploma di maturità si paga, se non hai i soldi non vieni promosso – lascia il villaggio e inizia a fare il pescatore, su una barca thailandese, clandestino, per tentare di guadagnare un po’ di più. A 20 la prima tragedia: una rete gli rompe l’avambraccio sinistro. Non c’è possibilità di curarlo, si deve amputare. Sarin si ritrova così in un ospedale in Thailandia e nessuno della sua famiglia sa cosa gli è successo. È completamente solo e senza un braccio. Dopo l’intervento, il capitano della barca su cui lavorava lo riporta in Cambogia. E così inizia l’emarginazione. In Cambogia i disabili sono abbandonati, a se stessi e da tutti. Nessuno si fida di loro, né il governo né la comunità, vigono pregiudizio e diffidenza. Il governo non li tutela, anzi li discrimina: ad esempio, l’accesso all’impiego pubblico è loro negato. E trovare lavoro è quasi impossibile. Anche gli amici abbandonano Sarin, ma lui non si lascia scalfire da tanta indifferenza e trova un altro lavoro: aiuta i contadini nei campi. La sua protesi è troppo grande, gli cade dal braccio e lui la tiene su con un elastico. È sempre più ferocemente determinato ad imparare. Con i genitori va nella foresta a raccogliere legnetti per fabbricare le scope e con i 5 dollari al mese guadagnati, riesce a comprarsi una bicicletta per andare a studiare inglese in una cittadina vicina. La famiglia continua ad aiutarlo: vende due polli per comprare una radio con cui Sarin si può esercitare ascoltando Radio Asia.

E il cambiamento arriva: una ONG locale gli offre una nuova protesi e gli propone un posto come Social Worker per disabili. Inizia a lavorare, ma con l’11 settembre i donatori americani tagliano i fondi e Sarin finisce a fare il custode in un ristorante. Finché incontra la fondatrice di una piccola organizzazione di aiuto ai più poveri. Qui Sarin studia, impara meglio l’inglese e lavora con i bambini.  Decide di occuparsi dei bambini di strada. Dopo un incontro con i responsabili di M’Lop Tapang, centro di accoglienza per bambini di strada sostenuto dalla Fondazione "aiutare i bambini", inizia a lavorare al centro e oggi ne è il direttore.  Tutti lo conoscono e sanno quello che sta facendo per i bambini. Lo rispettano.

Con Sarin è cambiata un po’ l’opinione della comunità sui disabili. Si è mosso qualcosa nel sentire comune. Un punto di partenza per una maggior consapevolezza della gente sulla realtà dei disabili cambogiani, un esempio per tutti.
L’incidente ha portato Sarin a un diverso approccio mentale: prima usava il suo corpo per lavorare, nei campi e sulle barche, per guadagnare soldi per la sua famiglia. Ora usa la mente, per imparare più che può e aiutare gli altri, i bambini di strada. Anche se la sua storia è triste e difficile, ora Sarin è fiero di se stesso e dell’aiuto che può dare. Ridendo, dice che quella rete gli ha cambiato la vita. E guardando il figlio appena nato aggiunge: “In meglio!”.


Per info: 
Lorenza Zelante e Luisa Bruzzolo
Fondazione ‘aiutare i bambini’ - Onlus
Via Ronchi, 17 - Milano
Tel. 02.70603530
Fax 02 70605244
E-mail: ufficiostampa@aiutareibambini.it
www.aiutareibambini.it


“Aiutare i bambini” è una fondazione privata italiana, laica e indipendente. E’ nata nel 2000 con l’obiettivo di dare un aiuto concreto ai bambini poveri, ammalati, senza istruzione, sfruttati ed emarginati.“Aiutare i bambini” interviene in Italia e nel mondo con progetti di accoglienza, assistenza sanitaria, educazione e adozione a distanza e in sei anni di attività ha dato sostegno a 86.670 bambini con la realizzazione di 304 progetti in 54 Paesi del mondo. La Fondazione opera anche grazie all’intervento di 500 volontari italiani e il suo bilancio sociale è pubblico e certificato.

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