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Grazie all’interazione con gli animali, adulti e bambini possono migliorare disagi psicofisici dovuti a malattie, violenze domestiche, calamità naturali e traumi come l’attentato terroristico dell’11 settembre.
“Ventimila persone coinvolte nella tragedia dell’11 settembre negli Stati Uniti si sono sottoposte a Pet Therapy, ottenendo nella maggior parte dei casi – specie nei bambini - un considerevole miglioramento dello stato psicologico”.
Lo ha rivelato la studiosa americana Maureen Fredrickson, fondatrice di Animal System, organizzazione specializzata nell’assistenza terapeutica con animali.
L'esperta è intervenuta al convegno “Un Animale per tutti”, organizzato dalla Regione Trentino-Alto Adige in collaborazione con la comunità trentina di San Patrignano.
Molto interessanti gli argomenti trattati nei due giorni di lavori congressuali, che hanno visto una forte partecipazione di giovani professionisti del settore.

Cani & adolescenti: un rapporto d’amore che aiuta a crescere tra le difficoltà della vita.
Quanto può incidere nella formazione della personalità di un adolescente la presenza di un animale da compagnia e, in particolare, di un cane?
A questa domanda ha risposto Fernando Ferrauti, Direttore Dip. 3D dell’A.S.L. di Frosinone. Ferrauti ha condotto con la propria équipe una ricerca focalizzata sulla possibile influenza che la presenza di un cane ha rispetto al “rischio di caduta” di un giovane in problematiche di carattere psico-sociale, come ad esempio la dipendenza da droghe.
Assodato che l’interazione uomo-animale produce effetti positivi, bisognava dimostrare che potesse essere in grado di aumentare  le capacità soggettive d’orientamento e di controllo degli individui. Sono stati costituiti così due gruppi, ognuno composto di 1.000 giovani fra i 16 e i 25 anni, omogenei rispetto alle principali variabili socio-anagrafiche.
L’unica differenza che li contraddistingueva riguardava l’uso o meno di sostanze psicotrope: il primo gruppo era composto da soggetti che ne avevano assunto o ancora ne assumevano in modo continuativo, il secondo da soggetti che non avevano mai sviluppato condizioni di dipendenza da tali sostanze.
Ebbene, tra i risultati più interessanti emersi, c’è il dato che nel secondo gruppo è risultata particolarmente alta la percentuale di coloro che, fra i 2 e i 18 anni, hanno posseduto un cane per un lungo periodo di tempo, con il quale si è instaurato un rapporto fortemente significativo.
Ne consegue che esiste una correlazione diretta fra il possesso di un cane nell’età della formazione della personalità e la riduzione del rischio di coinvolgimento del giovane padrone in problematiche psico-sociali quali, ad esempio, quelle derivanti dall’uso di sostanze psicotrope.
Un risultato particolarmente importante poiché evidenzia i possibili effetti  favorevoli che un animale può avere sulle disposizioni psicologiche e sociali di un gruppo, quale quello degli adolescenti, per antonomasia definito “vulnerabile”. 
I cane infatti fa sentire il giovane “accettato a priori”, lo desidera per com’è, gli è fedele al di là dei suoi inevitabili errori e, soprattutto, lo ama disinteressatamente.
Soggetti unici ed irripetibili, non solo portatori di handicap.
Questo il principio di fondo che sottende al progetto “Cani da Vita”, condotto dalla sede trentina di San Patrignano in collaborazione con ANFFAS Trento (Associazione Nazionale di Famiglie di Disabili Intellettivi e Relazionali) e AIUCA (Associazione Italiana Uso Cani d’Assistenza).
Iniziato nel 1997 quasi per scommessa, il progetto è diventato una realtà in costante sviluppo che coinvolge 32 persone, 8 centri socio-educativi di persone diversamente abili e 15 cani.
La Terapia Assistita dall’Animale – racconta Marco Defranceschi, dell’ANFFAS di Trento e relatore al convegno “Un Animale per tutti” – è un approccio che non guarda ad ogni costo alla rimozione del deficit e che anzi stimola il soggetto disabile ad attivarsi in modo autonomo per superare, spesso con fatica, l’opposizione causata dal deficit e ricercare la voglia di fare, di muoversi e di instaurare relazioni positive”.
Il progetto, finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento, prevede l’assistenza di cani a bambini, ragazzi e adulti affetti da cerebropatia, sindromi genetiche e cromosomiche (sindrome di Down) e insufficienza mentale.
Non vogliamo creare false illusioni – ha aggiunto Luigi Sangalli, Pedagogista Scienze Motorie dell’Università di Verona - ed è importante sottolineare come  la Pet Therapy sia  una terapia  che deve essere fatta insieme a tutti gli altri interventi riabilitativi previsti per la patologia in questione.
Non arriva a guarire, in  quanto gli utenti da noi trattati presentano deficit intellettivi dalla nascita, ma migliora in modo continuo e costante il loro quadro psicologico, fisico, affettivo, cognitivo e relazionale”.
I cani coinvolti nel progetto sono sia cani meticci che Labrador.
Quando abbiamo iniziato – racconta Federico Samaden, responsabile della comunità trentina di San Patrignano – la nostra intenzione era di recuperare i cani abbandonati, ma molti di loro purtroppo, avevano avuto esperienze tali che non consentivano il giusto approccio con i disabili”.
Il progetto “Cani da vita” ha la supervisione di Enzo Bincoletto, neuropsichiatra Infantile di Trento e vede partecipi pedagogisti, fisioterapista, veterinari, educatori professionali, conduttori e addestratori.
Ruoli, quest’ultimi, svolti dai ragazzi di San Patrignano, che grazie a questo impegno hanno scoperto  la gioia di aiutare altre persone che vivono situazioni di disagio e difficoltà.

Il Birdwatching indicato per i bambini audiolesi o maltrattati.
L’osservazione degli uccelli in natura, conosciuta come birdwatching, può influire sulla crescita psico-fisica e sul processo di abilitazione alla comunicazione di bambini audiolesi.
Questo l’importante risultato ottenuto da uno studio condotto da Patrizio Fontana, veterinario di Taranto e relatore al convegno trentino.
Il birdwatching – ha raccontato Fontana – è stato proposto anche ad una comunità di ragazzi dai 10 ai 16 anni ospiti di un orfanotrofio, assegnati dal tribunale dei minori per maltrattamenti. Ciò che è stato interessante scoprire – racconta Fontana – è che i ragazzi, dopo un primo impatto distruttivo verso l’ambiente, sono passati ad un approccio silenzioso e attento alla natura.
E’ stata una della rare volte che i ragazzi si preoccupavano di non arrecare danno a qualcosa di estraneo alla loro persona
”.

Ed  infine si è parlato di Pet terapy.
La Pet-Terapy, teorizzata nel 1961 dallo psicoterapeuta infantile Boris Levinson, fa la sua comparsa in Italia a partire dal 1987.
Il termine indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico.
Occorre distinguere tra A.A.A (Attività Assistite con Animali) e T.A.A. (Terapie assistite con animali).
La prima consiste nell’applicazione di interventi di tipo ricreativo e/o terapeutico con l’obiettivo primario di migliorare la qualità della vita di alcune categorie di persone, ad esempio anziani, non vedenti, malati terminali.
La T.A.A. è una terapia di supporto che integra, rafforza e coadiuva le terapie normalmente effettuate per il tipo di tipologia considerato.
Gli animali abitualmente coinvolti nella Pet Therapy sono cani, uccelli, pesci, criceti, conigli, asini, capre, mucche, cavalli e delfini.
Vengono scelti ed affiancati ai pazienti in base a caratteristiche precise che tengano conto sia dell’indole e del tipo di addestramento che l’animale ha ricevuto che della preferenza della persona e delle sue esigenze psicofisiche.
La Pet Therapy coinvolge diverse figure professionali - mediche, paramediche, sociologi, addestratori e allevatori - che devono interagire tra loro creando una base di conoscenze comuni, transdisciplinari.

INFO
Ufficio Stampa Studio Eidos sas
Tel. 049 8910709
E-mail talarico@studioeidos.it

in collaborazione con

Ufficio Stampa Regione Autonoma Trentino-Alto Adige
Tel. 0461 201251
E-mail  press@regione.taa.it