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Affettività e sessualità sono componenti fondamentali nella vita di tutti.
Anche delle persone con disabilità intellettive. Lo sanno bene i familiari, gli operatori, e tutte le persone che conoscono bene questi "invisibili" della nostra società. Una necessità dunque, e assieme un problema di cui non si parla.
Lo fa invece il convegno "Affettività e sessualità nelle persone con disabilità intellettiva", in programma per sabato 20 maggio, dalle 9 alle 13, presso il teatro Eden di Treviso (via Monterumici).
Non un convegno improvvisato: vengono presentati i risultati di un lavoro durato due anni, e che ha coinvolto famiglie, operatori e volontari mediante un questionario distribuito a 587 persone. A tirarne le somme poi il gruppo di lavoro dedicato, e composto da Fondazione "Il nostro domani" Onlus, Azienda Ulss 9 di Treviso, Coordinamento provinciale associazioni handicappati (CPAH) e Consorzio Intesa.

"Appena inaugurata la nostra prima comunità alloggio, ci siamo accorti che il problema delle relazioni affettive e sessuali degli ospiti, sia uomini che donne, si doveva affrontare come priorità - ha spiegato don Fernando Pavanello, presidente della Fondazione "Il nostro domani" Onlus - così abbiamo dato vita ad un gruppo di studio al quale hanno successivamente aderito l'Azienda Ulss 9, il Consorzio Intesa e il Coordinamento provinciale associazioni handicappati. L'obiettivo era tentare di comprendere, senza pregiudizi o sovrastrutture, le reali esigenze delle persone con disabilità intellettiva. Un argomento abitualmente rimosso o ignorato ma che va affrontato per poter assicurare agli interessati il maggiore bene-essere possibile".

Molte le tematiche affrontate, con domande suddivise in quattro aree tematiche, su:

  • affettività: basta a riempire la vita di una persona disabile intellettiva o si avverte la necessità di un aspetto sessuale?; 
  • autoerotismo: è situazione cronica o può evolvere verso una diversa maturità?; 
  • innamoramento: è gioco e imitazione o consente un investimento affettivo che può far crescere?; 
  • vita di coppia: è possibile, e in che termini?

Il commento più lungo è quello di Paolo Belleri vicepresidente del Consorzio Intesa, chiamato a riassumere i dati emersi:
"Diverse le risposte di familiari e operatori. I genitori sono più coinvolti emotivamente in generale e nei riguardi del proprio figlio; gli operatori sono più distaccati ma rischiano di essere anche più astratti. Due dimensioni che devono essere integrate con opportuni interventi educativi.
Affermare il diritto di amare e di essere amati anche attraverso il sesso, di vivere in coppia, di formarsi una famiglia e forse anche di avere figli, è facile in linea teorica.
Molto più difficile calare questo diritto nella vita delle persone, di questa persona, di mio figlio, di mia figlia.
La difficoltà comincia quando famiglie e operatori si confrontano su come aiutare la persona a realizzare i suoi desideri e i suoi progetti.
Ecco ciò che i questionari ci dicono tra risposte e silenzi: il problema rimane complesso e la complessità deve farci attenti e critici verso soluzioni semplicistiche, siano esse nel segno della negazione o della facile concessione"
.

"Il convegno è un primo passo per cominciare ad affrontare questo tema in modo condiviso" ha aggiunto Renata Gherlenda, referente Area disabilità Azienda Ulss 9 Treviso.
E Ariella Lorenzon, del Cpah, ha concluso: "L'argomento viene sentito dai familiari come un problema, viene temuto o, nel peggiore dei casi, ignorato. E' da affrontare in modo particolarmente delicato per i disabili lievi, proprio perché maggiore è l'autonomia personale".

INFO:

Fondazione "Il nostro domani" Onlus
Via Zenson di Piave 5/A
31100 Treviso
Tel e fax 0422 302659
info@ilnostrodomani.org

A questo indirizzo il sito dell'Azienda Ulss 9 Treviso

Vai al sito della Cpah

Vedi l'articolo in cui presentavamo il lancio del lavoro:
UN GRUPPO DI RICERCA SU AFFETTIVITÀ E SESSUALITÀ DEI DISABILI INTELLETTIVI

Vedi anche questi articoli:
"DEVE FAR RIFLETTERE IL RISULTATO DEL SONDAGGIO SUGLI ASSISTENTI SESSUALI"

SENTIRSI DONNA ANCHE SU UNA SEDIA A ROTELLE


[Alberto Friso]