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Meno medicine, più affetti.
Può essere questa la ricetta per curare nel miglior modo possibile i malati psichici.
Ne sono convinti l'Uls 9 di Treviso e la Regione Veneto, che hanno presentato un progetto sperimentale che porterà alcuni malati psichici ad essere ospitati in famiglie disposte ad accoglierli, dove vivranno seguiti dagli operatori del Dipartimento di salute mentale dell'Uls.
''Si tratta - ha detto l'assessore regionale alla sanità Fabio Gava - di un'iniziativa ardita per la delicatezza del quadro in cui ci si muove; eccezionale per la sua straordinaria esperienza umana di solidarietà; interessantissima per i suoi possibili effetti terapeutici, che la letteratura già indica, ma che non è facile perseguire per molti intuibili motivi.
E' la prima sperimentazione di questo tipo nel Veneto (in Italia se ne conoscono solo altre due in Toscana e in Piemonte), alla quale auguro di cuore il miglior successo''.
L'inserimento dei pazienti in famiglie private diverse da quelle d'origine avverrà al termine di un meticoloso processo di verifiche incrociate (tre famiglie l'hanno già intrapreso, altre si sono dichiarate disponibili).
Una volta ''adottato'' il malato, quest' ultimo e la famiglia ospitante saranno seguiti passo dopo passo dagli operatori dell'Uls.
''Alla famiglia - hanno precisato il direttore del Dipartimento di salute mentale Guido Pullia e la coordinatrice del progetto Gabriella Blessaglia - chiediamo soltanto di essere tale e di inserire la persona malata nella sua quotidianita'. A tutto il resto penseranno i nostri operatori''.
Il progetto, simboleggiato da quattro giovani malati che chiedono alle famiglie ''Mi accogli? impazzirei di gioia!'', avrà una durata di almeno due anni, ma l'augurio espresso oggi da tutti è che possa ottenere risultati tali da motivarne la prosecuzione e, magari, l'estensione ad altre Uls venete. Nella storia ci sono testimonianze relative a questo approccio terapeutico sin dal 1814.
Allora, Napoleone fece sgomberare il manicomio di Bruxelles per farne un ospedale militare. Trecento malati finirono sulla strada, ma la solidarietà della gente della città fece sì che venissero ospitati quasi tutti in famiglie della zona.
Fu così che, dopo qualche tempo, i medici che li assistevano notarono vistosi miglioramenti nella stragrande maggioranza di loro.

Per Info:
Regione Veneto

Sito web www.regione.veneto.it