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coloplast speedicath controlLa proposta: un miglior sistema di counseling per i pazienti per eliminare la resistenza nei confronti del cateterismo quando è necessario

Abbiamo intervistato per voi il professor Enrico Finazzi Agrò, professore associato in urologia all'Università Tor Vergata di Roma nonché responsabile clinico del Servizio di Neuro-Urologia della Fondazione Santa Lucia sempre nella capitale, per conoscere meglio qual è lo stato dell'utilizzo del cateterismo intermittente nei pazienti con mielolesione, come vengono seguiti questi pazienti e cosa è possibile fare per aumentare la diffusione di questa procedura quando è necessaria.


Professore, con lei vorremmo approfondire lo stato dell'arte dell'adesione al cateterismo di persone con lesione midollare. Sapere soprattutto chi sono i pazienti che dovrebbero fare cateterismo intermittente in rapporto al livello della lesione, età , autonomia eccetera?
Le persone con lesione midollare posso avere la lesione a diversi livelli del midollo. In caso di una lesione "bassa" , in quello che noi chiamiamo midollo sacrale, c'è in molti casi una difficoltà che può arrivare alla completa impossibilità per il paziente di svuotare la vescica ed eliminare completamente le urine. In caso di lesione più "alta", c'è una prima fase, cosiddetta di shock midollare, che può durare fra un mese e un anno, in cui il paziente ha la stessa difficoltà che avrebbe se avesse una lesione più bassa. Successivamente compare una minzione riflessa, quindi la capacità del paziente di urinare ma non, nella maggior parte dei casi purtroppo, di controllare la minzione. In alcuni casi, questa minzione involontaria è accompagnata da un mancato rilasciamento dello sfintere uretrale al momento della minzione, che determina anche in questo caso un incompleto svuotamento della vescica. In entrambi questi il cateterismo intermittente è indicato.
L'età non è una variabile significativa, lo può fare il ragazzo, l'adulto o l'anziano, l'importante è che il paziente abbia una buona manualità per poter controllare il catetere e inserire autonomamente. In alcuni casi in cui questo non è possibile, per esempio pazienti con lesione "alta" come i tetraplegici, il cateterismo deve essere da persona vicina come un parente o un assistente sanitario.


Ad oggi lo fanno tutti coloro ai quali viene prescritto o c'è qualche problematica?
Esiste sicuramente una sorta di resistenza, soprattutto psicologica, all'esecuzione del cateterismo. È chiaro che nel momento in cui un paziente ha la notizia che per tutta la vita o per un lungo periodo dovrà eseguire un cateterismo intermittente non è una cosa che possa far piacere. Tuttavia io ritengo che con una buona spiegazione di come si fa e dei vantaggi che porta il cateterismo alla fine la maggior parte dei pazienti accettano questa manovra, che è una manovra facile e igienica, come lavarsi i denti due o tre volte al giorno.

Aderiscono, i pazienti che necessitano di questa pratica, completamente alle indicazioni dello specialista? Quanto margine possono avere per modificare il piano da voi indicato?
È chiaro che il cateterismo, diventando un'abitudine del paziente, deve essere gestito dal paziente stesso. C'è un certo grado di autonomia nell'organizzazione dei cateterismi che dipenderà dalla condizione lavorative e da quante urine il paziente produce . I tempi del cateterismo possono essere decisi dal paziente, l'importante è che questo rispetti alcune regole: evitare la sovra distensione della vescica, ridurre o aumentare in modo patologico l'apporto idrico.

Tecnicamente, cosa comporta ridurre i cateterismi giornalieri o ridurre l'apporto idrico?
Ridurre il numero dei cateterismo può portare a delle sovra distensioni della vescica che possono a loro volta provocare danni da stiramento della parete vescicale che può portare a vescica atonica e infezioni. Nel caso di pazienti con mielolesione alta c'è anche un altro problema, le sovra distensioni infatti possono essere collegate ad un aumento di pressione nella vescica che perdurano nel tempo e che possono generare danni all'uretere o ai reni.

Cosa è possibile fare per aumentare l'adesione a questa tecnica? E quali sono, se ci sono, le sfide future in questo ambito per voi medici?
Io credo che sia fondamentale il cosiddetto counseling: parlare con i pazienti, spiegare tecnica, i pro, eventuali contro, i rischi, che sono pochissimi. Una volta spiegato bene il paziente di solito lo accetta perché ne capisce i reali vantaggi. Esiste uno studio inglese sull'uso della tossina botulinica che a volte determina ritenzione di urine che dimostra come pazienti che facciano il cateterismo abbiano una qualità di vita esattamente identica a quella dei pazienti che non fanno il cateterismo. Alla fine quindi il cateterismo non ha un impatto così devastante come ci può sembrare all'inizio quando non pensiamo di doverlo fare. Con questo counseling aiutiamo il paziente ad accettare la cosa. Molto importante è il ruolo non solo del medico ma anche del cosiddetto "infermiere della continenza" o un fisioterapista dedicato che spesso ha più tempo del medico per parlare con il paziente e lo controlla nel tempo valutandone i progressi nell'esecuzione del cateterismo. Questa figura, che purtroppo non sempre è presente nei nostri reparti, è fondamentale per gestire l'insegnamento e l'aderenza poi del paziente al cateterismo.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda è chiaro che nell'ambito della mielolesione l'obiettivo che più attrae sia noi medici e ricercatori sia i pazienti è quello di ripristinare una completa normalità del controllo neurologico. Un settore di ricerca importante quindi è quello delle cellule staminali che sono attualmente ancora non in grado di fare questa cosa ma che potrebbero nel giro di pochi anni, con l'avanzamento delle tecniche di coltura ed utilizzo di queste cellule, consentire un recupero, per lo meno parziale, del danno della mielolesione. Nell'ambito della ricerca clinica, più pratica, la tossina botulinica nel paziente mieloleso ha cambiato veramente la gestione di questi pazienti che rispondono meno bene ai farmaci che si assumono per bocca.

VIDEO DELL'INTERVISTA

 

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Redazione


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