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Apprendimento e tecnologia: un binomio che dovrebbe far parte della vita di tutti, ma in particolare di quella delle persone con disabilità. La tecnologia, infatti, è la “forza”, lo strumento, che integra l’apprendimento con i bisogni dell’individuo disabile. La tecnologia è vista come un progetto di vita.
Sono stati questi i principali contenuti del Convegno l'Apprendimento: nella scuola, nel lavoro, per una vita indipendente, per tutti, di giovedì 30 novembre, organizzato nell’ambito della mostra-convegno Handimatica 2006.  E’ stato il primo dei tre giorni di handimatica, e all’inaugurazione erano presenti Luigi Nicolais, Ministro delle Riforme e Innovazione della P.A. e il Sindaco di Bologna Sergio Cofferati.
"In un periodo nel quale sono disponibili tecnologie sempre più avanzate - ha affermato Nicolais - diventa prioritaria una collaborazione tra tutti gli "attori" del processo, affinché queste rappresentino un fattore di avanzamento per tutti. La Pubblica Amministrazione sta vivendo un grande processo di innovazione, mantenendo però la massima attenzione ad evitare che da ciò nasca un "digital divide" nei confronti delle categorie svantaggiate".
Cofferati, ricordando la pluriennale collaborazione esistente tra ASPHI e il Comune di Bologna, ha sottolineato l'importanza del fatto che le pari opportunità si traducano in un'occasione concreta per tutti, aggiungendo che questo può essere fatto dando a tutti la possibilità di fruire degli stessi servizi, anche attraverso la tecnologia.

Che cosa significa, dunque, apprendimento? Quali sono i reali bisogni dell’individuo disabile? Come può essere utile la tecnologia?
Dario Ianes, fondatore del Centro Studi Erikson e docente presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Bolzano, parla di “Bisogni Educativi Speciali”. Li definisce come “una qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento; Si tratta di una difficoltà transitoria dovuta all’interazione di diversi fattori di salute che necessita di un’educazione speciale individualizzata”.
Per spiegare cosa sono questi “fattori di salute”, il ricercatore riprende, a questo punto, il modello ICF (International Classification of Functioning) proposto dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS). Egli lo definisce come “un modello concettuale, antropologico, trasversale alle varie professioni. Esso corrisponde ad una visione sinergica, funzionale e pedagogicamente globale perchè condiviso da diverse culture”.
Secondo il sistema ICF questi fattori sono:
-le condizioni fisiche difficili (malattie acute/croniche, anomalie cromosomiche...)
-il contesto ambientale ostile (famiglia problematica, scarsità di servizi...)
-il contesto personale (aspetti emozionali, comportamentali..)
-le strutture corporee (mancanza di arti...)
-le funzioni corporee (difficoltà cognitive, motorie...)
-le attività personali (scarsa capacità di apprendimento...)
-la partecipazione sociale (l’esclusione che non porta all’integrazione).

Ianes conclude dicendo che in questo periodo, in Italia, si sta svolgendo una ricerca che testa un software in grado di leggere le condizioni di funzionamento e di costruire un percorso di tipo inclusivo perchè “ognuno di questi bambini con disabilità ha diritto ad una normalità più speciale, più sensibile e metodologicamente più ricca e attenta. Ha diritto all’integrazione”.


Proprio su questo concetto di integrazione interviene la Prof.ssa S. Besio dell’università della Valle d’Aosta. “Il gioco può essere uno strumento d’integrazione...una palestra per la società”.
Attraverso il gioco si impara, infatti, ad essere delle persone, a rispettare le regole e a rispettarsi.
La ricercatrice evidenzia come sia importante creare dei giochi “speciali”, utilizzabili da tutti.
Ancora una volta, la tecnologia diventa lo strumento necessario a questo scopo: “il progetto IROMEC, che intendiamo portare a termine entro il 2009, prevede la creazione di un robot che migliori le competenze, motorie e non solo, del bambino disabile”.


Si discute ancora di tecnologia e apprendimento nella testimonianza successiva:
Piero Cecchini – ASPHI Bologna – parla di “Aula tecnologica”.
“Si tratta di un’aula per tutti, che utilizzi spazi fisici, strumenti digitali nuovi e interconnessi”;
L’aula che viene proposta intende presentare un ambiente per favorire anche l’apprendimento dell’alunno disabile con caratteristiche tali da raggiungere le esigenze specifiche dei singoli utenti e che, di conseguenza, porti ad una completa integrazione.
La scelta è quindi guidata da alcune parole chiave:
- Ambiente accessibile
- Consuetudine a lavorare per progetti individualizzati
- Personale con competenze scientifiche e informatiche che ha esperienza di partecipazione a progetti internazionali
- Possibilità di coinvolgere più scuole in cui siano rappresentate le esigenze di più allievi con deficit
- Possibilità di verificare nello stesso ambiente la presenza alternata di esigenze specifiche anche lontane fra loro.

Ma “apprendere l’uso del computer favorisce l’abilitazione della persona con disabilità e in conseguenza, aiuta il processo di integrazione”?
E’ questo il quesito proposto da G. Pellegrino, membro di Didacta Onlus.
Pellegrino pone la sua attenzione sia sui disabili sordi che sui disabili con ritardo cognitivo lieve.

Per quanto riguarda i disabili sordi, il ricercatore cita il progetto INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) il quale prevede tre fasi per aiutare i sordi ad utilizzare procedure informatiche:
1)Formazione di formatori per la comunicazione con i sordi;
2)Alfabetizzazione informatica dei sordi attraverso l’uso di una didattica tradizionale, aule frontali e l’utilizzo di dispense cartacee e multimediali;
3)Corso di formazione di 2°livello con specifici contenuti e mediante:
- la tenuta di formatori interni
- il supporto di formatori specializzati
- la presenza di un tutor dipendente Inps sordo

Per quanto rigurda, invece, gli individui affetti da un ritardo cognitivo lieve, il modello citato da Pellegrini si sviluppa, anch’esso, in tre fasi:
1)Corso multimediale sulla ECDL (European Computer Driving Licence) rivolto a tutti, con insegnanti in aula e tutor a distanza - così che tutti hanno lo stesso strumento e lo stesso laboratorio dove operare;
2)Utilizzo di strumenti di verifica del livello di preparazione - si impara a relazionarsi e ad acquistare sicurezza;
3)La possibilità di personalizzare i corsi.

Se vuoi avere notizie sugli altri convegni e rimanere sempre aggiornato vai al nostro Speciale Handimatica

Per ulteriori informazioni:
Handimatica 2006

e per un approfondimento sui “Bisogni Educativi Speciali” vai a questo link

il sito del Centro Studi Erickson

Guarda i giocattoli “speciali” a questo link

Il sito dell’ASPHI - Avviamento e Sviluppo di Progetti per ridurre l'Handicap mediante l'Informatica

Ma che cos’è l’ ICF? Vai a questo link.

il sito di Didacta Onlus


[Ludovica Alberti]