LA PRIMA MANO BIONICA MOSSA DAL PAZIENTE
La prima fase della sperimentazione ha permesso di utilizzare per un mese l’arto biomeccatronico
La prima mano bionica mossa dal sistema nervoso del paziente funziona.
E’ stata impiantata a un volontario ventiseienne (con amputazione dell’arte superiore) nel Campus Biomedico di Roma, da un team composto da tre chirurghi, due anestesisti, tre neurologi e un bioingegnere. In questa prima fase del progetto l’arto è stato rimossi dopo circa un mese di addestramento del paziente.
Il progetto, che ha avuto inizio nel 2004 ha ottenuto solo nel 2008 l’autorizzazione del Comitato Etico e del Ministero, data la complessità della sperimentazione.
Gli accertamenti effettuati prima dell’impianto sono stati numerosi e accurati, e si sono conclusi con l’intervento chirurgico per il quale è stata effettuata un’unica incisione longitudinale a carico della superficie mediale del braccio sinistro del paziente, della lunghezza di soli 8 cm.
L’arto è stato realizzato nell’ambito del progetto “LifeHand”, della Scuola Sant’Anna di Pisa, finanziato dall’Unione Europea per circa due milioni di euro.
Sono stati necessari parecchi mesi si allenamento, dopo il quale i quatto elettrodi necessari al controllo dell’arto sono stati inseriti all’interno delle fibre nervose. Con l’impianto di questi filamenti biocompatibili all’altezza dei nervi mediano e ulnare l’uomo può controllare il movimento della protesi di mano sensorizzata, comandabile dal soggetto per vie neurali, anziché meccaniche e muscolari, e capace al contempo di restituire al soggetto informazioni sensoriali.
La mano bionica pesa circa due chili, è dotata di meccanismi d’acciaio, palmo e copertura in fibra di carbonio e dita in alluminio, della stessa misura di una mano umana. Le dita sono tutte indipendenti una dall’altra: il trapiantato riesce già a chiudere il pugno, serrare le dita e muovere il mignolo.
Un vero successo per tutte le istituzioni partecipanti: la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha progettato e realizzato la mano biomimetica e gli algoritmi di comunicazione tra essa e il sistema nervoso del paziente, l’Università Campus Bio-Medico di Roma (Unità Operative di Neurologia, Ortopedia e Traumatologia, Anestesia, Ingegneria Biomedica), che ha avuto la responsabilità della sperimentazione clinica, l’ IBMT Institute Fraunhofer Gesellshaft, che ha progettato e prodotto gli elettrodi e l’Università Autonoma di Barcellona, presso cui ha avuto luogo la sperimentazione degli elettrodi tf-LIFE su animali.
Adesso che la scienza ha provato che è possibile connettere uomo e parte di macchina si apre una nuova sfida: installare protesi artificiali neuro-controllate che siano stabili, che sostituiscano a tutti gli effetti gli arti mancanti.
Gli elettrodi dovranno raggiungere un livello di affidabilità e perfezionamento tali da poter durare all'interno del braccio molto più a lungo di un mese. I risultati dell'esperimento per il momento sono incoraggianti, perché una volta rimossi gli elettrodi questi non presentavano alcun genere di danno e avrebbero potuto continuare il proprio lavoro per un periodo di tempo superiore.
Sarà necessario perfezionare ulteriormente le modalità di impianto degli elettrodi (per evitare infiammazioni) e l’alimentazione dell’arto impiantato. Durante la sperimentazione la mano è stata fatta funzionare mediante alimentatori, ma in futuro si prevede l’utilizzo di batterie ricaricabili. Lo stesso modello di mano biomeccatronica può essere reso ancora più simile a un arto umano.
Per info:
Università Campus Biomedico di Roma
Web: WWW.UNICAMPUS.IT
comunicazione@unicampus.it
Scuola Superiore S. Anna di Studi Universitari e di Perfezionamento
Web: WWW.SSSUP.IT
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Martedì 15 Dicembre 2009 00:00












