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immagine di un testa fatta con foto di personeI media tendono a rappresentare la persona disabile come eroe o come vittima. Il lessico inoltre cede ancora spesso al politically correct

 

Per capire “dove stiamo andando” sul fronte dell’inclusione delle persone disabili nella nostra società, è utile guardare anche come se ne parla, ovvero come questa disabilità è comunicata, presentata, trattata. In questo senso, tra i termometri principali c’è quello dei media, ovvero dell’universo di strumenti delegati a raccontare il mondo.

 

Comprendere il rapporto tra media e disabilità è stato l’obiettivo di un progetto di ricerca portato avanti dalla Fondazione Giacomo Matteotti – Onlus che ha indagato la rappresentazione delle persone con disabilità nel sistema italiano dell’informazione, i cui risultati, raccolti nel Rapporto 2012 , sono stati presentati il 10 marzo scorso in un convegno presso la Biblioteca della Camera che ha visto gli interventi del presidente della fondazione Matteotti, Angelo G. Sabatini, il giornalista A. Aghemo, la giornalista S. Galasso e diversi ospiti, tra cui il direttore dell’agenzia Redattore Sociale, Trasatti e il presidente nazionale della FISH, V. Falabella.

 

IL METODO - Dal punto di vista del metodo, il Rapporto, e quindi lo studio, prende la basi da storie che hanno al centro la disabilità, attinte dalle principali testate giornalistiche nazionali, ma anche da quotidiani on line di settore, siti web e blog specializzati. Per ciascun articolo si riporta una serie di dati, sulla base delle analisi cui è stato oggetto, riportati poi in griglie che li distinguono per fonte (quotidiani; blog, siti web), per variabili quantitative (posizione nella pagina, presenza di immagini, categoria etc.) e per il lessico utilizzato.

 

WEB E MEDIA TRADIZIONALI – Da questa analisi, stando ai dati prettamente quantitativi, emerge come il web 2.0 rappresenti un acceleratore esperienziale, da cui spesso anche giornali e quotidiani attingono. Il posizionamento nella pagina risulta, nella maggior parte dei casi presi in esame dal Rapporto 2012, di taglio alto e corredato da immagini.

 

IL DISABILE EROE O IL DISABILE VITTIMA – Ma cosa si racconta della disabilità nei media? Il Rapporto evidenzia come molto spazio sia dedicato alle storie raccontate da persone con disabilità o dai propri familiari, che generalmente vengono inserite in rubriche speciali o nella sezione di cronaca. Di particolare interesse è, poi, l’analisi sulle tematiche, che risultano incentrate sull’autonomia e il coraggio della persona con disabilità. Come osservato, infatti, dal direttore dell’agenzia Redattore Sociale, Stefano Trasatti, nelle storie prese in esame il protagonista con disabilità non viene mai mostrato in situazioni “normali”. Ciò che viene messo in evidenza è lo stereotipo del disabile buono a volte visto come “eroe” nel superare gli ostacoli che la quotidianità della vita presenta; altre volte evidenziando la disabilità come qualcosa di oscuro, drammatico e infelice.

 

LE PAROLE DELLA DISABILITÀ - Conferma questa tendenza l’uso del lessico impiegato in questi pezzi: spesso enfatico o conflittuale. Troppo spesso la disabilità è vista sotto un piano di pietismo e paternalismo - continua Trasatti - a volte si utilizzano termini che rappresentano un eccesso di politically correct, continuando però ad oggettivare ed etichettare.


Nonostante vada sottolineato che, rispetto al 2012, anno a cui si riferisce il rapporto, la presenza della disabilità nei media è cambiata (basti pensare al sempre maggiore spazio che questa tematica ha conquistato nei giornali), si riscontra come il tema della disabilità sia spesso trattato come un problema politico e quindi come un problema sociale, e per lo più considerato come un settore marginale della società stessa. La mission, che la Fondazione si pone, è quindi proprio quella di guardare alla società in tutta la sua totalità.

 

Per approfondire

Il documento completo del Rapporto disabilità e media 2012

 

In disabili.com:

 

Twitter e le parole, se l'Italia si scopre intollerante

La mia storia di disabile solare, perche' io non sono la mia disabilita'

Valeria Cocco
Romability