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convegno disabilità    in tV RELATORISecondo Antonella Ferrari "Nella vita reale il disabile c'è, quindi è giusto rappresentarlo, non per forza sottolineando una tristezza di fondo"

Disabilità e tv: un binomio difficile nel nostro paese, dove il più delle volte lo spazio riservato a parlare di persone disabili è quello della tv del dolore. Ma perché in Italia la televisione non dà spazio alla disabilità , intesa come tematica ma anche come condizione di potenziali professionisti  del mondo dello spettacolo che praticamente mai riescono ad accedervi?

Di questo si è parlato al convegno "Lo schermo negato - Disabilità e comunicazione in ambito televisivo e istituzionale"  nel corso di Reatech Italia, salone sulla disabilità appena conclusosi a Milano. Relatori, personaggi di spicco del panorama giornalistico, sportivo e televisivo inostrano, con Antonella Ferrari, Claudio Arrigoni, Giorgio Simonelli, Fabio Ravezzani, Franco Bomprezzi, Giuseppe Feyles, Leo Zani, Luigi Favali, Luca Pancalli e Bruno Brunone che si sono confrontati sul tema.

"LA TV HA PAURA DELLA DISABILITA'" -   Molto diretta, con la schiettezza che la contraddistingue, la posizione di Antonella Ferrari, attrice, giornalista, autrice di programmi televisivi con sclerosi multipla, secondo la quale in tv regna la retorica sulla disabilità e la più totale discriminazione verso chi, professionista, voglia portare avanti una carriera basata sulle proprie capacità e non sull'immagine della "presentatrice/attrice disabile".  Diverso il punto di vista del Direttore di rete 4, Giuseppe Feyles, secondo il quale non è un problema affidare una trasmissione o un tg a un disabile in quanto tale, poiché l'unico criterio di scelta è, come sempre, solo quello della professionalità e di quella che lui ha chiamato "capacità di racconto".

L'ESEMPIO DELLO SPORT - I relatori hanno piuttosto sottolineato l'importanza di prendere esempio dallo sport dove, secondo Simonetti della trasmissione Tv Talk, la rappresentazione della disabilità restituisce un modello decisamente positivo. Momento importante saranno ad esempio le prossime Paralimpiadi, ma finito il clamore del momento, lo sport disabile tornerà nel dimenticatoio? Pierangelo Santelli, del CIP, ha ricordato come però debba sempre partire dal disabile stesso la volontà di condividere la propria disabilità con gli altri, elemento fondamentale perché la partecipazione possa avvenire davvero.

REGOLE CHIARE - Franco Bomprezzi ha poi raccontato la sua esperienza di giornalista non certo dell'ultimora, rammaricandosi dell'essere chiamato la maggior parte delle volte a intervenire non in qualità di professionista, ma di professionista disabile. Che fare, allora, per cambiare lo stato delle cose? Bomprezzi ravvede la soluzione in una regolamentazione che preveda degli incentivi alle produzioni televisive per la presenza di una quota di disabili (corrispondente a quella presente nella società civile) per far sì che non sia solo l'eccezionalità del singolo protagonista a garantirgli un posto di rilievo nel panorama del mondo dello spettacolo, dell'intrattenimento o dell'informazione.

IL CONDUTTORE TV DISABILE - Zero totale quindi per la tv italiana? Non proprio. Nel corso dell'incontro né intervenuto anche Fabio Ravezzano, direttore del Gruppo Mediapason, che ha ricordato l'ottima esperienza della sua tele Lombardia, dove Matteo Caronni, giovane con ameotrofia spinale su carrozzina conduce un programma sportivo tutto suo. Ravezzano si schermisce quando qualcuno gli dica che la sua è una azione che gli fa onore, ricordando che Matteo è un ottimo giornalista, e quella è stata l'unica cosa importante nel momento di decidere se affidargli o meno la trasmissione.

E' stato, quindi, un dibattito avvincente dal quale è emerso ancora una volta con forza come la disabilità sia, spesso, più negli occhi di chi guarda.

Di seguito due battute che ci ha concesso Antonella Ferrari, al termine dell'incontro.





Reatech Italia 


IN DISABILI.COM:


ABRUZZO A PASSO D'UOMO: IL PROGRAMMA TV SU TURISMO E DISABILITA'



Francesca Martin