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battistelli e raffaeli a cultura senza barriereUna testimonianza di risolutezza e impegno sociale

€˜Accessibilità è anche mobilità e divertimento‑¬: questo è il titolo di uno dei seminari del Convegno Cultura Senza Barriere (Padova 18-20 febbraio 2010) promosso dall’Università di Padova.
Consuelo Battistelli e Laura Raffaeli sono i relatori, due donne che hanno perso la vista qualche anno fa, e che sono riuscite con ironia e forza di volontà a far sì che la loro vita non finisse lì.
Consuelo è una consulente dell’accessibilità all’IBM, una lavoratrice che si è dovuta scontrare con le difficoltà e i pregiudizi della disabilità nel lavoro.
Laura non lavora più, ma ha fondato la Blinsight Project Onlus, associazione con la quale si batte per la cultura dell’accessibilità , della tutela dei diritti civili dei disabili sensoriali in ogni ambito della loro vita.

Durante il seminario queste due donne, molto diverse tra loro, ci hanno dato la possibilità di capire profondamente quali siano le difficoltà quotidiane e quelle progettuali di chi vive la disabilità sensoriale.
Nessuna delle due utilizza il Braille, nessuna delle due capisce come si possa nel 2010 non dotare uffici pubblici, luoghi di lavoro e metropolitane di una sintesi vocale. Laura si muove con l’ausilio del suo cane guida, ma i taxisti non lo fanno salire in auto, e spesso in albergo le chiedono di lasciare il cane fuori. Le leggi per tutelare la disabilità sensoriale ci sono, ma ciò che manca è la diffusione della cultura dell’accessibilità .
E accessibilità , ci spiegano, è anche divertimento, non solo mobilità . Alla paura e all’insensibilità che spesso si associano alle persone con disabilità sensoriali si somma anche un altro problema: pare che un cieco non possa divertirsi. Laura adorava il cinema prima di perdere la vista, e ovviamente continua ad amarlo. Ma si chiede per quale motivo in Italia non possano dotare le pellicole di audiodescrizione.

Le abbiamo intervistate entrambe per offrirvi una testimonianza di coraggio, risolutezza e impegno sociale.

IL VIDEO DELL'INTERVISTA

Consuelo, tu sei una donna cieca e una donna lavoratrice. A te vorrei chiedere innanzitutto come sei riuscita a far sì che la tua cecità non ti impedisse l’attività lavorativa e come sei riuscita ad affermarti nel lavoro, visto che fai anche un lavoro di un certo tipo.

Io mi occupo di accessibilità . Sono consulente di accessibilità nel pubblic sector di IBM Italia.
Arrivo da un percorso di studi che non è prettamente informatico, anzi andava in tutt’altra direzione. Però l’opportunità che mi è stata offerta (e che ho cercato) ritengo sia una possibilità importante. Importante come persona in primis, e come persona disabile, come cieca. Ho cercato delle strade alternative alle professioni che un cieco è portato, anzi è costretto, in Italia, a fare. Anche perché sono professioni che stanno scomparendo‑¬¦alludo al centralino. E’ inutile che la raccontiamo: ormai è tutto centralizzato, e quindi il risultato è esclusivamente un posto per scaldare la sedia. Quindi pur non avendo delle competenze specifiche, che poi mi sono fatta con il tempo, con l’esperienza e con la volontà di portare avanti altre situazioni e altri progetti sono riuscita nonostante le difficoltà le difficoltà nell’accedere a un lavoro di questo tipo. Le difficoltà non sono banali: applicazioni non accessibili, strumenti non accessibili, un luogo di lavoro non accessibile. Comunque tutte le difficoltà sono state eliminate informando e dichiarando il proprio stato.

Ti ringrazio, e ti chiederei se hai qualche consiglio, per i nostri lettori e per le persone che si trovano veramente impossibilitate o pensano di essere impossibilitate a inserirsi nell’ambito lavorativo.

Più che consiglio io parlerei di determinazione e di volontà . Questo penso sia a prescindere dallo stato di cecità o meno, è proprio una questione caratteriale. Io ho voluto perseguire un obiettivo, e non intendo certo dire che l’obiettivo della mia vita sia iniziato e sia finito con IBM -spero di fare ben altro nella vita- però ho voluto questo e l’ho ottenuto. L’ho voluto prima con un percorso di studi specifico che ho scelto, scegliendo cosa fare e dove farlo. E l’ho scelto conseguentemente a Roma, lavorando per questa azienda e vivendo in una città che non è la mia, che mi da tante difficoltà e in cui sono sola. Perché la famiglia se ne guarda bene dal lasciare Mantova, giustamente. Non ho quindi particolari consigli, se non quello di seguire la propria volontà e la propria determinazione, che penso siano gli strumenti fondamentali per superare anche la disabilità .

Adesso vorrei chiedere a Laura Raffaeli del suo non lavoro, durante il seminario hai detto che non lavori. Vorrei sapere se non lavori perché non hai trovato il modo di farlo. Però altrettanto so che tu sei molto impegnata con la tua associazione Blindsight Project e mi piacerebbe sapere quali sono le attività in cui vi state impegnando e quali sono i progetti che attualmente intendete perseguire.

Non lavoro più perché non posso lavorare. Facevo un lavoro che mi obbligava alla guida, ovviamente non posso più guidare.
Potrei farlo in altri modi, ma poi alla fine ho anche 49 anni, ho perso la vista a 43 anni. Non era un età nella quale avevo davanti un futuro lavorativo. Nella mia situazione dopo l’incidente il lavoro è praticamente finito.
Ho fondato questa associazione per reagire innanzitutto. In Italia c’è molta disinformazione, c’è tanto vuoto d’informazione, quelle poche cose che vengono dette spesso sono anche fuorvianti. Non c’è mai questo scambio di opinioni diretto, come è successo poco fa nel seminario che abbiamo tenuto io e Consuelo:queste domande, questo scambio d’informazioni è molto importante. La nostra disabilità è molto drammatica, io sinceramente non l’ho mai superata e forse non la supererò mai, non mi posso accettare, non ci sono nata.
Ho cercato però di reagire, e la mia reazione è tutta nella Blindsight Project, una onlus fondata online: per essere accessibili a tutti e per abbattere una serie di costi: perché considerando i tempi di crisi è inutile aspettare 4 anni per avere 5 mila euro per fare un evento. In 4 anni voglio fare tanti eventi all’anno. E si possono fare, esiste il volontariato, noi lo facciamo sul serio‑¬¦anche Consuelo è entrata nonostante l’IBM a far parte
Seguo anche la sicurezza stradale, collaboro con una grossa associazione che è l’AIFVS (Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus) perché sono una vittima della strada. Purtroppo siamo 40.000 l’anno di disabili gravi per incidenti stradali.

I nostri obiettivi nelle Blindshight Project quali sono? Sono l’accessibilità per tutti indistintamente.
In particolare per le realtà made in italy, prodotte dalla strada. Io vengo investita, perdo la vista, perdo metà dell’udito e scopro un mondo che non conoscevo, pur essendo una persona sensibile: quello delle disabilità sensoriali. Perché visivamente siamo tutti abituati ad un logo. Il logo universale della disabilità è una carrozzina, e il disabile se non sta in carrozzina non ha bisogno di niente. E non si può catalogare, nessuno sa comportarsi con noi ciechi. Mi sono trovata in un attimo in una dimensione che io chiamo €˜il mondo di Quark‑¬â€‘¬¦si scoprono tantissime cose, che le nostre barriere architettoniche peggiori sono legate ai pregiudizi, sono le barriere mentali.
Purtroppo è stato fatto un caos addirittura sul come chiamarci. Se qualcuno sull’autobus vuole darmi una mano non o sa perché non sa come chiamarmi. Se la chiamo cieca si offende‑¬¦se la chiamo non vedente forse è meglio‑¬¦o è meglio videolesa. Tutto questo politically correct andrebbe eliminato.

Consuelo interviene: A volte non ti chiamano proprio, e parlano con la persona che ti sta a fianco. Perché tanto quella persona ci vede, e quindi probabilmente visto che mi vede mi capisce. L’altra non mi vede e‑¬¦poverina, ha anche dei problemi mentali e di comprensione.

Laura: E in situazioni come €˜andiamo a cena stasera? Ma a Laura piace la pizza?‑¬ Scusa ma‑¬¦chiedimelo!!!
La Blindsight Project che nasce ed esiste online, ma paradossalmente è più conosciuta all’estero che in Italia, perché siamo una voce fuori dal coro. Cerchiamo l’innovazione e non vogliamo l’emarginazione €˜a misura di disabili‑¬. Io sono mamma di un ragazzo normo e dico che l’accessibilità deve essere per tutti e la cultura deve essere per tutti. Mi rivolgo anche al ragazzo che non è cieco, che sente benissimo, che cammina con le sue gambe, che non ha disabilità cognitive‑¬¦potrebbe però ritrovarsi a vivere con qualche disabile sensoriale. E poi oggi è disabile anche chi non riesce ad essere felice. Oggi è disabile chi non riesce a guardare un auto‑¬¦(ride).
La Blindsight Project vuole abbattere questi muri, cominciando con un festival accessibile (il Roma Fiction Fest), ma solo 2 associazioni mi hanno dato retta, l’associazione Luca Coscioni e l’ass.culturale Consequenze.
Abbiamo fatto questa protesta perché il festival del cinema di Roma non era accessibile e siamo riusciti ad ottenere questa conferenza stampa che ci ha dato la possibilità di sganciare una promessa per il prossimo fetival. Perché anche questa è cultura, l’aspetto ludico della vita di una persona è fondamentale. Se mi togli il cinema, mi togli il teatro, mi togli la biblioteca‑¬¦abbiamo solo alimentato la net dipendenza. Che non va trascurata. Ed è tra i disabili soprattutto. Perché?
E’ il primo sintomo dell’assenza di realtà . Dobbiamo lavorare sulla nostra realtà .

Vi voglio ringraziare per l’ironia con la quale affrontate ogni giorno la vita, e grazie perché fate cultura.


Consuelo: E' quello che ci salva.


Per info:
Blindsight Project Onlus
http://blindsight.eu/

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