Ha fatto esplodere un dibattito con fazioni contrapposte la scelta di candidare, nella lista civica del candidato a Sindaco di Roma, Ignazio Marino, una ragazza affetta da grave forma di autismo, Chiara Ferraro, 21 anni.
Come sappiamo, le persone con disabilità intellettive possono votare; meno noto forse il fatto che si possono anche candidare. E Chiara rappresenta il primo caso in Italia di candidata affetta da una disabilità intellettiva di questa gravità . Per forza di cose Chiara, in caso di elezione a consigliere comunale, dovrà sempre essere accompagnata dal padre Maurizio, suo tutore legale.
Ora, il dibattito infiamma, con sostenitori che difendono questa scelta, e critici che ne vedono una inutile provocazione.
Da un lato la difesa della scelta, col padre ad esempio che ne rivendica il coraggio (quello di mostrare anche l’esclusione e la disabilità ), oltre che l’impegno (il programma elettorale di Chiara punta a mettere in luce la situazione e le esigenze dei disabili). Dall’altro chi sottolinea come, al di là del rischio di strumentalizzazione di una persona disabile, non vada dimenticata la oggettiva incapacità di svolgere il compito di rappresentare i cittadini.
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