L’incidenza dei bambini che nascono sordi è di uno-due neonati su mille ed aumenta fino al 4-5% in quelli provenienti dalla terapia intensiva neonatale. Nei paesi sviluppati, almeno il 60-70% dei casi di ipoacusia è dovuto a cause genetiche, mentre la rimanente parte si deve a cause di natura ambientale, quali infezioni durante la gravidanza, traumi, farmaci. L’epoca di insorgenza della sordità ha diversi effetti sullo sviluppo comunicativo del bambino affetto da ipoacusia neurosensoriale: tanto più precoce è il danno, tanto più gravi saranno le conseguenze come la ridotta capacità di sviluppare un linguaggio adeguato all’età e le conseguenti modificazioni della maturazione emozionale e socio-culturale. L’unico mezzo per limitare le gravi conseguenze è rappresentato dalla prevenzione e dalla sorveglianza uditiva, affidate a Reggio Emilia al servizio di audiologia del Santa Maria Nuova gestito dal dott. Giovanni Bianchin. Sabato 4 dicembre all’Astoria il tema è stato approfondito in un corso, a cura del Programma interaziendale materno-infantile, dal titolo: “La lotta alla sordità congenita. Una collaborazione efficace”. La diagnosi precoce dell’ipoacusia infantile ha comportato un radicale cambiamento nelle indicazioni terapeutiche e nell’approccio al piccolo paziente. Così sabato verranno trattate anche le problematiche emergenti di tipo diagnostico e riabilitativo, in particolare con l’analisi critica delle proposte terapeutiche chirurgiche e/o audioprotesiche. Oggi è possibile diagnosticare alla nascita o entro 2-3 mesi le forme di ipoacusia già presenti nel neonato e riconoscere il più presto possibile i primi sintomi per le sordità ad esordio successivo alla nascita mediante lo screening neonatale universale e un’attenta sorveglianza audiologica nell’infanzia.
Fonte: Il Resto del Carlino del 29-11-2010



