Il Centro del libro parlato di Campobasso rischia di chiudere i battenti entro la fine dell’anno. Una notizia non ancora ufficiale, ma che circola con insistenza nell’ambiente della Onlus, che nel capoluogo svolge un servizio essenziale per non vedenti e ipovedenti e che rappresenta una punta di diamante sul territorio, visto che serve il bacino di ben tre regioni: il Molise, appunto, ma anche l’Abruzzo e le Marche. Un allarme lanciato da un nostro affezionato lettore, confermato da chi nell’associazione di riferimento dell’Unione italiana ciechi opera da anni, fin da quanto il Centro di via Palombo fu aperto nel 1998, finanziato con una legge dello Stato mai adeguata, malgrado i costi di gestione e funzionamento siano «lievitati» nel corso del tempo. «Non abbiamo ancora ricevuto alcuna comunicazione – spiega Massimo Campanella, responsabile del Centro – ma sappiamo che Campobasso chiuderà nel 2011, così com’è avvenuto già lo scorso anno per alcuni dei 14 centri che erano stati istituiti in Italia, tutti coordinati a livello centrale da Roma. Quello che ci rammarica è che la regione perderà un altro importante presidio e che non potremo più fornire un aiuto concreto a tutti coloro che non possono o hanno difficoltà a leggere un libro, ciechi ovviamente, ma anche ipovedenti, dislessici, paraplegici, anziani ricoverati nelle case di riposo». Per loro, a titolo del tutto gratuito, era stata messa a punto una grande biblioteca virtuale, con i testi più importanti e più richiesti, narrativa d’autore, classici e novità , letteratura italiana ed internazionale, trasferiti su cd-rom, per poter essere fruiti attraverso l’ascolto. Un problema che appare di difficile soluzione, a meno che il Parlamento non adegui la legge, la 298 del 1998, o che le istituzioni locali, Regione, Provincia e Comune di Campobasso non intervengano direttamente, ognuno secondo le proprie possibilità e disponibilità , per salvare il Centro del libro parlato del capoluogo e sostenere in questo modo le categorie più deboli. «Svolgiamo un servizio essenziale – conclude Campanella – che se interrotto non farebbe che peggiorare la qualità della vita di chi ha problemi di vista. Sembra un paragone azzardato, ma sarebbe come chiudere la biblioteca “Albino” di Campobasso».
Fonte: Il Tempo del 06-03-2011



