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Fabio Raimondi è la guardia che tutti vorrebbero avere. Rapidita', precisione al tiro e grande carattere, nella vita e nel gioco. Ha vinto quattro Campionati Italiani, tre Coppe Italia e una Coppa dei Campioni. E la Liga Espanola e la Copa del Rey  quando ha militava con il Fungosa  in Spagna.

Come ti sei avvicinato a questo sport?
Sono diventato disabile a 11 anni, questa era l'unica disciplina che mi permetteva di fare dello sport anche con persone normodotate. I primi anni giocavo a pallacanestro a scuola con i miei compagni di classe prima di passare al basket in carrozzina. Dagli 11 ai 15 anni ho trascorso molte ore in palestra ad allenarmi solo tirando a canestro, perché mi divertiva e lo ritenevo un passatempo.

Cosa ti dà il basket ?
Bella domanda ... sarebbe riduttivo dire 'tanto'! Però è la verità.
E' stato innanzitutto la possibilità di poter dimostrare a me stesso che essere disabile non preclude certe ambizioni, certamente le complica, ma non le annulla. Poi, il provare certe sensazioni che sono molto forti: la gioia dei successi e lo sconforto della sconfitta. In campo mi sento nel mio ambiente naturale. Molte volte scherzando - dico - Dio mi ha detto:" Fabio scendi sulla terra e gioca a pallacanestro! Si è dimenticato di dirmi in carrozzina però!".
Questo non è un rimpianto, è sola una constatazione, non mi piango addosso perché sono disabile, lo accetto tranquillamente, cerco solo di dare il massimo.
Sono sicuro che quando le persone vengono a vedere una partita di basket in carrozzina  non pensano alla disabilità dei giocatori. Questo mi fa piacere, cosa invece differente se si vede un disabile passeggiare per strada.

In quali squadre hai giocato?
Ho iniziato a giocare a 15 anni nella Polisportiva Bergamasca, squadra della mia Città.
Terminate le scuole, sono stato ceduto alla Briantea di Cantù e ho militato in questa squadra per 3 anni, raggiungendo due finali scudetto e una finale di Coppa dei Campioni.
Sono poi passato alla squadra del Santa Lucia di Roma, in cui milito tuttora. Questo è il mio 5° anno di permanenza, tolta la parentesi spagnola di 1 anno con il Fundosa di Madrid.

Quali pensi siano le tue caratteristiche di gioco?
La velocità, un buon controllo della carrozzina e il tiro dalla lunga distanza. Non dico altro, non vorrei lodarmi troppo! I miei punti forti sono sicuramente il tiro, e la pericolosità di gioco in attacco, e per quanto riguarda i miei punti deboli è meglio che non li dica, altrimenti è un vantaggio per i miei avversari. Comunque, vi assicuro che ci sto lavorando per migliorarli, e potete scommetterci che  ci riuscirò!

Com'è andata la tua trasferta al Fundosa e come mai sei tornato al Santa Lucia?
L'anno in Spagna è stato molto coinvolgente, arrivare come straniero in una squadra tra le più forti d'Europa sicuramente mi ha dato una grande carica.
Ammetto che ci sono stati inizialmente problemi di ambientamento, però subito superati con l'apprendimento della lingua.
Ho vissuto una nuova realtà sia di vita che cestistica, ho conosciuto molte persone con cui tutt'oggi sono in contatto. Ho provato cosa significa essere  un giocatore straniero, giocare lontano dalla propria terra.
Quando ho deciso di rientrare in Italia, varie squadre mi hanno fatto delle proposte ... E le due squadre che mi hanno allettato sono state Sassari e Santa Lucia. Perché ho preferito il Santa Lucia? Diciamo per una questione sentimentale, squadra che più sentivo e sento mia, che mi ha dato e spero mi darà altre soddisfazioni, come dire il primo amore non si scorda mai!
Quando me ne sono andato dal Santa Lucia non sono scappato in Spagna, c'erano divergenze di idee che secondo me non potevano essere appianate molto facilmente…. serviva una scossa, c'era bisogno di fare delle scelte, e io la mia l'ho fatta. 
Ristabiliti certi equilibri ho ritenuto che il mio ritorno fosse possibile, come poi è avvenuto.

Quali sono i punti deboli che avete nei confronti delle altre squadre?
Penso che un grosso problema sia la mancanza di nuovi giocatori giovani su cui lavorare e da preparare poi per la nazionale. Questo è un lavoro duro che a volte non paga nell'economia della squadra, e le squadre di elite non hanno il tempo di farlo.
 
Gli Europei hanno visto purtroppo un'inattesa sconfitta degli azzurri, come la spieghi?
Sicuramente c'era molto equilibrio. Sicuramente le partite della nostra Nazionale sono state condizionate da episodi di gioco che potevano dare una impronta diversa all'intera competizione.
La fortuna non ci ha certo aiutati, ma abbiamo dimostrato di poter competere con tutti, ed è questo il mio più grosso dispiacere ... di essere escluso dai Mondiali in Giappone, traguardo che era alla portata di questa squadra. 

La presenza degli  'stranieri' è spesso fonte di polemiche: pensi che faccia bene al campionato e al basket italiano o no?
Solo un certo numero per squadra, dando così la possibilità anche ai giovani italiani di giocare.
Non ritengo giusto che in Italia arrivino stranieri scarsi e giochino solo perché l'essere straniero 'fa moda', e altri buoni giocatori italiani stiano in panchina.



Fabio Raimondi
e-mail: space_jam_4@hotmail.com

Siti di riferimento:
www.hsantalucia.it
www.basketincarrozzina.it
www.fisd.it