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studenti con cappello di laureaAndrea vorrebbe proseguire gli studi ma non può perché ha conseguito un attestato: e se le misure della legge 104 si estendessero all'università?

Nelle scorse settimane Il Resto del Carlino ha dato spazio alla vicenda di Andrea, un ragazzo che ha appena concluso le Scuole Secondarie di secondo Grado, conseguendo un attestato, che non consente l'iscrizione all'università.
Andrea ha 24 anni e qualche anno fa è purtroppo stato vittima di un brutto incidente stradale, che gli ha comportato un disabilità grave. E' rientrato il classe dopo diverso tempo e, insieme ai compagni ed ai docenti, ha potuto iniziare un lento e costante cammino di recupero, seguendo le lezioni a distanza e avendo a disposizione gli strumenti necessari alla sua partecipazione. Quest'anno ha ultimato gli studi superiori ma, a causa della gravità della sua disabilità, ha seguito un percorso didattico differenziato. In tali casi, come previsto dal DPR 323/98 e dalle ordinanze ministeriali più recenti,  a seguito del superamento degli esami finali, non si consegue il diploma ma un attestato recante gli elementi informativi sulla frequenza del percorso effettuato.
Andrea, dunque, non può iscriversi all'università, perché non ha conseguito il diploma.

Eppure, dopo l'incidente, ha iniziato a dipingere ed oggi la pittura è diventata la sua più grande passione. Vorrebbe perciò iscriversi all'Accademia di Belle Arti. La mamma racconta di un contatto che vi è stato tra l'insegnante di sostegno e l'università, da cui sarebbe emersa la possibilità di iniziare a seguire i corsi come uditore.

La scuola ha fatto i suoi passi, a volte è inciampata, a volte ha sbagliato. Eppure oggi accoglie tra le sue pareti tutti, nessuno escluso. A volte mettiamo in discussione il nostro modello di integrazione, altre volte ne riconosciamo la portata. Le conquiste sono sempre in divenire. Però se pensiamo a qual era la realtà dei bambini e dei ragazzi con disabilità fino a qualche decennio fa, non possiamo non riconoscere i grossi progressi innovatiti che sono stati fatti.

E l'università? Stante così la normativa, afferma S. Grillo, dirigente scolastico della scuola frequentata da Andrea, ora sono le Università a doversi aggiornare: perché non inserendo anche l'integrazione degli studenti disabili negli Statuti? La legge 104 è una tutela, racconta come i ragazzi, dalla Scuola dell'Infanzia alle Scuole Secondarie di Secondo Grado, hanno diritto all'integrazione. Sarebbe anche ora che gli atenei riflettessero sul ruolo  centrale che potrebbero avere nel dopo, in quel progetto di vita che ancora oggi stenta troppo a decollare. Gli atenei hanno previsto misure di supporto per gli studenti con disabilità fisica o sensoriale. E gli altri? Perché non dovrebbe essere possibile pensare di estendere le misure previste dalla legge 104 all'università? Perché se un ragazzo può frequentare le scuole secondarie conseguendo un attestato, ciò non dovrebbe essere possibile anche all'università? Insegnanti di sostegno anche all'università? Perché no?

Andrea vuole dipingere, vuole apprendere le tecniche per farlo, vuole potersi avvicinare all'arte studiandola. Potrebbe farlo, se avesse i supporti avuti fino ad ora.
Andrea come tanti altri ragazzi, dal futuro opaco alla fine delle scuole superiori, vorrebbe accedere all'università, vorrebbe frequentarla, vorrebbe mettere in gioco le sue abilità.
Per conseguire un attestato? Sì, forse. Ma sarebbe un attestato di studi, di competenze maturate, di socialità diffusa, al centro del mondo. Pensiamoci.


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Tina Naccarato