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LEDHA annuncia l’istituzione di un fondo per il diritto allo studio per sostenere eventuali futuri ricorsi per assicurare agli alunni e studenti con disabilità il diritto di frequentare la scuola

 

Come sappiamo, nel nostro Paese non mancano le leggi e i provvedimenti che – sulla carta – dovrebbero tutelare la persona con disabilità in diversi ambiti. Non ultimo, quello dell’inclusione scolastica il quale, tuttavia, spesso e volentieri vede uno scollamento tra le leggi e la loro applicazione nella realtà. Il risultato è il continuo  e sempre maggiore ricorso alla giustizia per far valere i propri diritti.

Tra le mancanze che a inizio anno si sono registrate anche a settembre 2015 quella, grave, di mancate risposte all’attivazione in tempi utili di servizi di supporto al diritto allo studio (assistenza ad personam, assistenza alla comunicazione e trasporto) che la normativa nazionale e regionale attribuisce alla competenza dei “nuovi” Enti di area vasta. Malgrado l’impegno di alcune associazioni, in primis Ledha, e i tanti solleciti inviati alle Istituzioni,   ancora un volta l’inizio dell’anno scolastico per i bambini e i ragazzi con disabilità è stato segnato da ritardi e mancanza di risposte. E’ in questo ambito che era stata avviata la scorsa estate la campagna “Vogliamo andare a scuola!” dalla LEDHA - Lega per i diritti delle persone con disabilità, che prima delle lezioni aveva iniziato a sollecitare le Province, la Città Metropolitana di Milano e la Regione sull’urgenza di provvedere per tempo ad attivare questi servizi.

Di fronte a questa situazione, fanno sapere da Ledha, più di cento famiglie hanno presentato una diffida alla propria Provincia di residenza. Grazie alle continue e pressanti sollecitazioni di LEDHA (oltre che di altre associazioni di persone con disabilità) alcune Province si sono attivate per trovare una soluzione alle esigenze degli alunni e studenti con disabilità.  Sebbene in ritardo rispetto all’inizio dell’anno scolastico, si sono trovati accomodamenti, chiaramente in difetto rispetto al vero diritto esigibile di ciascun alunno, ma che tanti genitori hanno giudicato sufficienti per garantire la frequenza scolastica ai propri figli. Magari attingendo ad altre fonti (personali e non) di finanziamento. Oppure, evento ancora più grave perché illegittimo, accettando la riduzione di orario scolastico: “Queste riduzioni riguardano la quasi totalità degli alunni con disabilità, ma gli Enti confidano proprio nella capacità di adattamento dei genitori. Approfittandone”, commenta Laura Abet, avvocato del Centro antidiscriminazione “Franco Bomprezzi”.

Si tratta evidentemente di una situazione allarmante che non deve ripetersi il prossimo anno scolastico, per il quale è necessario trovare una soluzione definitiva, non fatta di rattoppi. Intanto Ledha ha annunciato che sosterrà dieci ricorsi presentati da altrettante famiglie per tutelare i propri figli con disabilità. I primi tre sono già stati depositati. Contestualmente alla presentazione dei ricorsi, LEDHA annuncia l’istituzione di un fondo per il diritto allo studio. Con le risorse raccolte, l’associazione andrà a sostenere eventuali futuri ricorsi per assicurare agli alunni e studenti con disabilità il diritto di frequentare la scuola al pari di tutti gli altri bambini e ragazzi.

I RICORSI PRESENTATI - Malgrado i ripetuti solleciti e l’impegno di tanti funzionari provinciali che si sono attivati per gestire i singoli casi, a più di tre mesi dall’inizio dell’anno scolastico restano irrisolte alcune situazioni particolarmente gravi. Dei dieci ricorsi, tre sono i casi sostenuti da LEDHA che sono già arrivati alla discussone in tribunale. Il primo è quello di una ragazza con disabilità che frequenta la prima superiore in un comune dell’hinterland milanese: per lei la scuola aveva indicato l’esigenza di 12 ore settimanali di assistenza educativa ad personam (su un totale di 30 ore di frequenza), ma la Città Metropolitana ne ha assegnate solo 4,5. Peraltro lo stesso problema si era posto all’inizio dello scorso anno scolastico, quando alla ragazza erano state garantite 10 ore di assistenza. Peraltro ulteriormente ridotte rispetto alle 12 dell’anno precedente.
Gli altri due casi riguardano due studenti con grave disabilità che frequentano la scuola superiore in un istituto in provincia di Pavia. Entrambi hanno diritto a 30 ore settimanali di assistenza ad personam, ma ne sono state loro assegnate  rispettivamente 19 e 22. Fino a oggi, le famiglie dei due ragazzi hanno pagato di tasca propria le ore di assistenza mancanti per garantire la frequenza scolastica ai propri figli.

Ancora prima di arrivare a una sentenza, questi due ricorsi hanno già prodotto un primo risultato, fa sapere Ledha. La Provincia di Pavia, infatti, starebbe per approvare una delibera di giunta riguardante l’assestamento di bilancio che prevederebbe lo stanziamento di circa 750mila euro per l’assistenza di tutti gli alunni con disabilità per il resto dell’anno scolastico.
Resta il fatto che il rispetto dei  diritti soggettivi degli alunni e studenti con disabilità non può e non deve essere affidato alla buona volontà di singoli amministratori né essere vincolato a mere e contingenti ragioni di bilancio. “Le famiglie di alunni e studenti con disabilità e le loro Associazioni chiedono stanziamenti certi. Che tengano conto, in fase di programmazione degli interventi, delle loro effettive esigenze documentate nella Diagnosi funzionale e nel Progetto educativo individualizzato di ciascun bambino e ragazzo - commenta Donatella Morra, coordinatrice del gruppo LEDHA scuola -. Per non ritrovarci ogni anno a convivere con vistosi ritardi o, peggio, inadempienze, è urgente che Stato e Regioni provvedano a definire una volta per tutte chi fa che cosa e con quali risorse”.


Per info:
www.ledha.it

In disabili.com:
Sostegno: la prassi dei ricorsi ai tribunali amministrativi

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Redazione

 

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