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Non sono all’altezza. Così un docente di Treviso avrebbe motivato le sue dimissioni. Troppi sono ancora gli insegnanti non formati su posto di sostegno

Nei giorni scorsi ha fatto molto discutere la vicenda di un giovane professore di Treviso che, incaricato per una supplenza su posto di sostegno, ha deciso dopo una sola settimana di dare dimissioni volontarie dall’incarico.
L’insegnante, di violino, aveva già maturato diversi anni di esperienza nell’insegnamento e, pur non essendo in possesso di specializzazione, quest’anno aveva avuto nomina proprio nel sostegno ed aveva accettato l’incarico di insegnare in una classe in cui è iscritta una ragazza con autismo grave. Il docente, non specializzato per le attività di sostegno e non formato sugli specifici approcci da utilizzare nelle situazioni di autismo marcato, non ha ritenuto però di avere le competenze necessarie per ricoprire tale ruolo ed ha perciò deciso di rinunciare ad esso dopo pochi giorni dall’inizio. Sarebbe ora intenzionato a rivolgersi all’Ufficio Scolastico per via delle promesse del dirigente scolastico di riassegnargli il posto dell’anno scorso e mantenere continuità didattica, che lo avrebbero portato a rinunciare ad altre proposte. Il dirigente, però, ha dichiarato che la carenza di docenti specializzati è un’evidenza e, pertanto, le scuole sono costrette a conferire nomina su posto di sostegno a molti insegnanti privi di specializzazione. Così é giunta tale proposta anche al professore di violino, il quale, però, ha deciso di rinunciare.

Si tratta di una vicenda che nei giorni scorsi ha fatto molto discutere ed ha occasionato numerosi confronti sui social network. Gli interrogativi che ha suscitato, infatti, sono diversi e piuttosto significativi: è giusto conferire un incarico così delicato a docenti che non hanno scelto di lavorare su posto di sostegno? E’ corretto da parte loro accettare, pur non avendo fatto questa scelta? Perché mancano così tanti docenti specializzati? Perché tanti transitano su posto curricolare appena possibile? Perché si sentono isolati dal corpo docente? I docenti curricolari si assumono le loro responsabilità rispetto agli alunni con disabilità? Molte domande, dunque, non tutte probabilmente con risposte univoche, ma certamente utili a riflettere su una situazione che forse richiederebbe qualche cambiamento.

Molti hanno ritenuto che la scelta di questo docente sia stata consapevole e quasi saggia, utile e necessaria. Tanti hanno espresso apprezzamento e stima per l’onestà professionale mostrata. Altri si sono mostrati più scettici, non tanto verso la decisione del professore, certamente rispettabilissima, ma perché la sua scelta non ha comportato alcun giovamento all’alunna, dal momento che ha significato l’assenza del docente di sostegno in classe. Ci si augura, naturalmente, che la scuola sia riuscita o riesca a trovare in tempi brevi un altro supplente. Sappiamo, tuttavia, che si tratterà comunque di un professore privo di specializzazione e che le graduatorie, soprattutto in Veneto ed in altre regioni del nord, sono spesso esaurite o quasi. Ha fatto bene, dunque, il docente? Ha sbagliato? E’ stato un gesto di onestà o una mancata assunzione di responsabilità rispetto al compito affidatogli? Non spetta a noi rispondere, ma possiamo interrogarci su alcune questioni di fondo.

Le notizie che leggiamo sulle riviste dedicate alla scuola ci mostrano un panorama abbastanza desolante: i docenti specializzati che mancano all’appello, soprattutto in alcune regioni, sono tantissimi e si ricorre regolarmente da molti anni a migliaia di insegnanti non formati. Troppe volte, però, anche in questo caso le convocazioni vanno deserte e i docenti non si trovano nemmeno con le messe a disposizione. Le famiglie sono costantemente sul piede di guerra, i dirigenti vengono spesso accusati di non impegnarsi abbastanza nella ricerca, i docenti non specializzati incaricarti vengono spesso tacciati di incompetenza. Scappano, non di rado, appena possono, perché immersi in un vortice di responsabilità per le quali non hanno alcuna formazione, perché si sentono isolati dal resto dei docenti o perché ravvisano pressioni ingestibili che li portano a desistere. Queste e tante altre ragioni alla fine li portano altrove.

Certo, viene da chiedersi se sia una colpa, se sia più responsabile chi accetta un ruolo per il quale non ha competenze o chi lo propone. Una cosa è certa però: non si fa molto, da parte di nessuno, per supportare questi docenti. Il MIUR ha intenzione di formare a breve altri 40 mila insegnanti di sostegno e siamo in attesa del bando. Continua, nel frattempo, inesorabile, come sempre, la ballata delle supplenze.

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Tina Naccarato