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Ad anno scolastico iniziato sono ancora moltissime le cattedre curriculari e di sostegno ancora vuote. Cosa ne pensano i genitori?

Nei giorni scorsi ci siamo occupati della grave carenza di docenti di sostegno che, purtroppo, anche quest’anno ha caratterizzato l’inizio dell’anno scolastico. Secondo un recente articolo ne mancano migliaia, addirittura in Piemonte il 94% delle cattedre è scoperto, mentre al MIUR si starebbe decidendo l’avvio di un altro ciclo di specializzazione per 10 mila posti. Da anni si assiste ad un inizio delle lezioni difficile, caratterizzato da ritardi e carenze. Chi è esterno a tutto questo non può che trovarlo un processo caotico, a tratti assurdo. Talvolta in poche settimane tutto rientra in una precaria normalità. Talvolta no. E, se a subire il disagio sono gli alunni con disabilità, il timore diventa preoccupazione, l’attesa ansia. Qualche genitore ricorre al giudice, altri provano a chiedere collaborazione ai docenti presenti, non pochi riservano alla scuola, al sistema ed ai docenti parole amare, severe e stanche, proprie di chi teme o forse realizza che il disagio può divenire sofferenza.

Abbiamo contattato alcune mamme proprio per chiedere loro come vivono questa fase dell’anno scolastico e com’è stato l’avvio di questo nuovo anno, nella speranza di portare un contributo al dialogo educativo. Le ringraziamo per la preziosa collaborazione che ci offrono ormai da tempo.

Silvia ci ha raccontato che nei primi tre anni di scuola primaria, il suono della campanella di inizio anno è sempre stato un momento di grande stress: cambio continuo dell’insegnante di sostegno ed educatrice timorosa di seguire mio figlio. Un ulteriore problema era rappresentato dal numero di ore insufficienti. Ciò ha comportato un ricorso, vinto con l’ottenimento della copertura totale e con l’inasprimento dei rapporti con la dirigenza scolastica. Mi sono resa conto che era necessario cambiare il mio atteggiamento verso le insegnanti: il mio grande errore iniziale è stato considerare l’insegnante di sostegno la persona dedicata unicamente a lui e ciò ha comportato un rapporto difficile con le insegnanti di classe. Nel tempo sono quindi passata a promuovere ciò che definiamo inclusione: gli alunni con disabilità fanno parte di una classe ed hanno il diritto di essere seguiti da tutto il corpo docente con il supporto dell’insegnante di sostegno. Questo cambiamento ha inciso positivamente nel rapporto tra scuola e famiglia.
Nonostante ciò, ogni inizio di anno mando una richiesta per avere conferma delle ore richieste ed assegnate a mio figlio, per aver garantito il diritto allo studio. Inoltre mi informo per capire se vi è la continuità con l’educatore. Tutto ciò per avere sin dall’inizio il quadro della situazione ed intervenire tempestivamente qualora fosse necessario. Quest’anno a scuola iniziata avevo solo la conferma della figura educativa e del suo numero di ore, ma non sapevo nulla del sostegno. Mio figlio ha iniziato comunque a frequentare regolarmente la scuola, gli insegnanti lo hanno coinvolto ed i compagni lo hanno supportato.  Vedere però le pagine bianche dei quaderni e del diario ci ha comunque di nuovo gettato nello sconforto e sono riemerse tutte quelle sensazioni che erano rimaste per anni in un cassetto. Ancora una volta ci siamo chiesti se l’inclusione non sia un miraggio, se alla fine, nonostante la nostra presenza continua e positiva nella scuola non veniamo comunque informati di nulla. Tuttavia, proprio mentre rispondevo a questa domanda, è arrivato il docente di sostegno e tutto sembra essere ripartito… Speriamo bene!

Daniela ci ha parlato di un periodo precedente l’inizio di quest’anno scolastico denso di emozioni e di preoccupazioni a causa del cambio di scuola di entrambi i figli: superiori per Ale e medie per Franci. Se per Ale le ansie sono quelle di tutti i genitori, per Franci, invece, il discorso è completamente diverso: oltre alle “ansie di mamma” scattano quelle legate alle necessità di un ragazzino con disabilità gravissimaAd una settimana dall’inizio della scuola avevamo ancora molti dubbi: nessuna notizia del trasferimento degli ausili dalla vecchia scuola, necessari anche per l’uso del bagno da parte di Franci; nessuna notizia del servizio del trasporto. Quando abbiamo chiamato ci hanno detto che non risultava la nostra pratica (data alla scuola a maggio). Poi, dopo un certo numero di e-mail, ci è stato confermato il servizio, però per gli orari del passaggio del pulmino ci hanno detto che il venerdì ci avrebbero dato gli orari della settima successiva. Questo però è assurdo, perché anche noi abbiamo una vita, un lavoro, ma questo pare essere solo un piccolo particolare. Non avevamo notizia dell’assistente alla comunicazione e dell’approvazione del progetto che doveva avvenire entro luglio, ma poi la conferma è arrivata fortunatamente per tempo.  Ci aspettavamo un incontro con la nuova scuola, per un necessario passaggio di consegne sulla gestione anche pratica di un ragazzino non verbale, non vedente e in carrozza, ma che non ha difficoltà cognitive. Speriamo possa ancora avvenire, anche in considerazione dei ritardi che ci sono stati nelle nomine dei docenti di sostengo. Tuttavia, comunque, superati i preparativi, il primo giorno nella nuova scuola è stato molto emozionante per tutti. Franci ha dimostrato di essere pronto al grande salto e con tanta voglia di far vedere quello che anche lui sa fare. Lui va oltre alle ansie della mamma!

Piera ci ha parlato invece dell’avventura scolastica di Elisa, la sua bimba di quasi 8 anni con tetraparesi spastica: non parla, non cammina, nemmeno sta seduta da sola senza ausilio posturale, ma ha un’intelligenza spiccata, sa farsi capire benissimo grazie alla CAA, sorride sempre e tutti le vogliono un gran bene. Quest’anno frequenterà la terza elementare nella stessa scuola dove siamo stati accolti due anni fa da un “cerchio magico” che speriamo non si spezzi. La mia è una testimonianza rara di inclusione e integrazione (o almeno così la percepisco): Elisa è inserita molto bene in classe, si relaziona con i compagni con gli strumenti della CAA e la mediazione delle insegnanti e dell’educatrice, tutte bravissime. Segue quasi lo stesso programma dei compagni e l’anno scorso ha avuto una magnifica pagella “tutta meritata”. Quest’anno però la sua insegnante di sostegno dei primi due anni non è stata confermata, in quanto precaria e il dirigente scolastico, prima di lasciare l’incarico, le ha assegnato un’insegnante di ruolo nella scuola.  Abbiamo quindi iniziato l’anno con l’incognita del nuovo dirigente, che ci auguriamo possa eguagliare quello uscente per umanità, spessore e professionalità e soprattutto della nuova maestra. Ad una settimana dall’inizio possiamo dire che la maestra si è dimostrata sin da subito disponibile all’ascolto e non si è trincerata dietro ruoli e competenze. Il primo giorno funzionava tutto: organico completo, trasporto, ausili, protocollo farmaci, tre giorni di orario ridotto e poi da subito lezioni regolari. Inoltre, tra le attività che le maestre svolgeranno durante l’anno, ci sarà anche lo “studio” dei simboli della CAA per consentire ai bambini di comunicare con Elisa in modo più completo. Con queste premesse, ci auguriamo che anche l’anno che inizia sarà ricco di soddisfazioni e siamo fiduciosi che il diritto allo studio di Elisa non rimarrà solo sulla carta. Dati i tempi, non ci sembra cosa da poco.

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Tina Naccarato

 

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