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Anche quest’anno si chiude con molti interrogativi: a scuola si registrano buone e cattive prassi, storie di eccellenza e vicende di stigmatizzazione. Urge una rivoluzione culturale centrata sull’inclusione


Siamo giunti ormai alla fine dell’anno ed è tempo di bilanci. La scuola sta vivendo una fase di costanti cambiamenti, a volte graditi, altre meno, a volte così repentini da non concedere il tempo di verificare la funzionalità di scelte politiche in continuo movimento.
L’inclusione scolastica non è esente da tutto questo e vive anch’essa nel continuo mutamento, nella precarietà costante, di risorse e regole, nella richiesta continua di miglioramenti, nelle sue vittorie, nelle sue sconfitte. Il recente decreto inclusione ha subito una battuta d’arresto e si profilano altre regole, alcune conferme, qualche cambiamento.

Nel corso dell’anno che si avvia a conclusione, abbiamo seguito molte tematiche, alcune ricorrenti, altre inquietanti, abbiamo a volte dato voce alle famiglie, ci siamo soffermati sui problemi onnipresenti e sulle nuove emergenze, abbiamo provato ad ascoltare, ad avere e dare speranza, a crederci sempre. Sono emerse difficoltà crescenti, come ad esempio i rapporti sempre più tesi tra scuola e famiglia, ne abbiamo parlato con alcuni genitori, abbiamo cercato dialogo.
Ci siamo occupati di numeri e statistiche, abbiamo constatato la crescita numerica degli alunni con disabilità, abbiamo cercato di interrogarci sulle difficoltà precipue, come ad esempio quelle degli alunni con disabilità sensoriale o con autismo, con DSA o con altri BES.
Abbiamo dovuto purtroppo constatare la costante necessità delle famiglie di ricorrere ai tribunali amministrativi per poter affermare diritti basici dei loro figli, in primo luogo il diritto ad avere le ore di sostegno previste.

Anche quest’anno abbiamo dovuto rilevare il permanere della diffusa precarietà didattica nel sostegno e non sembra che al momento vi sia all’orizzonte una volontà di risoluzione significativa ed epocale. Si continua cioè a barcamenarsi tra nomine tardive, convocazioni deserte, famiglie indignate. A volte i supplenti non si trovano, a volte ci sono e non lavorano. Dipende da fattori non del tutto gestibili, come il territorio, il grado scolastico, la contingenza. Diritti a metà, a mezze tinte, a volte sfocate, a volte con note di colore importanti. Di questo e di tanto altro ci siamo occupati.

La relazione, soprattutto, è stata al centro delle nostre riflessioni, quella inalienabile, tra i bambini ed i ragazzi, quella fondamentale, tra docenti, quella fortemente auspicata ma non sempre esistente, tra genitori e, soprattutto, quella sempre più travagliata e però assolutamente vitale, tra insegnanti e genitori. Ripartiremmo da questo augurio, per il 2019, da questa esigenza forte, non procrastinabile e non derogabile, mai delegabile.

Il nostro augurio per il 2019 è poter assistere ad una vera e propria rivoluzione culturale, con al centro la cultura diffusa dell’inclusione e che di essa si facciano promotori, insieme, la scuola e le famiglie, come progetto di equità condiviso e stabile per la scuola e per la società intera.

Buon anno a tutti.

APPROFONDIMENTI

Convenzione ONU disabilità


In disabili.com


Cos’aspettarsi dal 2018?


Tina Naccarato