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Chi supporta i genitori nel percorso inclusivo dei loro figli? Possono accedere ad opportunità formative?

Nelle settimane scorse, con l’approssimarsi dell’approvazione delle deleghe delle Buona scuola, molte sono state le perplessità intorno al decreto n. 378, riguardante l’inclusione scolastica. In modo particolare, è stato ampio il dibattito sull’art. 5, che prevedeva un ridimensionamento significativo del ruolo e della partecipazione dei genitori. Vi sono state numerose audizioni di diversi soggetti, associazioni e docenti e le commissioni parlamentari hanno accolto importanti richieste avanzate, includendole nei pareri finali. Una di esse riguarda proprio il ruolo dei genitori, che, nel testo finale del decreto approvato in Consiglio dei Ministri, tornano ad avere un ruolo centrale nella stesura dei documenti e, più in generale, nella partecipazione ai percorsi di inclusione dei propri figli. La ragionevolezza che è prevalsa, dunque, è la consapevolezza della loro centralità nel dialogo educativo con la scuola e con gli altri soggetti coinvolti nella presa in carico, assolutamente fondamentale, basilare e non sostituibile, in nessun caso, nello specifico ruolo e nelle precipue funzioni.

Tale consapevolezza aveva già portato, negli anni scorsi, alla stesura della nota ministeriale n. 3214/12, dedicata alla Partecipazione dei genitori e corresponsabilità educativa. Si tratta di vere e proprie linee guida, che richiamano fortemente l’importanza di un’alleanza educativa tra scuola e famiglia, fondata sulla condivisione e sulla collaborazione, nel reciproco rispetto delle competenze. La centralità delle famiglie ed in particolare nei percorsi di inclusione dei bambini e dei ragazzi con disabilità, dunque, è indiscussa.

Un aspetto molto significativo della loro partecipazione, tuttavia, riguarda la consapevolezza del ruolo e, con essa, dunque, l’informazione e la formazione. Sui social network esistono numerosi gruppi di confronto sul tema dell’inclusione scolastica, che vedono la partecipazione attiva di genitori, docenti ed esperti, in dialogo su numerosi aspetti e problematiche connesse. In tale dialogo emergono, tra i diversi soggetti, pareri, posizioni ed anche competenze molto eterogenee, a volte diffuse, a volte meno. Nello specifico dei genitori, si riscontrano spesso livelli di informazione molti avanzati ed una crescita formativa costante e consapevole. Altrettanto spesso, però, si incontrano fragilità importanti e la richiesta di supporto in numerose difficoltà della quotidianità scolastica. Non sempre, infatti, i genitori trovano interlocutori significativi nel percorso che porta dalla certificazione all’attivazione delle misure di inclusione scolastica ed alcuni di essi possono apparire incerti sul loro ruolo e sugli stessi diritti, propri dei loro figli. Non esiste, cioè, una forma di accompagnamento in questo percorso e il più delle volte i genitori possono contare solo sulle iniziative formative ed informative dell’associazionismo di settore, quando ad esse accedono. Anche questo, però, non sempre è immediato.

Cosa si potrebbe fare per supportarli? Esistono opportunità di sistema che possano concretizzare esperienze formative per le famiglie?
Certamente bisogna concentrarsi sulle realtà presenti nel territorio. Nei Centri Territoriali di Supporto (CTS), ad esempio, le iniziative formative coinvolgono spesso anche i genitori e la loro presenza su tutto il territorio nazionale può garantire l’esistenza di un interlocutore importante. Sarebbe interessante, però, anche alla luce della centralità assegnata alla formazione nel recente decreto inclusione, prospettare possibilità formative all’interno della vita scolastica vera e propria. In tale documento, infatti, si prevedono percorsi formativi riguardanti l’inclusione per tutto il personale scolastico. Verosimilmente, dunque, le scuole saranno chiamate a realizzare proposte e percorsi formativi concreti nelle singole realtà, in concerto tra reti di scuole, in dialogo con gli uffici scolastici e con le realtà territoriali. Il coinvolgimento delle famiglie all’interno di essi, nelle scuole autonome, potrebbe non essere impossibile e consentire opportunità importanti di condivisione di informazioni, di formazione, di buone prassi da realizzare insieme, nel dialogo educativo costante e condiviso tra saperi, conoscenze e competenze.

APPROFONDIMENTI

Linee di indirizzo sul rapporto scuola-famiglia

In disabili.com

Intervista ad una mamma insegnante

Sostegno: guida pratica per famiglie


Tina Naccarato