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Politica scolastica e prassi didattica per realizzare inclusione

L’inclusione scolastica è un obiettivo fondamentale della scuola italiana e molte sono le iniziative che costantemente perseguono il suo raggiungimento, nella prassi didattica e nella politica scolastica. Già in passato ci è capitato di riflettere sullo stato delle cose, per sottolineare gli sviluppi ed i traguardi raggiunti, ma anche le carenze e le inquietanti derive.  Nonostante la costante e significativa attenzione ad ogni percorso di integrazione, nei numerosi ed eterogenei confronti in merito permane la sensazione che si tratti di un percosso molto complesso, nel quale ogni conquista si mostra fragile e incerta, sempre esposta a pericolose involuzioni, nella percezione generale, nelle azioni sociali, nella stratificazione delle stesse norme, non sempre applicate, non sempre generose, a volte insufficienti, spesso ignorate, o forse eluse.  

Prendere in carico la disabilità, mettendo al centro non l’assistenzialismo ma l’inclusione, il progetto di vita e l’accesso ai diritti, è un segno proprio di civiltà. L’Italia va in tale direzione da tempo. Non tutto, però, è perfetto, anzi. Si registrano pesanti esclusioni, incurie, talvolta maltrattamenti, scarsa attenzione mediatica. Se ne parla poco, si sa poco.

La scuola, poi, spesso appare come l’occasione mancata per eccellenza: a dispetto di un modello inclusivo esemplare, pionieristico e avveniristico a livello mondiale, la vera inclusione pare ancora da realizzare. Anche la buona scuola ha dedicato alla disabilità poco spazio, rinviando gli impegni concreti alle generiche deleghe ancora tutte da scrivere. Si parla da tempo del superamento della delega al sostegno in favore di un modello d’integrazione vera, in cui la disabilità sia di pertinenza e competenza dell’intero corpo docenti. Si prospetta formazione per tutti, ancora tutta da fare; si anticipa una riforma, da tempo progettata e presentata, per alcuni risolutiva, per altri espressione della delega totale, comunque oggetto di interpretazioni contrastanti. Proseguono i ricorsi, le denunce, le constatazioni che molto, troppo è ancora da fare.

La legge di stabilità per il 2016 affronta alcune emergenze prevedendo nuovi fondi settoriali per la disabilità, come ad esempio il Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico o il fondo destinato al dopo di noi o, ancora, il fondo a tutela del coniuge in stato di bisogno. Permangono i fondi sociali, per le non autosufficienze, per l’infanzia e l’adolescenza, per le politiche della famiglia. Sono stati confermati finanziamenti destinati ad enti, organizzazioni ed organismi eterogenei. Più incerto, invece, è apparso lo sforzo per i progetti riguardanti la vita indipendente. Le spese sanitarie sono state razionalizzate ma vi è stato l’impegno per la revisione Livelli Essenziali dell’Assistenza (LEA) e per lo sviluppo di studi, sperimentazioni e terapie riguardanti le malattie rare.

E per la scuola?

La legge di stabilità è tornata sulla questione degli assistenti all’autonomia alla comunicazione, prevedendo alcuni fondi, ma ha lasciato irrisolta la questione del trasporto scolastico. Molti impegni sono ancora da affrontare, molti prospetti da costruire: la formazione di tutto il personale scolastico, l’integrazione concreta e sociale, il progetto di vita, le azioni sinergiche con i territori. Perché l’inclusione non resti parola, non resti un sogno più grande delle reali intenzioni, che devono invece divenire realtà e partecipazione effettiva e proficua, nella scuola e nella vita adulta.

APPROFONDIMENTI
Legge di stabilità e disabilità

In disabili.com
Integrazione e inclusione: una sfida possibile

Tina Naccarato