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AUTISMO: bambino isolato in lontananza Un bambino autistico isolato a scuola è il fallimento dell’inclusione. Bisogna perciò riaffermarne con forza il valore

La cronaca spesso riporta episodi che suscitano sdegno e indignazione, soprattutto se riferiti a persone che vivono situazioni di svantaggio o di disabilità. Se poi essi riguardano i bambini e se riportano inadempienze, ingiustizie o violenze maturate all’interno delle realtà che prioritariamente di essi dovrebbero occuparsi, le reazioni di sdegno, a ragione, sono particolarmente evidenti e suscitano incredulità e rabbia.

Nei giorni scorsi queste sono state le sensazioni provate da molti nel leggere le vicenda di un bambino escluso, isolato, tenuto a distanza perché autistico. Davanti a questi fatti tutte le energie spese in direzione dell’integrazione e dell’inclusione ricevono uno sberleffo, un ghigno, un colpo duro. E chi in esse ha creduto e crede, chi avanza idee, progetti, buone prassi, resta raggelato, silenzioso, aggredito da una frustrazione improvvisa e sorda. Come può accadere questo? Perché?

I giornali hanno raccontato la storia di Christian, per il quale la scuola invece che un diritto è diventata un incubo, perché in essa passa il suo tempo da solo, con insegnanti che hanno paura di lui. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, la psicologa dell’ASL sostiene che per lui una stanzetta separata sia proprio necessaria, quella stanzetta che qualcuno ha chiamato la stanza del silenzio degli innocenti, dove Christian passa il suo tempo con l’insegnante di sostegno o con l’educatore, perché in classe disturberebbe troppo. Così, Christian passa il suo tempo lontano dagli altri bambini, ogni giorno. La mamma riporta anche l’esclusione del bimbo da una uscita didattica in Vaticano, nonché la volontà della psicologa di trattenerlo alla scuola primaria; eppure gli studi e le norme di riferimento sottolineano l’importanza della frequenza scolastica in classi con alunni della stessa età.

Nei giorni scorsi i quotidiani hanno dato spazio anche ad un’altra vicenda, analoga, che ha provocato grande turbamento. E’ accaduta negli Stati Uniti, ma sarebbe potuta avvenire ovunque. Anche in questo caso si tratta di una bambino con autismo, il quale aveva invitato i suoi compagni di classe alla sua festa di compleanno, ma nessuno di essi si è presentato. Racconta la sua mamma che quando gli ha dato la notizia il suo sguardo era come morto dentro. La vicenda ha un lieto fine perché la cittadinanza si è mobilitata ed è stata organizzata una festa stupenda per il piccolo. Anche questo finale sarebbe potuto accadere nel nostro Paese, anche qui si raccontano belle storie, a volte.

Ciò che appare chiaro è che l’autismo spaventa e per questo dev’essere conosciuto. Perché le paure scompaiono solo quando ciò che viene percepito come differenza diventa conoscenza, consapevolezza, prossimità. Solo allora il sospetto può fare spazio all’empatia. Riportiamo perciò l’esperienza in corso a Napoli, dove con il progetto PASS e con il coinvolgimento di una rete territoriale, si sta favorendo proprio la conoscenza e l’incontro delle persone con autismo, nel rispetto della specificità che contraddistingue ciascuno.

Resta però la scuola il fulcro dell’integrazione. L’associazione Diversamente onlus ha organizzato l’interessante concorso Ho un compagno molto speciale…Raccontami l’Autismo, nella consapevolezza che ogni chiusura si supera con la conoscenza. Ben vengano progetti del genere. Però il lavoro costante e continuo, profondamente e concretamente inclusivo è compito dei docenti. Molti, moltissimi si impegnano in questo.
Qualcuno, però, ha smarrito la strada.

APPROFONDIMENTI

La stanza del silenzio degli innocenti


In disabili.com

Istruzione, un diritto troppo spesso negato a molti bambini disabili
 
L’inclusione non è solo un sogno ma ancora troppo spesso è sconosciuta

Tina Naccarato